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DESCRIPTION:Adattamento a 6 voci del monologo di Aldo Rapè\, autore\, attore e regista teatrale\, attualmente Direttore Artistico del teatro di Caltanissetta. \nIl monologo\, in parte interpretato e in parte in reading\, tratta di un dramma ispirato a un evento realmente accaduto nel novembre del 1881: la tragedia della solfara di Gessolungo\, Caltanissetta. \nUn testo emotivamente impegnativo che ci ha coinvolto e che speriamo di riuscire a interpretare in un modo che riesca ad essere testimonianza viva di quel dramma. \nInterprete\nGianni Sorte \nVoci fuori scena\nNello Fruncillo\nPeppino Anastasi\nEster Brigandì\nFrancesco Sorte \nE con la partecipazione\nstraordinaria del piccolo\nGiorgio Sorte \n 
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SUMMARY:AMLETO
DESCRIPTION:Venerdì 24 Aprile ore 21:00 evento Organizzato dal Castello di Sancio in collaborazione con il Teatro dei 3 Mestieri\n\nAMLETO\ncon Michele Sinisicostume Luigi Spezzacatene\nAmleto si trova in una stanza e vive in completa solitudine la sua storia. I fatti\, i personaggi\, sono caduti davanti ai propri occhi e malgrado il suo volere e i suoi desideri deve confrontarsi con questi e prendere delle decisioni. La tragedia sta nel fatto che deve comunque risolvere la sua storia da solo\, deve stare lì aparlare con personaggi assenti. Polonio\, Re Claudio\, Ofelia\, Laerte\, la madre Gertrude\, l’attore della compagnia girovaga\, non ci sono o forse non sono arrivati. Solo le sedie gli fanno compagnia. L’unica presenza reale è il fantasma del padre che in quanto tale lo metterà al corrente di ciò che veramente èsuccesso. La storia è quella che tutti noi conosciamo e il testo scespiriano è smontato e reintrodotto sulla scena attraverso un soliloquio che vuole rendere in modo chiaro lo svolgersi della storia sino alla morte.Le sedie vuote saranno le uniche testimoni della sua esperienza.È possibile aggiungere ancora qualcosa ad un opera che è mito-teatrale? Ho cercato di avvicinarmi a più riprese al suo nucleo drammatico attraverso vari laboratori ma puntualmente mi confrontavo con l’ossessiva e malinconica qualità della lingua scespiriana. Scoprivo di essermi avvicinato ad un mistero senzariuscire a svelarlo del tutto.Una tragedia che sfugge all’analisi o che accetta tutte le analisi mentre racconta di un uomo che non accetta nulla. Rimane il mistero di un essere umano chiuso nella stanza dei ricordi e delle immagini che più l’assillano e da cui non vede l’ora di liberarsi.L’intensità favolosa delle sue utopie che non riesce a sostenere.
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SUMMARY:LA MERDA DEGLI ALTRI
DESCRIPTION:Scritto e diretto da Andrea Lupo \nCon Stefano Cutrupi e Tino Calabrò \nAiuto regia Mariarita Andronaco \nScene e costumi Cinzia Muscolino \nProduzione Teatro dei 3 Mestieri \nLa merda degli altri è uno spettacolo per due attori ambientato interamente nel bagno di una stazione di servizio lungo una strada provinciale. Qui si incontrano quotidianamente Luca e Peppe: il primo pulisce i servizi igienici all’alba e di notte\, il secondo fa la guardia armata nei quartieri ricchi della città. I loro turni si incrociano\, così come le loro solitudini. \nLuca è un uomo che ha smesso di aspettarsi qualcosa dalla vita: divorziato\, lontano dai figli\, intrappolato in un lavoro che lo costringe a occuparsi letteralmente della “merda degli altri”. Peppe\, al contrario\, è impulsivo\, ingenuo\, pieno di sogni: progetta una fuga in Messico\, una nuova vita\, una felicità possibile. Tra i due nasce un’amicizia fatta di battute\, scontri\, riflessioni improvvise e confessioni notturne\, in cui il linguaggio oscilla continuamente tra comicità triviale e poesia inattesa. \nIl bagno diventa così un luogo simbolico: spazio di scarto\, di vergogna\, ma anche di verità. Qui emergono paure profonde – la vecchiaia\, la morte\, la solitudine\, il fallimento – e domande radicali: perché nessuno ci ha insegnato a essere felici? perché alcune vite sembrano condannate a “ripulire” quelle degli altri? \nLo spettacolo affronta temi sociali forti – lavoro invisibile\, violenza\, responsabilità\, disuguaglianze – senza mai scivolare nel moralismo\, affidandosi invece alla forza dei personaggi e a una scrittura che alterna realismo crudo e slanci lirici. La merda degli altri è una tragicommedia contemporanea che fa ridere\, commuove e colpisce allo stomaco\, ricordandoci che dietro ogni ruolo marginale c’è un essere umano che cerca\, ostinatamente\, un modo per restare a galla\, un modo per essere felice.
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SUMMARY:NON E' RABBIA\, E' PIU' VOGLIA DI QUALCOSA DI BUONO
DESCRIPTION:Spettacolo di Stand Up Comedy di e con Antonio Micali \nCi dicono spesso che siamo una “generazione arrabbiata”. Non sono d’accordo: siamo una “specie arrabbiata”. E sapete una cosa: va benissimo così! \nPerché sin troppo spesso la “rabbia” è stata confusa con la “rabbia repressa”\, togliendole così la sua valenza\, la sua identità\, il suo scopo. \n“Non è rabbia\, è più voglia di qualcosa di buono…” è la giusta occasione per parlare di rabbia “funzionale”\, necessaria\, liberatoria. Perché ognuno di noi\, almeno una volta nella vita\, dopo un “vaffanculo” ben piazzato\, si è subito sentito un po’ meglio… \nBIOGRAFIA \nAntonio Micali nasce a Messina\, cresce a Giampilieri\, vive a Roma e va avanti così! \nLavora come consulente digital per Rai Radio2 e dalla fine del 2020 si esibisce come stand up comedian. Insieme a Giulia Romanelli fa parte del collettivo “Questo non è un microfono” col quale organizza rassegne di stand up comedy su Roma. Nel 2024 si esibisce per la prima volta in tv nel programma “Broncio” condotto da Edoardo Ferrario e Francesco De Carlo. Nel 2025\, sempre su Rai Radio2 esordisce nel programma “Ottovolante”.
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DESCRIPTION:Spettacolo di Stand Up Comedy di e con Antonio Micali \nCi dicono spesso che siamo una “generazione arrabbiata”. Non sono d’accordo: siamo una “specie arrabbiata”. E sapete una cosa: va benissimo così! \nPerché sin troppo spesso la “rabbia” è stata confusa con la “rabbia repressa”\, togliendole così la sua valenza\, la sua identità\, il suo scopo. \n“Non è rabbia\, è più voglia di qualcosa di buono…” è la giusta occasione per parlare di rabbia “funzionale”\, necessaria\, liberatoria. Perché ognuno di noi\, almeno una volta nella vita\, dopo un “vaffanculo” ben piazzato\, si è subito sentito un po’ meglio… \nBIOGRAFIA \nAntonio Micali nasce a Messina\, cresce a Giampilieri\, vive a Roma e va avanti così! \nLavora come consulente digital per Rai Radio2 e dalla fine del 2020 si esibisce come stand up comedian. Insieme a Giulia Romanelli fa parte del collettivo “Questo non è un microfono” col quale organizza rassegne di stand up comedy su Roma. Nel 2024 si esibisce per la prima volta in tv nel programma “Broncio” condotto da Edoardo Ferrario e Francesco De Carlo. Nel 2025\, sempre su Rai Radio2 esordisce nel programma “Ottovolante”.
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SUMMARY:CIBATE
DESCRIPTION:(ovvero\, io poco prima che scappo)\ntesto\, scena e regia Rosario Palazzolo\ncon Francesca Garofalo e Chiara Peritore\nAiuto regia Giuseppe Castelli\nProduzione Teatro Sant’Eugenio \nE se smettessi di scrivere? Se scappassi? Se lasciassi il mio testamento artistico a due giovani attrici e a un aiuto regia? E se la finissi finalmente di cercare una relazione col pubblico\, con la società\, col mondo? \nE se togliessi tutti i punti interrogativi\, anche quando necessari\, tipo ora. \nSe già avessi deciso. \nSe le domande fossero risolte. \nEcco\, questo è ciò che troverà chiunque avrà a che fare con questa mia nuova opera\, e lo dico a mo di minaccia\, ché la minaccia\, invero\, è l’unica cosa che mi riesce\, e del resto come non potrebbe in una società in cui ciò che davvero conta è ciò che rappresentiamo di noi stessi\, o meglio ciò che ci rende rappresentativi\, e io è già da un po’ che provo a sgominare questa risibile tendenza\, specie nella mia vita\, poiché è un modo di osservarsi e di osservare\, e ovviamente non sono mai riuscito a scalfire alcunché\, e menomale\, direi\, ché se per caso avessi avuto soltanto la percezione di essermici minimamente avvicinato\, ecco\, avrei smesso la battaglia già da un po’\, e mi sarei perso parecchio divertimento\, eppure adesso sta per capitare\, purtroppo\, che io la smetta\, intendo\, che raccolga le mie armi spuntate che sono i miei pensieri bislacchi\, il mio modo caustico di smontare parole\, il mio circo\, tutte le truffe che ho imbastito\, le carezze nei pugni\, e i lazzi di lacrime\, e una volta per tutte li consegni al passato. \nPer cui\, ci saranno due giovani donne alla prese col mio fallimento. \nE saranno Cibate da me\, dal pubblico\, dal mondo. \nPersino da loro stesse. \nCon molti sorrisi sulle labbra e parecchi lividi ai pensieri.
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SUMMARY:IL CONTE CHE NON CONTA
DESCRIPTION:di Davide Lo Coco\ncon Davide lo Coco\, Francesco Gulizzi\, Enrica Volponi Spena\nregia Santi Cicardo OTqA/Casa Teatro \nQuando viene a mancare il vecchio Conte di Albafiorita\, il suo unico figlio Ferdinando eredita tutti i possedimenti di famiglia nonché il titolo di Conte. Ferdinando però non sa assolutamente contare e\, presuntuoso come pochi\, ha sempre ritenuto superfluo impararlo. Gli unici numeri che conosce sono i primi tre. Non sa fare né moltiplicazioni né divisioni\, viene raggirato sempre dai commercianti e perde denaro senza neanche rendersene conto. E’ così somaro in matematica da essere preso in giro da tutti e chiamato ironicamente “Fefè che sa contare fino a 3”. A nulla valgono i consigli del Segretario Reale che verrà addirittura licenziato\, le battute ironiche degli abitanti della Contea\, le minacce di chi vuole la rovina di Ferdinando per appropriarsi del suo castello… Ferdinando non coglie mai occasione per imparare a far di conto e salvare così la Contea. Messo alle strette e rimasto con soli  3 ducati in mano\, a Ferdinando non resterà altro che ricorrere all’ aiuto della famigerata Gremilde\, la Strega del villaggio nota per la sua capacità di esaudire i desideri altrui. Ma le cose non andranno nel verso giusto e al povero Ferdinando ne capiteranno di tutti i colori! Una storia originale che attraverso i meccanismi della fiaba classica racconta il valore dei numeri e di come la Matematica\, anche quando non ce ne accorgiamo\, sia sempre intorno a noi. \n• evento per tutta la famiglia
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SUMMARY:IL CONTE CHE NON CONTA
DESCRIPTION:di Davide Lo Coco\ncon Davide lo Coco\, Francesco Gulizzi\, Enrica Volponi Spena\nregia Santi Cicardo OTqA/Casa Teatro \nQuando viene a mancare il vecchio Conte di Albafiorita\, il suo unico figlio Ferdinando eredita tutti i possedimenti di famiglia nonché il titolo di Conte. Ferdinando però non sa assolutamente contare e\, presuntuoso come pochi\, ha sempre ritenuto superfluo impararlo. Gli unici numeri che conosce sono i primi tre. Non sa fare né moltiplicazioni né divisioni\, viene raggirato sempre dai commercianti e perde denaro senza neanche rendersene conto. E’ così somaro in matematica da essere preso in giro da tutti e chiamato ironicamente “Fefè che sa contare fino a 3”. A nulla valgono i consigli del Segretario Reale che verrà addirittura licenziato\, le battute ironiche degli abitanti della Contea\, le minacce di chi vuole la rovina di Ferdinando per appropriarsi del suo castello… Ferdinando non coglie mai occasione per imparare a far di conto e salvare così la Contea. Messo alle strette e rimasto con soli  3 ducati in mano\, a Ferdinando non resterà altro che ricorrere all’ aiuto della famigerata Gremilde\, la Strega del villaggio nota per la sua capacità di esaudire i desideri altrui. Ma le cose non andranno nel verso giusto e al povero Ferdinando ne capiteranno di tutti i colori! Una storia originale che attraverso i meccanismi della fiaba classica racconta il valore dei numeri e di come la Matematica\, anche quando non ce ne accorgiamo\, sia sempre intorno a noi. \n• evento per tutta la famiglia
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DESCRIPTION:da “lettera di bambola e lettera del soldato” di Barbara Nativi \nRegia: Nicola Alberto Orofino\nCon: Francesco Bernava e Alice Sgroi Assistente alla regia: Gabriella Caltabiano Costumi: Pierorito Giuffrida\nLight Designer: Marco Napoli Organizzazione: Filippo Trepepi Produzione: Associazione Culturale Mezzaria \nL’Anima di “CUORI” \nImmagina un soldatino di stagno con una gamba sola e una ballerina di carta immobile su un piede. Si incontrano\, si riconoscono\, si innamorano. Un amore folle\, irragionevole\, che brucerà fino alla fine\, nel fuoco. Questa immagine potente è la metafora e l’allegoria di “CUORI”\, uno spettacolo che indaga il sentimento “che tutto move”. \nIn un mondo che spesso ci spinge alla fretta e alla superficialità\, “CUORI” ci invita a riscoprire la profondità delle emozioni\, l’attesa commovente e la passione che non si consuma\, ma brucia intensamente. \n“CUORI” è un frullatore di vita e morte che ti farà piangere e ridere insieme\, senza ragione alcuna. È la storia di due giocattoli con un’anima più umana che si possa immaginare\, un punto di arrivo per una compagnia che da anni esercita la bellezza\, il talento\, la fatica… l’amore. Lo spettacolo integra musica\, prosa\, danza e poesia\, creando un’esperienza scenica dai tanti linguaggi che si fondono e si scontrano\, offrendo uno sfondo emotivo unico. \nIl Cuore Pulsante dello Spettacolo \n“Ben poco ama colui che ancora può esprimere\, a parole\, quanto ami.” – Nicola Alberto Orofino. \nQuesto è il sentimento che guida la produzione di “CUORI”\, un’opera che nasce dalla collaborazione di anime belle e compagni di avventure poderose e toccanti\, come Francesco Bernava e Alice Sgroi\, creatori di MEZZARIA. \nNicola Alberto Orofino
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SUMMARY:STORIE DI PEZZA e LA FABBRICA DEI PUPAZZI
DESCRIPTION:di e con Angelo Gallo\nProduzione Teatro della Libellula ETS \n“Storie di pezza” è uno spettacolo teatrale messo in scena attraverso li teatro di figura.\nBurattini\, marionette\, muppet ed ombre cinesi raccontano otto storie che appartengono a tradizioni\ndiverse\, universi distanti ma paralleli tra loro.\nLe suggestioni\, el emozioni trasmesse dagli stessi pupazzi si avvalgono dele tecniche di manovra più antiche del mondo per trasportare ol spettatore in un viaggio nel quale el storie di un simpatico vecchietto si intrecciano con leggende orientali\, fiabe fantasy\, racconti regionali che hanno come scopo quello di analizzare la vita in tutte le sue sfaccettature.\nnI questa varietà di mondi e di racconti i protagonisti delle storie appaiono come specchio dell’umanità e ni egual modo\, mossi dal bisogno di sorridere\, amare e riflettere insieme. \nDomenica 25 Gennaio ore 10:oo \n LA FABBRICA DEI PUPAZZI \nLaboratorio/Spettacolo sulla costruzione di un burattino \n• evento per tutta la famiglia
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SUMMARY:Mari
DESCRIPTION:Scritto e diretto Tino Caspanello\nCon Cinzia Muscolino e Tino Caspanello \n“Delizioso duetto musicale in dialetto messinese\, dedicato dall’autore a coloro che amano senza parole\, mentre vede prolungarsi un ripetuto breve addio\, sulle rive del mare\, tra un marito ansioso di restare solo a pescare e la moglie che continua a rinviare il rientro in cucina\, riattaccando il discorso. Anche qui vibra una voce spasmodicamente interessata al linguaggio\, che tende la rete invisibile di un sortilegio amoroso a imprigionare coi ritmi della sua partitura il movimento\, legando le due figurine struggenti nel notturno marino.  La Giuria del Premio Riccione. \nUn uomo e una donna\, il mare; una lingua\, quella siciliana\, che non permette di esprimere tutte le profondità di un sentire\, una lingua fatta di necessità quotidiane\, che possiede solo il presente\, dilatato nel testo sulla linea che separa mare e terra\, su questo limite mutevole che attrae l’uno e respinge l’altra. “Mari” è quasi una partitura musicale nella struttura e nel suono delle parole accompagnate dal lento ritmo di un calmo mare notturno. Quante volte in riva al mare abbiamo parlato di Dio e del mondo\, o del nostro pane quotidiano. E accade che l’uomo e la donna si parlano\, non lo fanno quasi mai\, e si sorprendono del loro parlare e anche del loro cantare insieme a quelle materie che solo se le conosci bene ti aiutano ad amare\, anche senza la necessità di dirlo. E’ proprio per scoprire di quale materia siamo fatti che l’uomo invita la compagna a toccare il mare\, quell’acqua scura che fa orrore e affascina allo stesso tempo\, quell’elemento che ha permesso loro di parlarsi. E quando la donna\, arrivata là apparentemente per caso\, comincia ad avvicinarsi all’uomo che ama e che se ne sta solo a pensare sulla spiaggia\, ecco che i due sciolgono finalmente i nodi che nessuna lingua potrà mai sciogliere\, in parole che nessun suono potrà mai restituirci. L’autore. \nMari ha ricevuto nel 2003 il Premio Speciale della Giuria del Premio Riccione Teatro; in una versione a leggio è stato ospitato da Outis nel settembre 2004; è apparso sulla rivista Hystrio nel  2005; è stato tradotto in francese da Bruno e Frank La Brasca e presentato a Marsiglia\, Lione\, Tolosa e Strasburgo tra il 2008 e il 2009 nell’ambito di “Parole in anteprima” a cura di Antonella Amirante. Pubblicato in Francia da Editions Espace 34\, nella sua versione francese è stato prodotto dal Teatro de l’Atelier di Parigi con la regia di Jean Luis Benoit nel mese di maggio 2011. È stato presentato in polacco al Border Festival di Cieszyn a giugno 2012. Attualmente è nel repertorio di quattro compagnie francesi e la versione della Compagnia “La lune blanche” è andata in scena al festival di Avignone a luglio 2016. A novembre 2016 è stato rappresentato da Tino Caspanello e Cinzia Muscolino al Teatro dell’Università di Hong Kong.  Nel 2018\, tradotto in albanese da Arben Idrizi\, è stato pubblicato in Kosovo nel volume Dy Drama da Qendra Multimedia\, Pristina. Nel 2019\, tradotto in turco da Senem Cevher e Furkan Tekbıyık\, è stato pubblicato in Turchia da Mito Boyut\, Istanbul. È pubblicato in Italia nel volume Teatro di Tino Caspanello – Editoria & Spettacolo 2012. Mari celebra nel 2017  il quattordicesimo anno di repliche.
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SUMMARY:Mi chiamo Antonio Micali e voi probabilmente no
DESCRIPTION:La vita è un viaggio che hai prenotato con lo stesso tour operator di tutti gli altri. E come in tutte le mete gettonate\, ci ritroviamo tutti in fila aspettando il nostro turno: la nostra prima volta\, il nostro lavoro\, la nostra famiglia\, la nostra fede. \nIo non sono ancora tornato dal viaggio (anche perché se così fosse sarei morto e non avrei potuto scrivere quello che tu stai leggendo in questo momento)\, ma in compenso ho già visto qualcosa che vale la pena raccontare. \nE se dovessi avere una sorta di deja vù ascoltando la mia storia non temere: perché non c’è nulla di più ordinario e comune di ciò che crediamo ci renda straordinari. \nBIOGRAFIA \nAntonio Micali nasce a Messina\, cresce a Giampilieri\, vive a Roma e va avanti così! \nLavora come consulente digital per Rai Radio2 e dalla fine del 2020 si esibisce come stand up comedian. Insieme a Giulia Romanelli fa parte del collettivo “Questo non è un microfono” col quale organizza rassegne di stand up comedy su Roma. Nel 2024 si esibisce per la prima volta nel programma “Broncio” condotto da Edoardo Ferrario e Francesco De Carlo.
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CATEGORIES:Fuori in scena 2025
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SUMMARY:A Bocce Ferme
DESCRIPTION:Valentina Medda nasce – e già questo le sembra un clamoroso abuso di potere. \nVive a Siracusa la prima fanciullezza\, sognando di diventare l’erede di Enrico Papi. Ritenendosi inadeguata persino nei confronti della questione meridionale\, si dà presto alla fuga e approda prima a Pisa\, poi a Madrid\, infine a Roma\, dove attende di essere incoronata imperatrice del Sacro Romano Pigneto. \nAttrice\, autrice\, comedian con un discreto fetish per il co.co.pro. e una forte dipendenza da lavori sottopagati\, ha fatto del multitasking pressapochista una ragione di vita e l’ennesima scusa per lamentarsi. \nVirale il suo tutorial “Come lucidare le paillettes con le lacrime in 3 semplici mosse”\, tributo alla nobile tradizione della tragedia greca. Intesta la paternità del precariato a Craxi\, Andreotti\, Berlusconi\, ma solo perché sono morti tutti prima di molestarla. \nÈ ossessionata da Roberto Saviano\, ma lui la vede solo come un’amica. \nContro il logorio della vita moderna e nell’estremo tentativo di evitare un ictus precoce\, di recente si è dimessa da uno dei suoi 17 lavori\, così da poter gestire l’ansia\, il futuro\, i desideri. Dice… Voi fermatevi ad ascoltarla. \nUn mix di cinico disincanto e di delicata fragilità: la confessione di una disperazione così mainstream\, da rivelarsi esilarante.
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SUMMARY:Km1 - Spettacolo Bio Degradante
DESCRIPTION:Siamo a un bivio…Ve piacerebbe! Non c’è neanche più il bivio\, la strada a destra è già distrutta\, in fiamme\, scende sempre più nella voragine\, game over. La strada a sinistra\, fa schifo uguale\, ma almeno non nega il cambiamento climatico. Ieri dovevamo imparare semplicemente a usare gli i mezzi pubblici e buttare la plastica nel giusto contenitore e guardare com’è finita. Oggi dobbiamo riuscire a miniaturizzare il potere del sole per alimentare le città. Grazie tante papà. Io non vi voglio chiedere troppo\, KM 0 è davvero chiedervi troppo\, ma almeno partiamo da una prossimità\, KM 1 almeno. \nUno spettacolo di stand up comedy per ridere e riflettere sui problemi ambientali\, con uno come voi che per capirne qualcosa ha dovuto studiare e che l’astate a 40 gradi non la può più soffrire.
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SUMMARY:La Felicità
DESCRIPTION:drammaturgia di Roberta Amato e Giorgia Boscarino\ncon Roberta Amato\, Giorgia Boscarino\, Luana Toscano\nregia Nicola Alberto Orofino\nproduzione associazione culturale Madè \nLa felicità\, uno spettacolo tutto al femminile che racconta la storia di tre donne della Catania del 1968\, chiuse in casa\, mentre fanno cose da femmine.  \nSi tratta del racconto di tre donne nella Catania del ‘68\, donne che fanno cose da femmine. Recluse nei perimetri dei propri ruoli di genere e degli spazi\, in cui la società le ha relegate. \nLa prima: una zitella\, tutta casa e chiesa\, baciapile e bacchettona\, intollerante e maschilista. Felice nel suo bigottismo. La seconda: una donna sposata con un uomo che non c’è mai perché si spacca la schiena\, ma non le fa mancare niente… il televisore\, la lavatrice\, una 1100D\, il corredo della Paoletti\, l’iris la mattina\, le calze di nylon\, la carne Montana\, la dispensa sempre piena\, il capezzale della Madonna sopra il letto… Una vita consumata dentro una gabbia dorata… bisogna crearsi delle belle JAGGIE\, comu l’acidduzzi\, accoglienti\, con i trespoli e la scagghiola\, piccole jaggie dove ritornare\, sempre. Felice nella sua prigione. La terza: una donna sposata con un imprenditore. Anche lui non c’è mai\, ma a differenza dell’altra\, lei ha letto i giornali di collettivi femministi…questi posti dove mi pare di aver capito che si incontrano le donne e parlano dei loro problemi\, tutti i problemi\, anche quelli… diciamo… va…privati. Comincia a sentire dentro di sé un desiderio di indipendenza\, comincia a non sopportare più la subordinazione nei confronti del marito\, vuole trovarsi un lavoro\, comincia la sua rivoluzione. Troverà la felicità quando avrà il coraggio di abbandonare la sua gabbia… il marito non me lo sono saputa tenere\, ma neanche lui si è saputo tenere me. \nNOTE DI REGIA NICOLA ALBERTO OROFINO \nFuori e lontana c’è la Catania che cresce\, si allarga\, s’allonga\, si stira\, come un pane in pasta\, la Catania dei cantieri edili\, con l’ambizione e la speranza di diventare la Milano del Sud. L’infelicità di queste donne ci appartiene\, nonostante la storia sia ambientata nel ‘68\, perché ci accorgiamo che dentro quel racconto ci siamo anche noi\, qui e ora. \nPer raccontare questa storia utilizzeremo solo per finta l’immaginario di ieri. Quelle donne le trovi ancora nei quatteri delle nostre città di provincia. Tali e quali\, fissate in eterno\, sospese e bloccate\, a recitare senza interruzione il rosario della loro esistenza\, sempre uguale\, sempre quello\, in ogni epoca… Il loro racconto svela desideri\, crucci\, angosce\, speranze di noi tutti. La loro in-felicità ci appartiene e ci sconquassa quando ci accorgiamo che dentro quel racconto ci siamo anche noi\, qui e ora. \nCosa cavolo è la felicità…? Ce lo chiediamo di continuo\, la cerchiamo sempre\, ne banalizziamo il significato\, ci disperiamo per la sua mancanza… ma che cavolo è la felicità? \nForse è quella cosa che assomiglia a come mi immagino possa essere stato (nella mia fantasia) il Sessantotto… \nUna miccia sempre accesa e che non si spegne\, come il vulcano\, l’Etna\, che ci minaccia e ci accoglie. Il suono inconfondibile delle voci disordinate dei quatteri catanesi\, che sono la nostra contestazione perenne. Il colore delle basole della città nera da cui sbummica feto e cauru\, che sono la nostra lotta dura di sempre. \nLa felicità è come immagino sia stato il Sessantotto… Un obiettivo che mai si raggiunge\, un tentativo di cambiamento nel privato\, un amore che ha la forza di esplodere\, una confessione che ha l’urgenza di diventare rivelazione\, una scoperta che si ha il coraggio di gridare in faccia a tutti…
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LOCATION:Teatro dei 3 Mestieri\, S.S. 114 Km 5\,600 Accanto distributore Esso\, Messina\, Messina\, 98128\, Italia
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SUMMARY:Fatto con le mani
DESCRIPTION:Ciò che di meglio realizziamo nella vita è FATTO CON LE MANI. \nVale per le opere d’arte\, le coccole\, i gestacci e le indicazioni. Vale anche per la comicità che va anche scritta\, poi corretta\, su fogli spesso bagnati da lacrime di risate o di sconforto. \nFATTO CON LE MANI  è uno show di standup comedy per un pubblico partecipe e giocherellone. Sorprenderà chi si avvicina per la prima volta al genere del momento come i più scafati in materia. \nSì\, Andrea Pugliese lo farà parlando e lo show poteva anche chiamarsi anche FATTO CON LA LINGUA ma il titolo avrebbe penato a trovare spazio sui social e nel passaparola tra gli intenditori. \nCon questo spettacolo – premiato al Festival Roma Comic Off 2024 nelle categorie Miglior Attore e Miglior Monologo Comico – Andrea Pugliese coinvolge e travolge parlando (anche\, forse) di Depilazione\, Saune\, Intelligenza Artificiale\, Turismo\, Paure\, Tasse\, Ex\, Navi Scuola\, Clima. \nAndrea Pugliese è nato a Genova. È autore di numerosi romanzi\, saggi\, biografie e sceneggiature. Da alcuni anni si dedica con successo a una ficcante standup comedy ottima per turbare i pubblici contemporanei. Avrebbe l’età per andare a nanna presto ma mette a letto la famiglia e esce la notte per esibirsi nei locali e nei teatri di Roma\, dove abita\, e ovunque ci sia un microfono acceso e orecchie curiose e senza pregiudizi.
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SUMMARY:I MONOLOGHI DELLA VAGINA
DESCRIPTION:Di Eve Ensler\nTraduzione di Monica Capuani\nCon Maria Teresa Giachetta e Francesca Giacardi\nAllestimento a cura della Compagnia Teatrale Cattivi Maestri\nProduzione dell’associazione Cattivi Maestri. \nUno spettacolo in cui si ride e si piange. \nTratto dal libro omonimo dell’autrice Nord Americana\, lo spettacolo è stato rielaborato drammaturgicamente per l’Italia da Monica Capuani. \nIl testo rappresenta le storie di diverse donne che si sono volute confidare con l’autrice\, svelando il rapporto intimo che le lega alla propria vagina. \nDonne giovani o vecchie\, di razze di diverse con abitudine sessuali opposte\, hanno permesso di realizzare questo testo\, che potremmo definire allo stesso tempo irriverente e profondo\, sfacciato e sensibile\, lussurioso e timido\, sicuramente il risultato di una delle più noti e capaci autrice del teatro contemporaneo. \nOgni donna attraverso la propria storia contribuisce a costruire un’emancipazione femminile consapevole del proprio corpo e delle proprie potenzialità. \n…”e la vergogna scompare\, la violenza cessa\, perché le vagine sono visibili e reali\, sono legate a donne potenti e sagge\, che parlano delle loro vagine”
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DESCRIPTION:Di Eve Ensler\nTraduzione di Monica Capuani\nCon Maria Teresa Giachetta e Francesca Giacardi\nAllestimento a cura della Compagnia Teatrale Cattivi Maestri\nProduzione dell’associazione Cattivi Maestri. \nUno spettacolo in cui si ride e si piange. \nTratto dal libro omonimo dell’autrice Nord Americana\, lo spettacolo è stato rielaborato drammaturgicamente per l’Italia da Monica Capuani. \nIl testo rappresenta le storie di diverse donne che si sono volute confidare con l’autrice\, svelando il rapporto intimo che le lega alla propria vagina. \nDonne giovani o vecchie\, di razze di diverse con abitudine sessuali opposte\, hanno permesso di realizzare questo testo\, che potremmo definire allo stesso tempo irriverente e profondo\, sfacciato e sensibile\, lussurioso e timido\, sicuramente il risultato di una delle più noti e capaci autrice del teatro contemporaneo. \nOgni donna attraverso la propria storia contribuisce a costruire un’emancipazione femminile consapevole del proprio corpo e delle proprie potenzialità. \n…”e la vergogna scompare\, la violenza cessa\, perché le vagine sono visibili e reali\, sono legate a donne potenti e sagge\, che parlano delle loro vagine”
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SUMMARY:LA VALIGIA DI GIANNI
DESCRIPTION:di e con Angelo Gallo\nProduzione Teatro Rossosimona\nTeatro della libellula ETS \nLe forme del teatro di figura reiventano uno degli autori più amati della letteratura italiana.\nTre storie estrapolate dalla vasta produzione di Gianni Rodari\, autentico baluardo di narrativa per ragazzi\, trovano il loro spazio ni una macchina scenica a forma di valigia che proprio come ni un libro di fiabe contiene castelli e principi\, bambini sperduti in immensi boschi urbani e generosi falegnami giramondo. “LA VALIGIA DI GIANNI” come metafora della vita con tre storie di cui una ambientata nel passato\, una ambientata nei tempi.moderni ed una storia nella nostra contemporaneità.\nLa poetica formativa di Rodari tradotta in drammaturgia è consolidata dal potere evocativo del teatro di figura e dal loro narratore trascinando lo spettatore in un mondo dagli echi lontani\, quello dele piazze edel teatro dei burattini edele marionette che\, come tradizione vuole si avvale del fantastico per raccontare il presente.\nProprio in questo universo teatrale\, sospeso tra al scena e la realtà\, al verità umana\, rappresentata da avidi sovrani e bambini coraggiosi\, ci permette di sognare un mondo migliore un giorno di più. \n\nSpettacolo per tutta la famiglia
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SUMMARY:63 AZIONI
DESCRIPTION:Drammaturgia Marco Gnaccolini\nCon Marco Tizianel e Chiara Cecconello\nRegia Marco Caldiron \n\n\n\n\nNel campo delle arti visive\, l’autoritratto è una rappresentazione dell’artista fatta dall’artista stesso.\nIn teatro\, gli attori e i registi di solito ritraggono persone che sono state scritte da qualcun altro. Ma come potreb- bero gli artisti di teatro ritrarre se stessi? \n63azioni è un’opera teatrale di natura performativa\, poetica e simbolica\, che intende raccontare la parabola di una vita umana attraverso la serie di azioni esemplari tratte dalla poesia Vivere di Agota Kristoff\, trasformandole in un diario poetico. \nSulla base della storia personale del regista del gruppo\, due performer in scena (un attore e una sound performer) sviluppano un poetico autoritratto di un’esistenza. \nQuesta volta è il gruppo artistico a decidere cosa mostrare e cosa nascondere della propria storia personale\, spesso usata per rappresentare le storie degli altri. \n\n\n\n\n\n\n\n\n«Nascere/Piangere succhiare bere mangiare dormire aver paura/Amare”. Così inizia la poesia “Vivere” di Agota Kristof\, che declina l’esistenza in 63 verbi all’infinito: una successione di azioni in cui si distilla l’essenziale e l’universale\, ciò che si ripete e muta\, aprendosi alla coesistenza dei contrari. E’ da questo testo che prende le mosse “63Azioni”\, ultima pro- duzione della compagnia patavina Carichi Sospesi.» \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nSilvia De March
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SUMMARY:GRIGIA ASSENZA
DESCRIPTION:di Roberto Tito Cossa \ntraduzione e regia Stefano Angelucci Marino                                                                                                                    con Rossella Gesini\, Giordano Gaspari\, Paolo Del Peschio e Stefano Angelucci Marino                                                                                                                                                            maschere Stefano Perocco di Meduna                                                                                                                        costumi Vize Ruffo                                                                                                                                                elementi scenici Luisa Nicolucci                                                                                                                         produzione Teatro Stabile d’Abruzzo                                                                                                                              in collaborazione con Teatro del Sangro \nIl Progetto “Grigia assenza” nasce dall’esperienza teatrale vissuta in Sudamerica (Argentina\, Uruguay e Paraguay) dal 2014 a tutt’oggi dagli attori e registi Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini\, grazie a cinque produzioni (“Tanos” 2016\, “Arturo lo chef” 2018\, “Hermanos” 2019\, “Familia Paone” 2022 e “Stéfano” di Armando Discepolo 2023) realizzate con il Teatro Stabile d’Abruzzo. I due artisti\, dopo essere entrati in contatto diretto con la prima\, seconda\, terza e quarta generazione dei migranti italiani e abruzzesi\, sentono ora il bisogno di affrontare la grande drammaturgia argentina di origine italiana. \n“Grigia Assenza” di Roberto “Tito” Cossa racconta di una famiglia italo-argentina sradicata a causa delle diverse migrazioni che ha dovuto attraversare. L’azione si svolge in Italia\, negli anni ’80\, e il conflitto è scatenato dalla mancanza di un’identità forte\, dalle barriere linguistiche e dall’incomunicabilità tra le tre generazioni che compongono questa storia. Nostalgia e disadattamento\, sommati ai bisogni economici\, completano il quadro di alienazione presentato in “Grigia Assenza”. La trama ci mette di fronte a una famiglia argentina di immigrati italiani che torna a Roma e apre un ristorante chiamato Trattoria “La Argentina”. Lì possiamo vedere la madre italiana che si scontra con la figlia che si sente oramai “spagnola”\, il figlio assente che parla al telefono in inglese con i genitori\, il nonno argentino che canta pezzi di canzoni italiane e non distingue Roma da Buenos Aires\, lo zio Ciccio in guerra con l’Italia e gli italiani\, tutto è un mix a prima vista divertente ma triste allo stesso tempo. Un’apparente normalità circonda una profonda infelicità. \nCinque maschere contemporanee che permettono la trasfigurazione. Un particolare codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca\, il celebre barrio porteño contraddistinto da una forte impronta italiana. Dialoghi semplici\, diretti\, scarni. Questi gli elementi formali scelti per raccontare una storia di italiani senza Patria. \nRoberto Cossa\, “Tito”\, detto anche “Tano”\, è nato a Buenos Aires il 30 novembre 1934\, e ha origini italiane\, di Campobasso. E’ morto il 6 giugno del 2024. Dopo aver iniziato e non concluso studi di medicina\, alla morte del padre decide di dedicarsi al giornalismo e lavora al ‘Clarin’\, poi presso altri giornali. Negli anni ’60 la svolta che porta Cossa tra gli emergenti del Teatro Indipendente: la sua vocazione teatrale\, di taglio e tono prevalentemente realistici\, si precisa con la prima importante opera\, Nuestro fin de semana (Il nosto fine settimana\, 1964). Legato alla condizione della classe media da cui esce\, segnato dalla contraddizione tra esistenza ed etica particolarmente viva in America Latina\, l’obiettivo primario di Cossa sembra quello di creare una sorta di “specchio” della coscienza comune mediante l’abile gioco delle domande piuttosto che delle risposte. Porre quesiti\, evidenziare problemi\, illuminare certi limiti diventa la necessità morale di un nuovo teatro\, le cui tappe pongono il drammaturgo fra i maggiori esponenti del Teatro Abierto\, il movimento teatrale che ha accompagnato la fine della dittatura in Argentina. Alcuni suoi titoli: La nona (La nonna\, 1977\, lavoro di successo noto in Italia)\, No hay que llorar (Non c’è da piangere\, 1979)\, Gris de ausencia (Grigia assenza\, 1981)\, El tìo loco (Lo zio sciocco\, 1982)\, Los compadritos (I piccoli compari\, 1985).
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SUMMARY:GRIGIA ASSENZA
DESCRIPTION:di Roberto Tito Cossa \ntraduzione e regia Stefano Angelucci Marino                                                                                                                    con Rossella Gesini\, Giordano Gaspari\, Paolo Del Peschio e Stefano Angelucci Marino                                                                                                                                                            maschere Stefano Perocco di Meduna                                                                                                                        costumi Vize Ruffo                                                                                                                                                elementi scenici Luisa Nicolucci                                                                                                                         produzione Teatro Stabile d’Abruzzo                                                                                                                              in collaborazione con Teatro del Sangro \nIl Progetto “Grigia assenza” nasce dall’esperienza teatrale vissuta in Sudamerica (Argentina\, Uruguay e Paraguay) dal 2014 a tutt’oggi dagli attori e registi Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini\, grazie a cinque produzioni (“Tanos” 2016\, “Arturo lo chef” 2018\, “Hermanos” 2019\, “Familia Paone” 2022 e “Stéfano” di Armando Discepolo 2023) realizzate con il Teatro Stabile d’Abruzzo. I due artisti\, dopo essere entrati in contatto diretto con la prima\, seconda\, terza e quarta generazione dei migranti italiani e abruzzesi\, sentono ora il bisogno di affrontare la grande drammaturgia argentina di origine italiana. \n“Grigia Assenza” di Roberto “Tito” Cossa racconta di una famiglia italo-argentina sradicata a causa delle diverse migrazioni che ha dovuto attraversare. L’azione si svolge in Italia\, negli anni ’80\, e il conflitto è scatenato dalla mancanza di un’identità forte\, dalle barriere linguistiche e dall’incomunicabilità tra le tre generazioni che compongono questa storia. Nostalgia e disadattamento\, sommati ai bisogni economici\, completano il quadro di alienazione presentato in “Grigia Assenza”. La trama ci mette di fronte a una famiglia argentina di immigrati italiani che torna a Roma e apre un ristorante chiamato Trattoria “La Argentina”. Lì possiamo vedere la madre italiana che si scontra con la figlia che si sente oramai “spagnola”\, il figlio assente che parla al telefono in inglese con i genitori\, il nonno argentino che canta pezzi di canzoni italiane e non distingue Roma da Buenos Aires\, lo zio Ciccio in guerra con l’Italia e gli italiani\, tutto è un mix a prima vista divertente ma triste allo stesso tempo. Un’apparente normalità circonda una profonda infelicità. \nCinque maschere contemporanee che permettono la trasfigurazione. Un particolare codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca\, il celebre barrio porteño contraddistinto da una forte impronta italiana. Dialoghi semplici\, diretti\, scarni. Questi gli elementi formali scelti per raccontare una storia di italiani senza Patria. \nRoberto Cossa\, “Tito”\, detto anche “Tano”\, è nato a Buenos Aires il 30 novembre 1934\, e ha origini italiane\, di Campobasso. E’ morto il 6 giugno del 2024. Dopo aver iniziato e non concluso studi di medicina\, alla morte del padre decide di dedicarsi al giornalismo e lavora al ‘Clarin’\, poi presso altri giornali. Negli anni ’60 la svolta che porta Cossa tra gli emergenti del Teatro Indipendente: la sua vocazione teatrale\, di taglio e tono prevalentemente realistici\, si precisa con la prima importante opera\, Nuestro fin de semana (Il nosto fine settimana\, 1964). Legato alla condizione della classe media da cui esce\, segnato dalla contraddizione tra esistenza ed etica particolarmente viva in America Latina\, l’obiettivo primario di Cossa sembra quello di creare una sorta di “specchio” della coscienza comune mediante l’abile gioco delle domande piuttosto che delle risposte. Porre quesiti\, evidenziare problemi\, illuminare certi limiti diventa la necessità morale di un nuovo teatro\, le cui tappe pongono il drammaturgo fra i maggiori esponenti del Teatro Abierto\, il movimento teatrale che ha accompagnato la fine della dittatura in Argentina. Alcuni suoi titoli: La nona (La nonna\, 1977\, lavoro di successo noto in Italia)\, No hay que llorar (Non c’è da piangere\, 1979)\, Gris de ausencia (Grigia assenza\, 1981)\, El tìo loco (Lo zio sciocco\, 1982)\, Los compadritos (I piccoli compari\, 1985).
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SUMMARY:UNA MISSIONE PER GUFETTA
DESCRIPTION:Con Iridiana Petrone e Loriana Rosto\ntesti e regia Iridiana Petrone\nmusiche originali Giuseppe Minutolo\nscenografia Tiziana Rapisarda\noggetti di scena Felice Di Stefano\ncostumi Concetta Cannizzaro\norganizzazione generale Fabio Navarra\nproduzione Nave Argo associazione culturale \n“E leva il piumone e rimetti il piumone! E freddo e caldo! E caldo e freddo! E pioggia e sole! E sole e pioggia! Ma cosa succede alle stagioni? Il clima è forse impazzito?“ \nGufetta è la zelante assistente di Madre Natura e sotto il grande albero delle Stagioni ha una missione da compiere: scoprire chi sta provocando i cambiamenti sulla terra dove tutto sembra sottosopra. Riuscirà nell’impresa? \n“Una missione per Gufetta” è uno spettacolo che\, grazie all’utilizzo di varie tecniche teatrali\, propone con delicatezza ai piccoli e grandi spettatori diversi importanti ed attuali spunti di riflessione: quello urgente della tutela e della salvaguardia dell’ambiente; quello del destino di ogni essere umano che\, con pazienza e costanza\, è capace di determinare la propria vita; e quello di una Comunità che quando riesce ad essere unita e coesa trova il modo di affrontare in armonia ogni difficoltà. \nUn piccolo omaggio al racconto” L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono. \n\nSpettacolo per tutta la famiglia 
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