12 - 13 Ottobre - DORA IN AVANTI

Di Domenico Loddo
Con Silvana Luppino
Regia Christian Maria Parisi
Scene Valentina Sofi
Luci Guillermo Laurin
Produzione Teatro Primo

Questo testo è un gioco. Un gioco serio, però. Come la vita vera.
Dentro ci sono parole che si muovono in cerchi concentrici, con l’intento di creare un gorgo emotivo. Al centro di questo gorgo troviamo lei, Dora Kieslowsky, che è la protagonista di questa storia, ma ne è anche l’antagonista, come pure, ad un certo punto, ne diventa persino drammaturga e regista. Dora sta ferma, perché e la cosa che più le riesce meglio. Dora sta ferma eppure va avanti e indietro con la sua altalena, va avanti e indietro nel suo racconto. Forse non sa neppure cosa dire, ma lo dice bene. Usa una canzone come macchina del tempo, e con quella si aiuta a tornare nel passato, nel suo passato, proprio nel punto preciso in cui il suo mondo è precipitato.
La sua inerzia sacrale nasce li, da una spinta mancata, che in qualche modo l’ha sconfitta e l’ha arresa, costringendo la sua esistenza in una specie di eterno fermo immagine.
Ed è ancora li, la nostra piccola Dora. Ferma. Lo sguardo di bambina perso in tutto quel futuro che non sarebbe poi stata capace di viversi. Dora ha fallito come figlia, come moglie, come madre.
Dora non è altro che uno specchio: è la cartina di tornasole delle nostre sconfitte, la somma di tutti i nostri fallimenti.
Perché dietro la dolorosa finzione della sua esistenza c’è una cosa che ci riguarda tutti da vicino: la vita vera.

26 - 27 Ottobre - SHOTS
liberamente ispirato dai racconti di Charles Bukowski

di e con Francesco Bernava e Alice Sgroi
organizzazione Filippo Trepepi
Una produzione MEZZARIA TEATRO

Shots è il plurale di una parola inglese e, come molte parole inglesi, può avere diversi significati, diverse accezioni e può essere usata in molteplici situazioni.

Shot, al singolare, può significare ipotesi, foto, sparo, ma è anche una parola utilizzata in un campo semantico molto familiare agli inglesi, che l’hanno creata, e non solo a loro.

Shot è infatti un preciso tipo di bicchiere, piccolo e compatto, che si utilizza per bere liquori puri, non allungati con altre sostanze; è il bicchierino che, nelle serate passate nei locali o nelle discoteche, si beve tutto d’un fiato.

Il nostro spettacolo vuole raccontare tre storie ad alta gradazione sessuale da vivere tutte d’un fiato, proprio come tre SHOTS, in cui l’amalgama tra sesso e ironia è l’ingrediente principale di questo miscuglio letterario: sono infatti tre storie, liberamente ispirate dai racconti di Charles Bukowski, che affrontano il rapporto uomo-donna con un comune obiettivo, quello di dilatarne il perimetro sensibile, il confine tra il magma viscerale che scaturisce dall’incontro di due esistenze e il mondo che li avvolge.

In TIME-LAPSE, la prima di queste tre storie,  si racconta del rapporto sentimentale tra un uomo e una donna che, proprio come dentro a un film a velocità accelerata, ripercorrono gli istanti di vita vissuti insieme; istanti a cui restano aggrappati in un circuito ripetitivo ma non chiuso, perché ad ogni giro completato la ripartenza è accompagnata sempre da una piccola rinascita, piccola quanto un granello di sabbia.

Nella seconda storia TRENTACENTIMETRI si consuma la trasformazione di un uomo nell’oggetto sessuale da parte della sua donna; e quando diciamo trasformazione, la intendiamo nel senso più letterale della parola. Non abbiamo, però, voluto puntare su strabilianti effetti speciali o su formule magiche di fiabesca memoria, anche se un pochino di magia l’abbiamo dovuta usare per forza, ci ha stupito piuttosto dover ammettere che anche ciò che definiamo surreale possa essere vissuto con estrema naturalità, soprattutto quando quella trasformazione che lo genera, il surreale cioè, è frutto di amore, qui sicuramente erotico, ma sempre di amore si tratta.

Infine in HANK&TESS abbiamo voluto raccontare l’incontro tra due anime smarrite, due ultimi che si sforzano con fatica di risalire la china di quella società che li ha emarginati, relegandoli negli angoli più bui; e quando ci riescono, anche se solo per un illusorio momento, raggiungono quello stato di grazia che giustifica tutta la loro vita, la riempie di senso e da finalmente movimento ai loro cuori, da sempre troppo compressi.

E l’amore cos’è se non movimento; e non solo  “quel tipo di movimento” anche se di quello noi parleremo, forse in alcuni punti un po’ esplicitamente ma sempre con grande ironia, eleganza e profondo rispetto, non dimenticando di aggiungere qua e là un pizzico di poesia che non guasta mai quando si parla di coppia e, perché no, anche quando si parla di sesso.

Alla salute!, alla rinascita!, alla vita!

Alice Sgroi     Francesco Bernava

TRENTACENTIMETRI è vincitore del premio MIGLIOR REGIA al Festival Nazionale di corti teatrali “’O Curt”, edizione 2018

9 - 10 Novembre - NOVECENTO

di A. Baricco
Regia ed Interpretazione: Francesco Biolchini
Scene: Gianluca Amodio
Costumi: Anna Coluccia
Direzione Tecnica e Foto di Scena: Carmine Prestipino
Luci e Fonica: DCS Service
Organizzazione: Mariarosa Biginelli
Produzione: Maneggiare con Cura

Novecento è la leggenda del pianista sull’oceano, è la storia di un’amicizia, la storia di un uomo che per tutta la vita è stato cullato dalle onde dell’oceano e dalle note del suo pianoforte, un uomo che è nato e vissuto su una nave, che non ha mai messo piede a terra, ma che conosce il mondo e la vita meglio di chiunque altro, attraverso gli occhi e le emozioni dei passeggeri che negli anni hanno viaggiato sul “Virginian”. Novecento è la dimostrazione che “Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”. Il protagonista, trombettista e gande amico di Novecento sta pulendo e sistemando un locale alla fine di una serata musicale e il suono di una sirena di una nave, in lontananza, lo porta ad evocare la storia e a raccontarla.

23 - 24 Novembre - IL CANNOLO DI CALOGERO

Di e con Giorgio Rizzo, Marco Corrao e Marco leone Bartolo
produzione Dum Tak Power

Il Cannolo di Calogero è uno spettacolo teatrale e musicale che racconta la storia di un uomo Siciliano che, per la fame di scoprire e la sete di vita, decide di andare al Nord nell’immediato dopo guerra. Racconta la sua via da morto con la saggezza di chi ha vissuto un vita: intensa di gioie, normali dolori e tante sorprese. Inconsapevole padre di cinque figli nati da avventure, Calogero quando faceva l’arrotino “latin lover” decide (per mantenere la famiglia) di fare quello che gli viene meglio, essere siciliano nel gusto, facendo Cannoli, che
saranno la sua fortuna.
Un finale a sorpresa che rimanda alle atmosfere Pirandelliane, il “cannolo di Calogero” è una commedia leggera che lascia uno spunto di riflessione, l’argomento dei migranti che fummo, e il modo di poter trovare un posto nel mondo con la determinazione e il piacere della scoperta.
Una commedia musicata dalle musiche inedite di Marco Corrao, che insieme a Marco Leone Bartolo, accompagnano il racconto di Calogero con atmosfere etniche a tratti blues dal sapore mediterraneo, interpretato da Giorgio Rizzo (autore del testo e regista), un’ora e 30 di leggerezza e delicatezza, dove anche il gusto viene coinvolto, in quanto durante lo spettacolo, Calogero offrirà al pubblico i Cannoli della sua pasticceria.

14 - 15 Dicembre - KRYPTONITE

drammaturgia e regia Orazio Condorelli
con Peppe Macauda
organizzazione Santa Briganti

“Menzione della giuria per l’interpretazione” al Minimo Teatro Festival di Palermo 2017

Un’ estate cittadina vissuta tra folli corse, timide speranze e incontri speciali.
La metafora supereroistica irrompe sulla scena per un racconto intimo e vitale sulla memoria e sull’incanto del mondo.

Note di regia
Ci sono due modi per vincere le proprie fragilità: nasconderle, ostentando una finta disinvoltura, oppure avere il coraggio di mostrarle.
Il protagonista della nostra avventura appartiene a questa seconda categoria.

Pensavo già da tempo di raccontare una storia che ruotasse attorno al tema della vulnerabilità, intesa non come debolezza ma come qualità ineliminabile dell’essere umano, come potere che permette finalmente di interrogarci su noi stessi e sulla nostra identità.

Ho pensato che fosse l’adolescenza il momento più giusto in cui ambientare il racconto. Un’età difficile fatta di cambiamenti repentini, turbolenze, insicurezze ma anche grandi sogni, desideri brucianti e passioni vitali. È l’età in cui quasi tutti desiderano avere poteri eccezionali per potersi difendere dalla kryptonite, che fa sentire soli e deboli.

Volevo che il nostro protagonista, pur avendo una profonda passione per il mondo dei fumetti e dei supereroi, non sognasse, però, di ottenere dei superpoteri per fronteggiare oscure forze del male, ma per affrontare questioni ben più personali, che hanno a che fare con uni intimo bisogno di comprensione di sè. Questioni personali che nascondono al loro interno questioni universali, intergenerazionali, che riguardano tutti noi: l’amore, la memoria, il distacco ma anche il coraggio e soprattutto il desiderio di non arrendersi mai.

21 - 22 Dicembre - CARIDDI Mari nun ci n'è cchù / CARONTE ...ad astratti furori

CARIDDI
Mari nun ci n’è cchù

Ideazione, coreografia e danza: Stellario Di Blasi
Luci: Danila Blasi
Musiche originali: Marco Accardi – Giorgio Amodeo

Una produzione: PinDoc onlus / Promozione Danza Contemporanea
con il contributo di: MIBACT, REGIONE SICILIA ASSESSORATO AL TURISMO SPORT SPETTACOLO

Progetto realizzato con il sostegno di Permutazioni, un coworking coreografico a cura di Casa Luft, Zerogrammi, Fondazione Piemonte dal Vivo in collaborazione con Festival Palcoscenico Danza e Università degli Studi di Torino.

Residenza artistica: CSC Centro per la Scena Contemporanea, Kilowatt Festival, Scenario Pubblico / Farm, Sosta Palmizi, CLAPS Spettacolo Dal Vivo, Casa Luft Permutazioni 2018

Spettacolo finalista per: DNA Appunti Coreografici 2016 – Romaeuropa Festival | Cortoindanza Festival 2017 | Shake Shake Shake – Ballet Du Nord – Olivier Dubois 2017 | Anticorpi XL 2018 – Vetrina della Giovane Danza D’Autore


“Da solo, sono l’ultima goccia di un mare, perduto, che non può ritrovarsi. Non c’è più acqua, né pesci, né venti, né tuffi, né navi, né mostri: tutto qui soffre l’eco dell’abbandono”

Primo progetto di una trilogia ambientata sulla rilettura dei miti e degli elementi naturali dello Stretto di Messina, il lavoro è concepito come una provocazione visionaria, come un presagio scandito lentamente dagli esiti di malsane azioni umane in un’ipotetica relazione futura con il contraltare del progresso.
L’universo di Cariddi è inteso come un’evocazione immaginifica e il ricordo gestuale di tutto ciò che il mare possa custodire al suo interno: dagli esseri che lo abitano al suo naturale essere incontenibile e poetico, con i suoi profumi, la sua storia.
Si tratta di un paesaggio dell’anima e di valori perduti delimitati, di spazio e di tempo ingoiati in uno scenario malato, prosciugato, fatiscente, di fervida amarezza.
E’ nel nulla che si delinea questo tentativo, fragile, di protesta per un domani rigoglioso; è nella costruzione dell’assenza, in questa assenza cromatica e narrativa, che la performance scava in bilico tra la realtà e l’utopia, la memoria e l’oltretomba.

CARONTE
…ad astratti furori

Ideazione e coreografia: Stellario Di Blasi
Interprete: Danilo Smedile
Musiche: Yamamoto Kotzuga – Aquasonic

Una produzione del 2018: PinDoc onlus/Promozione Danza Contemporanea
Con il contributo di: MIBACT, REGIONE SICILIA ASSESSORATO AL TURISMO SPORT SPETTACOLO
Coprodotto da: Tersicorea T. Off
Progetto realizzato con il sostegno di Permutazioni, un coworking coreografico a cura di Casa Luft, Zerogrammi, Fondazione Piemonte dal Vivo in collaborazione con Festival Palcoscenico Danza e Università degli Studi di Torino

In collaborazione con Cantieri Danza – in anteprima nazionale al Ravenna Festival per la rassegna Giovani Artisti per Dante
In Prima Nazionale al Festival Logos – Cortoindanza di Cagliari

“Io ero, quell’inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi sono messo a raccontare. Ma bisogna dica ch’erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto… Questo era il terribile: la quiete nella non speranza… Credere il genere umano perduto e non aver febbre di fare qualcosa in contrario, voglia di perdermi, ad esempio, con lui… Ero agitato da astratti furori, non nel sangue, ed ero quieto, non avevo voglia di nulla…ma mi agitavo entro di me per astratti furori”.

L’incipit di Elio Vittorini ha dato vita, in questo primo studio, al sentimento di una danza totalmente libera. Un viaggio nella memoria di un Caronte giovane e dalla ferocia non ancora raggiunta, destinato a un orrendo compito di nocchiero dell’Ade. Uno sguardo intimo, quello di questa piéce, fuori dal tempo a dalla vita attiva, in un momento confidenziale misto di consapevolezza, rassegnazione, simbolismo e vuoto interiore. Una danza della morte, in attesa di anime per adempire ai propri doveri ci svela, quegli astratti furori del girovagare solitario e, il tentativo di un risveglio interiore di fronte al malessere e al senso di inerzia e impotenza nei confronti delle sofferenze del genere umano.

11 - 12 Gennaio - CANTARE ALL'AMORE

Di e con Nicola Di Chio, Paola Di Mitri, Miriam Fieno
Collaborazione alla drammaturgia Michele Santeramo
Produzione La Ballata dei Lenna
Coproduzione Teatro Bottega degli Apocrifi
Produzione esecutiva ACTI Teatri Indipendenti

Una tristallegra storia dei giorni nostri che intreccia tra candore privo di speranza e arrivismo sgangherato tre vite senza coraggio. Quella di due sorelle, l’una di una bellezza vincente prossima a un matrimonio d’interesse, l’altra una poltiglia di difetti, scarica di aspirazioni, e quella di un sarto, campione della razza dei falliti, chiamato dalla bella a riparare l’abito da sposa usato. Il ritmo nevrotico della vicenda dettato dall’imminente cerimonia trova una quiete sorridente nell’universo condiviso di imbarazzi, inciampi, brividi e controattese, che da subito sorprende i due brutti. Ma quando le casse della felicità sembrano poter urlare al massimo volume, arriva quella paura che spegne ogni fracasso. Irrimediabilmente off.
Ma se chi è apparentemente dalla parte del giusto non conosce lieto fine, non va meglio a chi tenta di nascondere l’infelicità negli agi.
Uno squallido scenario di delusioni, che non dimentica di regalare tocchi di bislacca comicità, ma che alla fine lascia solo al corpo l’esultanza, un’esultanza violenta che stupra ogni attesa e squarcia l’innocenza.

Vincitore Bando “Next” ed. 2015
Vincitore In-Box ed. 2014
Finalista Play Festival 2.0\ Atir Ringhiera Milano ed.2014
Vincitore E45 Napoli Fringe Festival 2013
Selezione Festival Internazionale Castel dei Mondi 2013

25 - 26 Gennaio - MADRI DI GUERRA

Testo e regia di Antonella Caldarella
(liberamente ispirato alla storia di Maria Grazia Cutuli)
con Daniela Fisichella e Valeria La Bua
Musiche di Andrea Cable
Scene di Emanuele Salamanca
Costumi di Noa Prealoni
Aiuto regia: Steve Cable
Produzione: Teatro Argentum Potabile

“Madri di Guerra” racconta di un legame tra una madre e una figlia, un legame forte, speciale, indissolubile che inizia prima della vita e continua dopo la morte; ma parla anche dei conflitti che viviamo ogni giorno nel nostro quotidiano, nella nostra casa, nei nostri rapporti, nella nostra terra che ci costringe ad emigrare. Parla soprattutto delle donne e del loro ruolo di madre, difficile e affascinante, ma anche del ruolo di figli, audaci e liberi.
Racconta della forza delle donne che vivono con coraggio e dignità.
Racconta di chi non si accontenta a vivere la quotidianità, ma vuole lottare per cambiare il mondo e renderlo migliore.
E racconta anche di quella guerre lontane dove la distruzione e la morte sono la quotidianità e quelle vicine che ci colgono di sorpresa e minacciano le nostre vite.
Parla della verità, così difficile da raccontare perché è sempre scomoda.
Parla della Fragilità e della Forza.
Maria è morta per qualcosa in cui credeva, come sono morti centinaia di siciliani, raccontare serve a far nascere il desiderio di vivere per credere e avere speranza.

8 - 9 Febbraio - DR. JEKYLL E MR. HYDE The Strange Show

di e con Fabrizio Paladin
al pianoforte, e nel ruolo dello strillone M° Loris Sovernigo

IL DR JEKYLL E MR HYDE CONDIVIDONO LO STESSO CORPO MA NON HANNO MAI CONDIVISO LO STESSO PALCOSCENICO. ATTRAVERSO SMAGLIANTI OMICIDI ED EFFERATI SORRISI, IN UNA LONDRA LUCIFERINA, ACCOMPAGNEREMO L’UTENZA TEATRALE NEI PARAGGI A SCOPRIRE QUANTO “THE STRANGE SHOW” POSSA ESSERE PAUROSAMENTE ECCITANTE E BRILLANTEMENTE DIVERTENTE.

SIGNORE E SIGNORI ECCO A VOI UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL TEATRO TRAGICOMICO, LA PAURA, IL PIACERE E IL DOPPIO

Così si presenta il programma di sala dello spettacolo “Dr Jekyll e Mr Hyde, The Strange Show”.

Lo show si svolge attraverso l’interpretazione di un solo attore che affronta i più svariati generi teatrali (prosa, clownerie, grottesco, varietà, cabaret, tragedia..) e segue l’intreccio poliziesco-fantastico del racconto di Stevenson: l’indagine dell’avvocato Utterson, amico da sempre di Jekyll, su Mr Hyde e cerca di ricrearne, divertendo , la suggestiva tensione. Una chiave di lettura accorata e commossa chiude The Strange Show:

“… vorrei solo farvi capire che in me s’è creata questa netta spaccatura fra bene e male non perché io ricercassi il vizio, al contrario, io ricercavo la virtù… lo so che è strano ma è così….” (H. Jekyll

22 - 23 Febbraio - SBADA CLOWN Due cuori e una sinapsi

Con Andrea Arena e Maria Elena Rubbino

Siete mai stati alla giusta distanza dalla realtà per poterci giocare?
Questi due improbabili clown viaggiano qualche naso sopra la realtà o forse poco sotto, ma del resto che importa?
Se mai vi fosse capitato di cantare a quattro mani, di danzare con una palla gigante o, spero di no, di incastrarvi in una valigetta fluttuante durante un focoso tango, allora sapreste di cosa stanno parlando.
I nostri due piccoli e distinti Sbada Clown, in un susseguirsi di catastrofici imprevisti, egocentrici contenziosi e inadeguate destrezze, dimostreranno l’inconfutabile inaffidabilità delle sedie pieghevoli e l’esilarante mistero di una storia in cui la soluzione giusta non è giammai la più scontata!

9 - 10 Marzo - LAZZARO

Di Domenico Loddo
Con Milena Bartolone, Elvira Ghirlanda e Gabriella Cacia
Regia Christian Maria Parisi e Marcantonio Pinizzotto

Sinossi di una storia vera opportunamente falsificata

Tre donne che non si conoscono tra di loro si svegliano rinchiuse in una stanza senza vie d’uscita. Ognuna ha un numero scritto sulla fronte. Chi sono? Chi le ha rapite? Soprattutto, perché lo ha fatto? Le domande portano al confronto tra di loro, e inevitabilmente anche al conflitto. Perché sono tre caratteri diversissimi, come una miscela esplosiva pronta a esplodere da un momento all’altro, sotto la pressione di quella prigionia incomprensibile. Milena è irascibile, cruenta, a tratti persino manesca. Elvira è riflessiva, accomodante, quasi filosofica. Gabriella è dolce, ingenua, talmente stramba da sfiorare la follia. Sono la sintesi perfetta della parte istintiva, di quella intellettuale e di quella emotiva che abitano ognuna di noi. E la stanza chiusa è il nostro io interiore che contiene questi tre diversi elementi del nostro essere, dal cui conflitto nasce quella cosa tremenda che è l’infelicità, da cui è difficilissimo uscirne fuori. Come le tre donne costrette nella stanza chiusa, che cercano una via d’uscita anche e soprattutto da sé stesse. E tra tanti dubbi e angosce finalmente arriva la rivelazione di una cosa che le accomuna, e che potrebbe anche salvarle: un gatto…

ECCEZIONALMENTE IN SCENA SABATO 9 ORE 21:00 e DOMENICA 10 MARZO ORE 18:30

29 - 30 Marzo - SPARTACU STRIT VIU'

scrittura scenica Francesco Gallelli, Luca M. Michienzi
con Francesco Gallelli
regia Luca Maria Michienzi
scene e costumi Anna Maria De Luca
produzione Teatro del Carro e MigraMenti – Residenza Teatro Badolato

Conosciamo la strada che percorriamo tutti i giorni? E la strada di oggi è uguale a quella di ieri? E’ possibile che un mito della storia antica, come Spartacus, abbia in comune con uomini e donne del nostro tempo luoghi, aneddoti, oggetti, amicizie, morti? E’ impensabile affermare che la parabola umana e di lotta di Spartacus sia simile a quella di tanti nostri contemporanei, se non di noi stessi? Il carattere di queste domande potrebbe proseguire all’infinito, aprendo tentativi di risposta inimmaginabili.
E allora, scendiamo sulla strada. Non una strada qualunque, ma “La Strada”: la strada della morte, la SS 106 Jonica, che collega Reggio Calabria a Taranto. Una strada che diventa il pretesto per parlare di schiavitù, di sogni, di incontri umani, di paesaggi, di incidenti, di Beautiful, di mar Jonio, di lotta e di politica.
La strada che il nostro Spartacu, contemporanea incarnazione dell’antico lottatore/schiavo trace Spartacus, si trova a percorrere ogni giorno per andare a guadagnare quei pochi denari che gli occorrono per sperare di costruirsi un futuro e una famiglia. Sa che il suo destino è legato a questo viaggio quotidiano, che costantemente compie, sin da quando è piccolo, perché lui su questa strada ci è nato e per questa strada si batterà tutta la vita.
Ed ecco così che la storia dell’eroe di epoca romana, che la leggenda vuole abbia compiuto imprese mirabili proprio in Calabria, si intreccia con quella dell’uomo d’oggi.
Una storia che si intreccia alla vera vita e alla lotta di Franco Nisticò, politico calabrese, originario di un piccolo paese della provincia catanzarese, Badolato, che, dopo essersi battuto con ogni mezzo per il miglioramento e l’ammodernamento della 106, per difendere i diritti di chi questa strada è costretto a farla ogni giorno, perde la vita al termine di un ultimo comizio tenutosi a Villa San Giovanni nel dicembre del 2009.

Un racconto drammaturgico questo di “Spartacu Strit Viù”, dove non esistono personaggi, ma solo storie universali, storie che accomunano i giovani e gli anziani, i classici e i moderni, il passato e il futuro. La vita e la morte. Sulla strada.
Una scrittura scenica elaborata ed interpretata dal giovane artista calabrese Francesco Gallelli, che realizza questo secondo studio sul testo, passando dalla pagina scritta alla messa in scena, potendo avvalersi della collaborazione e del tutoraggio artistico di Luca Michienzi ed Anna Maria De Luca. Una performance resa possibile grazie alla Residenza Teatrale “MigraMenti Off”, diretta dal Teatro del Carro, che ha creduto nel progetto di Gallelli, ospitando lo studio in una permanenza artistica presso il Teatro Comunale di Badolato per un periodo di oltre 60 giorni.
Un progetto che ha debuttato all’interno della “VI Giornata Nazionale dell’Attore”, che il Teatro del Carro ha istituito e promosso per ricordare e commemorare Pino Michienzi, suo indimenticabile fondatore e direttore artistico.
Progetto che ha concluso anche sei anni di gratificante, ma duro ed incessante, lavoro della residenza “MigraMenti”, nella città di Badolato.

Lo spettacolo è sostenuto dalle Associazioni Riviera Borgo degli Angeli di Badolato e Basta vittime sulla S.S. 106!

12 - 13 Aprile - IL COMMISSARIO CALAMARO

Ideato, scritto e diretto da Paolo Gubello
con Paolo Gubello, Luigi Tagliente e Annarita De Michele
scene e costumi Maria Pascale
luci, tecnica, lavagna luminosa e foto di scena Tea Primiterra
coreografie Palmiriana Sibilia
voce off Daniele Lasorsa
registrazioni e audio Michelangelo Volpe
Produzione Charlie Calamaro Avan Project
cooproduzione
Associazione culturale Tra il dire e il fare – Compagnia La luna nel letto
Teatri Abitati – Residenza di Ruvo di Puglia
Uno spettacolo teatrale ad episodi. Il Commissario Calamaro con l’aiuto di Milly, seducente collega dai toni molli, ricorda e rivive i casi più complicati giunti sulla sua scrivania. Le notti portano consiglio e quelle che trascorre il commissario, sveglio e in cerca di risposte, sono notti buie e tempestose, sanguinose, scabrose. Se il delitto è noir, Calamaro ne cerca le tinte rosa, le passioni che armano le mani e che divengono movente.
Cinque episodi che rendono omaggio al cinema italiano di genere, ai fumetti e alla letteratura noir di Izzo, Simenon e Scerbanenco.

10 - 11 Maggio - LA TIGRE

di M. Schisgal
con Ornella Cerro e Piermarco Venditti
Regia Piermarco Venditti
Produzione Hyntegra Ac

La scena si apre su un seminterrato sporco, pieno di roba, con pile di libri sparse qua e là. È il covo di Ben Harris, un postino alienato. Non si sa se è solito rapire le donne ma una sera Ben organizza un rapimento. Mette in funzione il suo piano in una notte di pioggia quando vede una giovane donna attraente, Gloria Fiske. Quando la riporta al suo appartamento seminterrato e rimuove il cappuccio, comincia un rapporto interlocutorio con Gloria ma lei dimostra di essere molto lontana da ciò che Ben aveva in mente.
L’uomo risulta inizialmente brusco e rigido con la sua vittima, gioca al gatto e il topo nella speranza che in lei il panico e l’agitazione inizino a prendere piede.
Gloria, non è abituata a questo genere di cose, è anche piuttosto insoddisfatta del suo status quo. Dapprima è costretta ad ascoltare, ma presto sarà lei a condurre la conversazione commovente, a tratti perfino divertente. Confessioni e confidenze sono imminenti, e quando Ben rivela che il suo sogno di diventare un insegnante è stato infranto dall’incapacità di parlare il francese, Gloria si dimostra pronta e disposta ad aiutarlo. Alla fine, la lascia andare, lei promette di passare ogni giovedì da lui, quando suo marito darà per scontato che lei sarà fuori a giocare a bridge con le amiche. Tornerà davvero? O è stata semplicemente una tattica per sfuggire alle grinfie della tigre?


ORARIO SPETTACOLI : Venerdì e Sabato ore 21.00

Teatro dei 3 mestieri S.S 114 km 5,600 Via Roccamotore Messina
Ingresso traversa accanto Bar Cremeria Milano
Parcheggio pubblico S.S. 114 accanto al Palazzo della Moda
Info e prenotazioni: 090.622505 – info@teatrodei3mestieri.it