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SUMMARY:Zampalesta e lo zzicrapu
DESCRIPTION:Di con Angelo Gallo\nscene\, burattini: Angelo Gallo\nRegia: Gaspare Nasuto\nSpettacolo di burattini tradizionali calabresi \nLo spettacolo nasce dal recupero di una antica storia calabrese persa nella notte dei tempi.\nSi narra che in un remoto angolo di bosco sui monti silani dorma\, in un gigantesco albero nero\, un diavolo detto Zzicrapu capace di spezzare gli amori più solidi in cambio di favori.\nIn un paese della Calabria Rosaru un giovane contadino con al seguito la sua scorta di animali e il fedele cane Zampalesta è pronto a sposare la bella Maria. Ma un prepotente e ricco signore Saruzzo ostacola le nozze volendo la ragazza in moglie a tutti i costi. Rifiutato per l’ennesima volta dalla ragazza sempre più innamorata del contadino\, Saruzzo in preda alla rabbia decide di evocare il diavolo caprone. Da qui parte l’avventura di Rosaru e Zampalesta per sconfiggere i cattivi di turno e convolare alle giuste nozze.\nEnnesima produzione per il Teatro della maruca che con Angelo Gallo continua la ricerca e la sperimentazione del teatro dei burattini tradizionali calabresi.\nAngelo Gallo\, allievo di Gaspare Nasuto\, intaglia nel legno i burattini che porta in scena\, realizzando le ormai incredibili piccole scenografie che fanno degli spettacoli piccoli gioielli teatrali. Angelo Gallo è uno scenografo che ha collaborato ad importanti produzioni teatrali in ambito nazionale. \nFuori in Scena 2021\nPrima replica ore 19:00\nSeconda replica ore 20:30\nInfo e prenotazioni 090.622505 – 349.8947473
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LOCATION:Teatro dei 3 Mestieri\, S.S. 114 Km 5\,600 Accanto distributore Esso\, Messina\, Messina\, 98128\, Italia
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SUMMARY:Preghiera per Cernobyl
DESCRIPTION:dall’opera di Svetlana Aleksievic (premio nobel 2015)\ncon Mascia Musy\nmise en espace e riduzione a cura di  Massimo Luconi\nmusiche Mirio Cosottini \nIn questo testo è condensato tutto il dramma\, lo smarrimento e il senso di morte di un popolo\, e nello stesso tempo la grande forza dell’amore fra due persone\, di un uomo che era partito fra i primi volontari a riparare il reattore nucleare senza nessuna preparazione e protezione\, e di una donna che continua ad amare\, nella quotidianità di un’esistenza senza futuro\, se non quella della sublimazione della morte attraverso l’amore. \nPreghiera per Cernobyl non parla solo della più grande tragedia nucleare\, migliaia di volte più grande di Hiroshima e Nakasaki: è una narrazione di straordinaria forza emotiva che racconta con diverse inquadrature il dramma umano\, sociale e politico del disastro ambientale e della fine del comunismo. \nUna eccezionale storia epocale\, con una materia densa dal punto di vista emotivo e di denuncia politica\, in un mix fortemente teatrale che lascia senza fiato. \nSvetlana Aleksievic affronta la tragedia di Cernobyl e la disfatta del mondo comunista\, restituendo con implacabile fedeltà le voci e i sentimenti delle persone che hanno toccato l’ignoto di un dramma che non ha eguali nella storia contemporanea. \n  \nNon si vedeva la morte\, non si toccava\, non aveva odore. Mancavano persino le parole per raccontare della gente che aveva paura dell’acqua\, della terra\, dei fiori\, degli alberi. Perché niente di simile era accaduto prima. Le cose erano le stesse\, i fiori avevano la solita forma\, il solito odore\, eppure potevano uccidere. \nSvetlana Aleksievic \n  \nRassegna Teatro dei 3 Mestieri al Mu.Me 2021\nInfo e prenotazioni 090.622505 – 349.8947473 \n 
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SUMMARY:A Pinna di Hu
DESCRIPTION:di e con Iridiana Petrone\nmusiche eseguite da Quartetto AreaSud\noggetti di scena Tiziana Rapisarda\ncostumi Concetta Cannizzaro\norganizzazione generale Fabio Navarra\nproduzione Nave Argo associazione culturale \nSi narra che un re\, divenuto cieco\, chiese ai due figli un maschio e una femmina di trovare la piuma di un pavone grazie alla quale avrebbe finalmente recuperato la vista Chi fosse riuscito nell’impresa\, avrebbe ricevuto l’intero regno in segno di gratitudine La figlia del re fu la prima a mettere le mani sull’ambita piuma ma\, avido e invidioso\, il fratello fece cadere la sorella nel fiume e\, dopo essersi impossessato della piuma\, al cospetto del padre re si prese il merito dell’impresa Nel frattempo\, un pastorello che pascolava il suo gregge sulle rive dello stesso fiume vide una bella canna che spuntava dall’acqua e con essa si costruì un flauto che\, poggiato sulle labbra\, prese a suonare con la voce melodiosa della principessa. \nLo spettacolo è liberamente ispirato al racconto popolare siciliano dal titolo “Lu re di Napoli”\, uno dei tanti raccolti agli inizi del Novecento dallo scrittore ed etnologo Giuseppe Pitré \nIl racconto è stato riadattato da Iridiana Petrone in uno spettacolo di narrazione in dialetto siciliano di cui è anche interprete\nLe musiche popolari\, eseguite dal Quartetto AreaSud sono parte fondamentale della messa in scena che ha un forte legame\, nella forma e nella struttura\, con la tradizione dei cantastorie siciliani \nFuori in Scena 2021\nPrima replica ore 19:00\nSeconda replica ore 20:30\nInfo e prenotazioni 090.622505 – 349.8947473
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SUMMARY:Meno Male che c'è Luigi
DESCRIPTION:di Donatella Venuti\nregia e ideazione luci Roberto Zorn Bonaventura\ncon Gianfranco Quero e Claudia Zappia\nmusiche originali eseguite dal vivo da Arcadio Lombardo\naiuto regia Stefano Cutrupi\nscene\, costumi e grafica Cinzia Muscolino\norganizzazione Angelo Di Mattia\nproduzione Associazione Teatro dei 3 Mestieri APS \nLo spettacolo riguarda uno degli ultimi testi scritti dalla drammaturga\, regista e attrice messinese\, Donatella Venuti\, recentemente scomparsa. Un’artista che ha dato molto alla città di Messina\, per il suo impegno artistico e per la formazione di giovani attori.\nAbbiamo deciso di ricordarla nel migliore nei modi\, producendo questo spettacolo dal testo significativo. \nNote di regia\nIn una piazza siciliana una coppia di anziani\, alle prese con problemi di memoria\, aspetta il ritorno del figlio che sembra non arrivare mai. Il vento\, elemento sempre presente\, muove e determina gli stati d’animo dei due personaggi che si avvicinano e si allontanano continuamente tra di loro\, in un gioco teatrale ben strutturato dal testo e dai dialoghi serrati. La musica è come lo scirocco e si insinua in ogni battuta\, in ogni silenzio e in ogni emozione\, diventando corpo d’artista. La strada dunque\, con i suoi tre artisti\, indomiti\, sempre pronti ad amare e ad essere amati\, da chi li ascolta. Una pièce malinconica e amara\, ma con sfumature divertenti e accenni clowneschi. \n  \nRassegna Teatro dei 3 Mestieri al Mu.Me 2021\nInfo e prenotazioni 090.622505 – 349.8947473
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SUMMARY:Carta Bianca
DESCRIPTION:Drammatico | Italia\, 2013 | 90 min. \nRegia: Andrés Arce Maldonado.\nCast: Mohamed Zouaoui\, Tania Angelosanto\, Patrizia Bernardini\, Valentina Carnelutti.\nProduzione: produzione partecipata. \nSINOSSI \nRoma. È la vigilia di San Valentino. Tre personaggi (due stranieri e un’italiana) si incontrano e si scontrano: ancora non lo sanno\, ma ognuno di loro sta per cambiare la vita dell’altro. Kamal è un giovane e atipico pusher marocchino\, amante dei libri e nemico di ogni fondamentalismo; sogna di diventare italiano\, europeo\, occidentale\, e intanto spaccia droga nella biblioteca di quartiere. Vania\, bella badante moldava\, gentile e religiosa\, è perseguitata dalle allucinazioni del suo mostruoso passato. E poi c’è Lucrezia\, grintosa imprenditrice italiana innamorata del suo cane e della propria azienda\, che come tanti altri è finita nelle grinfie di un usuraio\, quasi senza rendersene conto. \nFestival: RIFF Rome Independent Film Festival (Premio distribuzione) • Bogotà 2013 (Concorso internazionale) \nTRAILER
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SUMMARY:Stavolta e mai più
DESCRIPTION:Ideazione Elio D’Alessandro\, Edoardo Palma\, Emanuele Gaetano Forte.\nRegia Simone Schinocca\, Edoardo Palma.\nScenografie Diana Ciufo.\nProduzione Tedacà \nInterpreti Elio D’Alessandro“Come il ghiaccio coi cocktail” è un monologo teatrale interpretato da Elio D’Alessandro e tratto da un omonimo racconto di Emanuele Gaetano Forte\, con la regia di Simone Schinocca ed Edoardo Palma.\nEstate\, sabato sera alla pineta. Michele ha vent’anni e un’estrazione proletaria. Quella sera\, per permettersi i cocktail\, le scarpe\, gli scooter\, le camicie e tutto ciò che invidia ai suoi coetanei di diversa estrazione sociale\, decide di vendere le collanine della comunione e partire alla volta di Napoli per investire il ricavato in fumo da spacciare. Una storia semplice o per lo meno abbastanza frequente. Quello che lo spettacolo vuole raccontare è tutto ciò che sta dietro una vicenda come questa\, lo scarto tra i due universi che vi si scontrano. Da un lato il mondo delle berline basse\, delle ragazzine sui tacchi e degli aperitivi sulla spiaggia al tramonto: un mondo da spot pubblicitario\, da ammirare in lontananza\, che fa esplodere i bisogni. Dall’altro il mondo reale\, quello in cui la benzina costa più di 1 e 70 al litro\, dove un pacchetto di sigarette costa 4 euro e 50\, dove una camicia di lino Harmont & Blaine costa 150 euro e «tua madre dopo che te l’ha comprata ti dice: stavolta e mai più…».\nElio D’Alessandro – unico attore in scena – racconta proprio questo\, calando lo spettatore\, oltre che in una storia\, in un contesto nel quale i messaggi ossessivi cambiano le prospettive e le proporzioni della realtà. Uno spettacolo pop\, in tutti i sensi\, che delinea il contrasto tra la vita vera e quella solo immaginata.
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SUMMARY:La principessa stonata
DESCRIPTION:diretto e interpretato da Iridiana Petrone\nmusiche originali Giuseppe Nicolosi\nscene e costumi Tiziana Rapisarda\nProduzione Nave Argo \nPuò una principessa delle fiabe essere stonata?\nMariposa è una principessa coraggiosa ma assai stonata; ha un grande cuore e un sogno da realizzare\, ma un giorno a Favolandia scompaiono tutte le più famose principesse delle fiabe e lei decide di andarle a cercare.\nUna nuova avventura ha inizio!\nTra caverne parlanti\, api ronzanti\, fiori cantanti\, bianconigli banditori e magiche pozioni alla fine un sogno si realizzerà ed una nuova fiaba inizierà.\nUno spettacolo originale costruito utilizzando le tecniche del teatro d’attore e del teatro di figura\, unite a musiche vivaci\, scene e costumi colorati. Divertimento e coinvolgimento per i piccoli spettatori proponendo a loro una riflessione su tematiche importanti per l’universo dell’infanzia: la fiducia in se stessi\, il coraggio e l’amicizia. \n 
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SUMMARY:Il Circo Capovolto
DESCRIPTION:di e con Andrea Lupo\ndall’omonimo romanzo di Milena Magnani\nregia Andrea Paolucci\nproduzione Teatro delle Temperie \nvincitore del Roma Fringe Festival 2017\ncome MIGLIOR ATTORE\nPREMIO DEL PUBBLICO\nMIGLIOR DRAMMATURGIA\nvincitore del bando MAZINGA 1°edizione \nUno spettacolo intenso ed emozionante. Un vortice in cui memoria\, appartenenza\, famiglia e sangue si mescolano a guerra\, deportazioni\, tradimenti\, fughe e vendette.\nDue storie parallele ma strettamente intrecciate\, quella di Branko e quella di suo nonno Nap’apò\, due generazioni di rom in questa Europa in cui le etnie nomadi hanno vissuto e vivono ancora vite separate\, vite “a parte”. Una generazione è finita nei campi di concentramento\, la successiva nei campi rom alle periferie delle grandi città. Branko Hrabal in fuga dall’Ungheria si rifugia in un campo rom in Italia. Porta con\nsé dieci scatoloni contenenti quel che rimane del famoso circo ereditato da suo nonno. \nCirco che ha dovuto bruscamente interrompere la sua attività durante la Seconda Guerra Mondiale\, quando i nazisti ne hanno prima rinchiuso e poi sterminato tutti gli artisti. Branko non sa che farsene di questa eredità pesante ed ingombrante. Ma nel campo trova un gruppo di bambini curiosi che lo obbligano a raccontare la storia di quel circo\, che è la storia della sua famiglia e che è in sintesi la storia dell’Europa da cui tutti discendiamo. Branko si trova così a ripercorrere l’epopea della propria famiglia\, dalla gioia\, dall’incantamento e\ndallo stupore che il circo di suo nonno sapeva portare in giro per tutta Europa\, fino alla fuga\, alle deportazione\, alla reclusione e allo sterminio. Sette bambini lo ascoltano con occhi pieni di incantamento e trovano finalmente fra un trapezio\, cinque clave e qualche vecchio costume una nuova speranza di riscatto e di felicità. Fra gente del campo che non è neppure più in grado di immaginare un domani per sé e per la propria famiglia c’è ancora invece chi riesce a vedere una possibilità di futuro: quei sette bambini che trasformano la storia della famiglia di Branko in energia nuova e voglia di riscatto. Nascosti nelle cantine di un vecchio palazzo abbandonato\, ispirati da Branko lavorano sodo e alla fine riescono a dar vita ad un nuovo circo… un loro nuovo circo… un circo sottoterra…un circo capovolto. \nnote di regia \nIncontro il testo di Milena perché me lo regala una mia giovane amica. Ha gli occhi ancora rossi per la commozione e mi dice che è un romanzo “scritto apposta per te: parla di bambini\, circhi e campi Rom”. Inizio la lettura un po’ scettico: cosa c’entro io con questo Branko\, e con Senija\, Ibrahim e il vecchio Nap apó e il suo strampalato Kék Cirkusz? E mentre mi faccio queste domande leggo di padri e figli\, di regole dure da rispettare e giuramenti difficili da mantenere. Ed è una favola\, ed è una parabola\, ed è un romanzo\, ed è una confessione. Ed è ironico\, ed è malinconico\, ed è comico\, ed è cattivo. Ed è leggero\, magico e ti si appiccica dentro facendoti vacillare\, inesorabilmente. E sembra proprio scritto per te. Arrivo in fondo tutto d’un fiato e proprio in quel momento mi chiama Andrea Lupo e mi dice “ho finalmente trovato il testo giusto per lavorare insieme”. Mi asciugo gli occhi e rispondo d’un fiato: “Arrivo!”.
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DESCRIPTION:di e con Andrea Lupo\ndall’omonimo romanzo di Milena Magnani\nregia Andrea Paolucci\nproduzione Teatro delle Temperie \nvincitore del Roma Fringe Festival 2017\ncome MIGLIOR ATTORE\nPREMIO DEL PUBBLICO\nMIGLIOR DRAMMATURGIA\nvincitore del bando MAZINGA 1°edizione \nUno spettacolo intenso ed emozionante. Un vortice in cui memoria\, appartenenza\, famiglia e sangue si mescolano a guerra\, deportazioni\, tradimenti\, fughe e vendette.\nDue storie parallele ma strettamente intrecciate\, quella di Branko e quella di suo nonno Nap’apò\, due generazioni di rom in questa Europa in cui le etnie nomadi hanno vissuto e vivono ancora vite separate\, vite “a parte”. Una generazione è finita nei campi di concentramento\, la successiva nei campi rom alle periferie delle grandi città. Branko Hrabal in fuga dall’Ungheria si rifugia in un campo rom in Italia. Porta con\nsé dieci scatoloni contenenti quel che rimane del famoso circo ereditato da suo nonno. \nCirco che ha dovuto bruscamente interrompere la sua attività durante la Seconda Guerra Mondiale\, quando i nazisti ne hanno prima rinchiuso e poi sterminato tutti gli artisti. Branko non sa che farsene di questa eredità pesante ed ingombrante. Ma nel campo trova un gruppo di bambini curiosi che lo obbligano a raccontare la storia di quel circo\, che è la storia della sua famiglia e che è in sintesi la storia dell’Europa da cui tutti discendiamo. Branko si trova così a ripercorrere l’epopea della propria famiglia\, dalla gioia\, dall’incantamento e\ndallo stupore che il circo di suo nonno sapeva portare in giro per tutta Europa\, fino alla fuga\, alle deportazione\, alla reclusione e allo sterminio. Sette bambini lo ascoltano con occhi pieni di incantamento e trovano finalmente fra un trapezio\, cinque clave e qualche vecchio costume una nuova speranza di riscatto e di felicità. Fra gente del campo che non è neppure più in grado di immaginare un domani per sé e per la propria famiglia c’è ancora invece chi riesce a vedere una possibilità di futuro: quei sette bambini che trasformano la storia della famiglia di Branko in energia nuova e voglia di riscatto. Nascosti nelle cantine di un vecchio palazzo abbandonato\, ispirati da Branko lavorano sodo e alla fine riescono a dar vita ad un nuovo circo… un loro nuovo circo… un circo sottoterra…un circo capovolto. \nnote di regia \nIncontro il testo di Milena perché me lo regala una mia giovane amica. Ha gli occhi ancora rossi per la commozione e mi dice che è un romanzo “scritto apposta per te: parla di bambini\, circhi e campi Rom”. Inizio la lettura un po’ scettico: cosa c’entro io con questo Branko\, e con Senija\, Ibrahim e il vecchio Nap apó e il suo strampalato Kék Cirkusz? E mentre mi faccio queste domande leggo di padri e figli\, di regole dure da rispettare e giuramenti difficili da mantenere. Ed è una favola\, ed è una parabola\, ed è un romanzo\, ed è una confessione. Ed è ironico\, ed è malinconico\, ed è comico\, ed è cattivo. Ed è leggero\, magico e ti si appiccica dentro facendoti vacillare\, inesorabilmente. E sembra proprio scritto per te. Arrivo in fondo tutto d’un fiato e proprio in quel momento mi chiama Andrea Lupo e mi dice “ho finalmente trovato il testo giusto per lavorare insieme”. Mi asciugo gli occhi e rispondo d’un fiato: “Arrivo!”.
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SUMMARY:Mari
DESCRIPTION:con Cinzia Muscolino e Tino Caspanello\ncostumi: Cinzia Muscolino\nscena e regia: Tino Caspanello\nProduzione Teatro Pubblico Incanto \n“Delizioso duetto musicale in dialetto messinese\, dedicato dall’autore a coloro che amano senza parole\, mentre vede prolungarsi un ripetuto breve addio\, sulle rive del mare\, tra un marito ansioso di restare solo a pescare e la moglie che continua a rinviare il rientro in cucina\, riattaccando il discorso. Anche qui vibra una voce spasmodicamente interessata al linguaggio\, che tende la rete invisibile di un sortilegio amoroso a imprigionare coi ritmi della sua partitura il movimento\, legando le due figurine struggenti nel notturno marino.” \n                                                                                                                                                                                                       La Giuria del Premio Riccione  \nUn uomo e una donna\, il mare; una lingua\, quella siciliana\, che non permette di esprimere tutte le profondità di un sentire\, una lingua fatta di necessità quotidiane\, che possiede solo il presente\, dilatato nel testo sulla linea che separa mare e terra\, su questo limite mutevole che attrae l’uno e respinge l’altra. “Mari” è quasi una partitura musicale nella struttura e nel suono delle parole accompagnate dal lento ritmo di un calmo mare notturno. Quante volte in riva al mare abbiamo parlato di Dio e del mondo\, o del nostro pane quotidiano. E accade che l’uomo e la donna si parlano\, non lo fanno quasi mai\, e si sorprendono del loro parlare e anche del loro cantare insieme a quelle materie che solo se le conosci bene ti aiutano ad amare\, anche senza la necessità di dirlo. E’ proprio per scoprire di quale materia siamo fatti che l’uomo invita la compagna a toccare il mare\, quell’acqua scura che fa orrore e affascina allo stesso tempo\, quell’elemento che ha permesso loro di parlarsi. E quando la donna\, arrivata là apparentemente per caso\, comincia ad avvicinarsi all’uomo che ama e che se ne sta solo a pensare sulla spiaggia\, ecco che i due sciolgono finalmente i nodi che nessuna lingua potrà mai sciogliere\, in parole che nessun suono potrà mai restituirci. \n*Evento che sostituisce lo spettacolo Met For Mina programmato inizialmente 10\, 11 e 12 Gennaio 2020 e che verrà riprogrammato nella prossima stagione del Teatro dei 3 Mestieri 2020/21 
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SUMMARY:Cunta sta Terra
DESCRIPTION:di e con Annamaria Pugliese e Anthony Greco \nProduzione Ass. Le Tarme \nNanna e Ninò\, due giullari fuori dal tempo\, fermano il loro carrozzone per raccontare e cantare le leggende della terra siciliana. Ad accompagnarli nel viaggio il resto della compagnia\, rappresentata da buffi personaggi che ne combinano di tutti i colori : Encelado\, il gigante rinchiuso sotto l’Etna\, sorprenderà con la sua chitarra a quattro mani; Colapesce\, un grazioso burattino al servizio di un re-cucchiaio Federico II\, emozionerà il pubblico raccontando la sua storia; Campagnola\, la capra con voce melodiosa\, si trasformerà in una zampogna.\nLa fantasia di questa squadra\, riavvicinerà lo spettatore a un mondo antico ma ancora vivo legato alla nostra terra e a ciò che siamo. \nChitarra in mano e zampogna sulle spalle\, Nanna e Ninò\, duetto mezzo clown e mezzo cantastorie\, rivisitano alcune favole della cultura popolare siciliana trasformandole in veri “sketch” divertenti ed educativi.\nCosì partecipano alla sopravvivenza della tradizione e del racconto tramandato per via orale\, per non dimenticare le nostre origini e la nostra cultura. Rispolverando il teatro di piazza in stile medievale lo spettatore si ritroverà immerso in un’atmosfera grottesca che accomuna sia grandi che piccini o per meglio dire\, adatto a un pubblico adulto accompagnato da bambini.
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DESCRIPTION:BAR STELLA\nScritto e diretto da Tino Caspanello\ncon Francesco Biolchini\, Tino Calabrò\, Cinzia Muscolino\nscene e costumi Cinzia Muscolino\nassistente alla regia Maria Rosa Biginelli\nProduzione Teatro Pubblico Incanto \nBar Stella\, la periferia di una grande città\, solitudini che cercano una luce sotto la quale incontrarsi e potere dipanare la matassa di vite che altrimenti scorrerebbero una accanto all’altra senza mai dialogare\, due fratelli che si cercano\, due fratelli il cui destino sembra fondersi in un’unica soluzione e una donna\, la proprietaria del bar\, che rielabora la routine di giorni sempre uguali\, cercando di trattenere accanto a sé il mondo che scorre davanti ai suoi occhi. E ci sono le parole\, pesanti a volte\, le parole che non vorremmo mai sentirci dire\, quelle che fanno male\, e quelle che salvano e restituiscono agli uomini la loro dignità e il coraggio di guardare oltre l’apparente insensatezza dell’agire umano.
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SUMMARY:I fratelli Karamazov
DESCRIPTION:Drammatico\,Teatro | Rep. Ceca/Polonia\, 2008 | 100 min. \nRegia: Petr Zelenka.\nCast: Ivan Trojan\, Igor Chmela\, Martin Mysicka\, David Novotny\, Radek Holub\, Lenka Krobotova.\nProduzione: Cestmír Kopecký. \nSINOSSI \nPolonia\, in una calda giornata estiva un gruppo di persone viaggia verso un’acciaieria abbandonata. Sono attori di un teatro di Praga\, giunti per provare uno spettacolo che si terrà il giorno successivo. Alcuni operai sono ancora al lavoro\, le uniche creature viventi rimaste. In un primo momento prestano poca attenzione agli attori\, preoccupati per una tragedia accaduta il giorno prima: il figlio di un manovale è caduto da una passerella e si è rotto la spina dorsale. Il loro interesse è tutto rivolto nel suo destino. Tra i resti di vecchi macchinari e vecchie cianfrusaglie\, le prove hanno inizio: si tratta di un adattamento de I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij. Per tutto il tempo il mondo reale degli operai rimane ai margini della performance\, finché gli echi della tragedia che stanno vivendo risuonano all’interno della rappresentazione… \nFestival: 43° Karlovy Vary International Film Festival (Premio FIPRESCI; Menzione Speciale alla Regia); Czech Lion (vincitore Miglior Regia e Miglior Film) \nTRAILER
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SUMMARY:Il Natale di Harry
DESCRIPTION:Di Steven Berkoff\ndiretto e interpretato da Nicola Alberto Orofino\nProduzione MezzARIA teatro \nHarry è un uomo solo di 40 anni nell’Inghilterra degli anni ’80. Sono gli anni del consumismo sfrenato\, dei party eccentrici\, dei concerti di massa…La solitudine non è contemplata\, è da sfigati\, non essere all’ordine del giorno. La ricerca affannata di comitive e brigate sembra essere il solo scopo della vita. Anche Harry vorrebbe essere cosi\, un ragazzo normale degli anni ’80. Vorrebbe avere una ragazza\, degli amici\, qualcuno con cui scambiare due parole\, bere un drink…Harry non ha niente di tutto questo. Perché? Non importa sapere perché…Harry è diverso\, scontento e in crisi nera perché è diverso\, perché è solo. Gli anni ’80 sono per il conformismo\, nessuno spazio è previsto per altro… \nE poi arriva Natale\, il periodo dell’anno in cui tutto si amplifica. Le feste\, i regali\, i biglietti d’auguri\, i pranzi\, le giocate a carte\, le riunioni…La solitudine di Harry di ingigantisce e diventa insopportabile…
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SUMMARY:Un Natale straordinario
DESCRIPTION:Testo e Regia di Antonella Caldarella\nProd. La Casa di Creta \nBabbo Natale sembra scomparso. Nessuno si ricorda più di lui\, i bambini della terra lo hanno dimenticato. Troppo presi dalla nuova vita virtuale. Ma lui c’è\, sta sempre li ad inventare giochi nuovi per quei pochissimi bambini del mondo che credono ancora in lui. Ma ecco che guardando dal suo supercannocchiale scopre che la terra è infestata da una terribile epidemia di tristezza. I bambini non ridono più. Troppa tecnologia? Probabilmente. Solo una bambina\, Ariella\, sta lì a giocare con dei vecchi giocattoli e a ridere a crepapelle e proprio a lei Babbo Natale si rivolgerà per farsi aiutare. La sfida è molto difficile ma con intelligenza e costanza i nostri eroi riusciranno nella loro impresa e a far tornare il Natale un momento magico\, pieno di emozioni e di allegria. Una fiaba musicale e moderna che parla di valori quale L’amicizia\, la Bontà\, L’importanza dello stare insieme\, del vivere la vita in maniera sana e semplice. Proprio questo lo rende un Natale Straordinario.\nRicco di colorati costumi\, musiche\, canzoni \, divertenti gags\, ‘Un Natale Straordinario’ è la nuova produzione de La Casa di Creta\, uno spettacolo allegro e significativo per i bambini di oggi.
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SUMMARY:Figli del Set
DESCRIPTION:Film Documentario | Italia\, 2016 | 62 min \nRegia: Alfredo Lo Piero.\nCast: Manolo e Carlotta Bolognini\, Renzo Rossellini\, Ricky Tognazzi\, Simona Izzo\, Fabrizio e Fabio Frizzi\, George Hilton\, Danny Quinn\, Vera Gemma….\nProduzione: Carlotta Bolognini e Alfredo Lo Piero. \nSINOSSI \nCarlotta è cresciuta in una bellissima famiglia in cui la settima arte è stata sempre nell’aria\, si respirava in ogni angolo della casa. Nostalgica del vecchio cinema\, attraverso un invito a cena decide di rivedere gli amici d’infanzia\, figli d’arte coi quali\, sui vari set di papà e zio\, ha trascorso gli anni più spensierati e divertenti della propria vita. Seduti a un tavolo di un antico castello\, a far compagnia c’è anche papà Manolo: attraverso memorie\, racconti\, raccolta di filmati\, foto\, documenti storici e testimonianze\, i protagonisti rievocheranno l’epoca del tanto amato cinema italiano. Un viaggio nel passato per rivivere con nostalgia cinquant’anni di storia cinematografica\, e non solo\, italiana. \nTRAILER
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SUMMARY:Un cottage tutto per sé
DESCRIPTION:di e con Natalia Magni\nregia di Sonia Barbadoro\nProduzione Magnitudo nove \nUna madre ossessiva\, un’amica preoccupata\, un sogno da realizzare. Sono gli elementi che trainano la vita di Orsetta: una quasi quarantenne in cerca di stabilità\, attraverso incontri mancati\, regali inaspettati e nuove partenze. Una commedia leggera\, di piccoli inciampi e grandi passaggi\, alla ricerca del solo luogo dove sentirsi veramente a casa.
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LOCATION:Teatro dei 3 Mestieri\, S.S. 114 Km 5\,600 – Via Roccamotore\, Messina\, ME\, 98128
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SUMMARY:Un cottage tutto per sé
DESCRIPTION:di e con Natalia Magni\nregia di Sonia Barbadoro\nProduzione Magnitudo nove \nUna madre ossessiva\, un’amica preoccupata\, un sogno da realizzare. Sono gli elementi che trainano la vita di Orsetta: una quasi quarantenne in cerca di stabilità\, attraverso incontri mancati\, regali inaspettati e nuove partenze. Una commedia leggera\, di piccoli inciampi e grandi passaggi\, alla ricerca del solo luogo dove sentirsi veramente a casa.
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SUMMARY:Pinocchio
DESCRIPTION:Di e con Angelo Gallo\nProduzione Teatro della Maruca \nLa storia più raccontata da sempre per grandi e piccini. In questo spettacolo Pinocchio prende vita cosi proprio come viene raccontato. Nasce da un pezzo di legno\, scolpito dalle mani di Geppetto. Ma ai nostri giorni chi è Geppetto? chi è la Fata Turchina? chi sono il Gatto e la Volpe?…e soprattutto chi è Pinocchio? Che senso ha raccontare Pinocchio senza paragonare i principali personaggi e i luoghi della storia ai giorni nostri? \nUn meraviglio viaggio nel teatro di figura\, partendo dalla tecnica dei burattini a guanto passando poi dalle marionette alle marottes e per concludere al teatro d’oggetto\, con materiali di riciclo\, attraverso il quale si darà vita all’enorme pescecane che inghiotterà Pinocchio. \nLo spettacolo\, recitato da vivo\, si rifà alle prime forme di teatro ragazzi del panorama italiano nel quale il pubblico non solo prende parte ma diventa protagonista nel susseguirsi di colpi di scena. \nUno spettacolo semplice\, forte e tenero allo stesso tempo in cui linguaggio evocativo del teatro di figura si mette a servizio della storia che ha accompagnato l’infanzia di ogni bambino.
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SUMMARY:Al di la del risultato
DESCRIPTION:Commedia\, Italia\, 75 min.\nRegia: Emanuele Gaetano Forte.\nCast: Emanuele Gaetano Forte\, Giacomo Forte\, Matteo Palmaccio Giorgio Stammati\, Luigi Stammati.\nProduzione: Emanuele Gaetano Forte in collaborazione con Full of Beans. \nFormia è una città piccola\, una stretta lingua di terra schiacciata tra mare e montagne che si può percorrere solo in due direzioni: avanti e indietro. Così le vite dei quattro ragazzi protagonisti: lo spazio in cui possono muoversi è angusto\, le prospettive limitate. Vittime di un paese vecchio che concede loro poco spazio e della peggiore crisi economica degli ultimi ottant’anni\, i quattro sono complici di questa situazione. Carnefici e vittime\, contemporaneamente. Incapaci di desiderare e pretendere\, sono sempre cortesi\, e chiedono il permesso. \nForse i divani dei genitori sono troppo comodi\, e stanno lì sdraiati\, sforzandosi quel poco che basta per dire: ci ho provato. \nForse. Perché poi il malessere torna fuori prepotente insieme alla necessità di trovare una strada\, uno scopo\, qualcosa per cui lottare. Un’idea come un’altra. Non importa. \nFestival: 2016 – Festival du Cinéma Méditerranéen de Montpellier – Prix étudiant de la première oeuvre 2016 – Napoli Film Festival – Menzione speciale Nuovo Cinema Italia / Premio Cinemaitaliano.info 2016 – Valdarno Cinema Fedic – Premio Giuria Giovani 2016 – Vittorio Veneto Film Festival – Premio degli studenti delle superiori e dell’università 2016 – Comedy Cluji International Film Festival – Selezione Ufficiale 2016 – Festival du Film Italien de Villerupt – Selezione Ufficiale 2016 – Festival Ciné-Salé Le Havre – Selezione Ufficiale 2017 – Festival Piccolo Grande Cinema Milano – Selezione Ufficiale
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CATEGORIES:Umane Imperfezioni. Cinema Indipendente
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SUMMARY:Io\, Sarah. Ultime ore di Sarah Kane
DESCRIPTION:Tratto dal romanzo di Francesca Auteri “Ultime ore di Sarah Kane” edito da VME\nRiduzione e Adattamento Giovanni Arezzo e Alice Sgroi\ncon Alice Sgroi\nRegia Giovanni Arezzo\nAssistente alla regia Gabriella Caltabiano \nTratto dal romanzo di Francesca Auteri\, Io\, Sarah. Ultime ore di Sarah Kane è un monologo post-mortem in cui a parlare è Sarah Kane\, drammaturga inglese morta suicida a ventotto anni\, uccisa dalla solitudine e dalla mancanza di amore. \nDopo essersi strangolata con i lacci delle sue scarpe nel bagno dell’ospedale psichiatrico in cui era ricoverata\, nel tentativo di liberarsi delle sue ossessioni\, Sarah – non-morta e in un non-luogo definito solo dallo scorrere del tempo – si ritrova a dover fare i  conti con i suoi mostri\, perseguitata dai pensieri che sono stati causa del suo stesso suicidio. \nTra ricordi\, visioni e rimandi al suo teatro\, Io\, Sarah è un viaggio intimo tra le riflessioni di una donna appassionata e fragile\, tanto capace di dare amore quanto desiderosa di riceverne\, in bilico tra dannazione e salvezza\, e che si ritrova costretta a dover decidere il proprio destino anche dopo la morte. \nNOTE DI REGIA \nIo\, Sarah è una grande e terribile storia d’amore e solitudine. Una storia d’amore matto e disperatissimo. L’amore sa dare la vita\, ma sa anche toglierla\, sa guarire le ferite dell’anima o colpirla – l’anima – a morte. È questo amore estremo e straziante la goccia di veleno che – nel nostro gioco teatrale – ha fatto traboccare il vaso già colmo di disagio e lacrime di Sarah.\nSarah è Sarah Kane\, drammaturga inglese tra le più sconvolgenti e importanti per la drammaturgia contemporanea\, oltre che per la mia storia artistica\, che a ventotto anni ha deciso di togliersi la vita strangolandosi con i lacci delle sue scarpe\, nel bagno dell’ospedale psichiatrico in cui era ricoverata.\nÈ qui che comincia la nostra storia: Sarah è già morta\, Sarah è appena morta. Eppure pensa e parla e soffre e vuole fumare. Uno scarafaggio\, una crepa sul muro\, un foglio di carta con su scritta una lettera\, sono i suoi unici interlocutori. E poi c’è lei\, l’altra. L’amore infinito di Sarah\, il suo centro e la sua musa. Nominata e invocata e maledetta\, continuamente. Però\, lei\, in realtà non c’è\, ed è proprio questo il dramma. Lei che c’era ma non abbastanza\, che si fa aspettare invano\, che sa amare ma non vuole\, o vuole amare ma non sa.\nPer sensibile intelligenza teatrale e meravigliosa violenza emotiva\, Alice Sgroi è la mia Sarah ideale\, che si muove e agisce in un non-luogo deserto che non ha mai visto ma che conosce a menadito\, incastrata nelle debolezze della sua stessa esistenza\, ma con una voglia matta e\, in qualche modo\, nuova di chiudere questo devastante cerchio di fuoco che le ha infiammato il cuore\, tra i baci e gli schiaffi. Un cerchio che può chiudersi solo\, come tradizione comanda\, con una struggente e liberatoria lettera d’amore.\n«Non è vero che da morti non si soffre\, è solo diverso».\nGiovanni Arezzo
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SUMMARY:Winter is Coming
DESCRIPTION:WINTER IS COMING\ndi Giusi Arimatea\nCon Milena Bartolone\nRegia Marcantonio Pinizzotto\nVoci Gabriella Cacia\, Elvira Ghirlanda\, Carlo Spinelli\nGrafica Noam-Strutture Creative\nAmministrazione Angelo Di Mattia\nProduzione Teatro dei 3 Mestieri \nLa declinazione al femminile dei cambiamenti del corpo dopo i quarant’anni e la personale percezione che le donne hanno del loro invecchiare al tempo della chirurgia estetica e di Photoshop. L’età e le prime rughe vissute dunque come stigma antropologico in una società fondata su canoni puramente estetici che hanno cancellato i rituali di passaggio. \nLe donne combattono quotidianamente la loro battaglia contro lo sfiorire del proprio corpo\, talvolta trovando sui social il riparo del sé più vero\, quello stesso con il quale fanno i conti in perfetta solitudine. Agli uomini sembrerebbe concesso invecchiare. Alla donna\, per pregiudizio di genere\, no. Non le rimane allora che vomitare tutto il male che ha dentro. Per poi fermarsi all’improvviso\, incipriarsi e tornare come nuova. Col suo carico di cose andate\, sui tacchi e dentro abiti che non getterà mai. \n“Winter is coming” è una riflessione\, a tratti ironica e a tratti malinconica\, che non indulge al compatimento\, sulle quarantenni del terzo millennio. Ed è uno spettacolo tanto per le donne che amano riconoscersi\, anche se non avranno mai il coraggio di ammetterlo\, quanto per gli uomini che pretendono di conoscere quell’universo femminile così meravigliosamente inafferrabile.
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DESCRIPTION:WINTER IS COMING\ndi Giusi Arimatea\nCon Milena Bartolone\nRegia Marcantonio Pinizzotto\nVoci Gabriella Cacia\, Elvira Ghirlanda\, Carlo Spinelli\nGrafica Noam-Strutture Creative\nAmministrazione Angelo Di Mattia\nProduzione Teatro dei 3 Mestieri \nLa declinazione al femminile dei cambiamenti del corpo dopo i quarant’anni e la personale percezione che le donne hanno del loro invecchiare al tempo della chirurgia estetica e di Photoshop. L’età e le prime rughe vissute dunque come stigma antropologico in una società fondata su canoni puramente estetici che hanno cancellato i rituali di passaggio. \nLe donne combattono quotidianamente la loro battaglia contro lo sfiorire del proprio corpo\, talvolta trovando sui social il riparo del sé più vero\, quello stesso con il quale fanno i conti in perfetta solitudine. Agli uomini sembrerebbe concesso invecchiare. Alla donna\, per pregiudizio di genere\, no. Non le rimane allora che vomitare tutto il male che ha dentro. Per poi fermarsi all’improvviso\, incipriarsi e tornare come nuova. Col suo carico di cose andate\, sui tacchi e dentro abiti che non getterà mai. \n“Winter is coming” è una riflessione\, a tratti ironica e a tratti malinconica\, che non indulge al compatimento\, sulle quarantenni del terzo millennio. Ed è uno spettacolo tanto per le donne che amano riconoscersi\, anche se non avranno mai il coraggio di ammetterlo\, quanto per gli uomini che pretendono di conoscere quell’universo femminile così meravigliosamente inafferrabile.
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SUMMARY:Se mi lasci mi masturbo
DESCRIPTION:SE MI LASCI MI MASTURBO\ndi e con Gianmarco Orlando\nProduzione Compagnia del Caso \nPuò essere il sesso la causa di maggior parte dei problemi umani? Si certo che può\, se no non sarebbe la cosa verso cui tutti proiettiamo il nostro tempo libero\, uno dei principali argomenti di discussione\, fonte di risoluzione dei problemi\, strategie vincenti e a volte persino reddito. Ma che fare quando si hanno problemi con il sesso? Quando ci si ritrova in una società autoreferenziale e poco risoluta? Ci si fa una bella risata come su ogni cosa e magari un po’ di sano auto erotismo\, senza moralismi stupidi. Perché trattenersi fino a scoppiare se puoi contare su te stesso sempre?\nIn questo monologo si affronta la tematica del sesso in maniera diretta e irriverente\, passando da certe idiozie moderne come Tinder per collinare in utopia orgiastica di un mondo pacifico\, spensierato e svuotato dall’odio.\nNon siate timidi ne pudici\, e se lo siete vi consigliamo vivamente di venire…in tutti i sensi. \n 
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