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SUMMARY:IL CONTE CHE NON CONTA
DESCRIPTION:di Davide Lo Coco\ncon Davide lo Coco\, Francesco Gulizzi\, Enrica Volponi Spena\nregia Santi Cicardo OTqA/Casa Teatro \nQuando viene a mancare il vecchio Conte di Albafiorita\, il suo unico figlio Ferdinando eredita tutti i possedimenti di famiglia nonché il titolo di Conte. Ferdinando però non sa assolutamente contare e\, presuntuoso come pochi\, ha sempre ritenuto superfluo impararlo. Gli unici numeri che conosce sono i primi tre. Non sa fare né moltiplicazioni né divisioni\, viene raggirato sempre dai commercianti e perde denaro senza neanche rendersene conto. E’ così somaro in matematica da essere preso in giro da tutti e chiamato ironicamente “Fefè che sa contare fino a 3”. A nulla valgono i consigli del Segretario Reale che verrà addirittura licenziato\, le battute ironiche degli abitanti della Contea\, le minacce di chi vuole la rovina di Ferdinando per appropriarsi del suo castello… Ferdinando non coglie mai occasione per imparare a far di conto e salvare così la Contea. Messo alle strette e rimasto con soli  3 ducati in mano\, a Ferdinando non resterà altro che ricorrere all’ aiuto della famigerata Gremilde\, la Strega del villaggio nota per la sua capacità di esaudire i desideri altrui. Ma le cose non andranno nel verso giusto e al povero Ferdinando ne capiteranno di tutti i colori! Una storia originale che attraverso i meccanismi della fiaba classica racconta il valore dei numeri e di come la Matematica\, anche quando non ce ne accorgiamo\, sia sempre intorno a noi. \n• evento per tutta la famiglia
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LOCATION:Teatro dei 3 Mestieri\, S.S. 114 Km 5\,600 Accanto distributore Esso\, Messina\, Messina\, 98128\, Italia
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SUMMARY:Cuori
DESCRIPTION:da “lettera di bambola e lettera del soldato” di Barbara Nativi \nRegia: Nicola Alberto Orofino\nCon: Francesco Bernava e Alice Sgroi Assistente alla regia: Gabriella Caltabiano Costumi: Pierorito Giuffrida\nLight Designer: Marco Napoli Organizzazione: Filippo Trepepi Produzione: Associazione Culturale Mezzaria \nL’Anima di “CUORI” \nImmagina un soldatino di stagno con una gamba sola e una ballerina di carta immobile su un piede. Si incontrano\, si riconoscono\, si innamorano. Un amore folle\, irragionevole\, che brucerà fino alla fine\, nel fuoco. Questa immagine potente è la metafora e l’allegoria di “CUORI”\, uno spettacolo che indaga il sentimento “che tutto move”. \nIn un mondo che spesso ci spinge alla fretta e alla superficialità\, “CUORI” ci invita a riscoprire la profondità delle emozioni\, l’attesa commovente e la passione che non si consuma\, ma brucia intensamente. \n“CUORI” è un frullatore di vita e morte che ti farà piangere e ridere insieme\, senza ragione alcuna. È la storia di due giocattoli con un’anima più umana che si possa immaginare\, un punto di arrivo per una compagnia che da anni esercita la bellezza\, il talento\, la fatica… l’amore. Lo spettacolo integra musica\, prosa\, danza e poesia\, creando un’esperienza scenica dai tanti linguaggi che si fondono e si scontrano\, offrendo uno sfondo emotivo unico. \nIl Cuore Pulsante dello Spettacolo \n“Ben poco ama colui che ancora può esprimere\, a parole\, quanto ami.” – Nicola Alberto Orofino. \nQuesto è il sentimento che guida la produzione di “CUORI”\, un’opera che nasce dalla collaborazione di anime belle e compagni di avventure poderose e toccanti\, come Francesco Bernava e Alice Sgroi\, creatori di MEZZARIA. \nNicola Alberto Orofino
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SUMMARY:STORIE DI PEZZA e LA FABBRICA DEI PUPAZZI
DESCRIPTION:di e con Angelo Gallo\nProduzione Teatro della Libellula ETS \n“Storie di pezza” è uno spettacolo teatrale messo in scena attraverso li teatro di figura.\nBurattini\, marionette\, muppet ed ombre cinesi raccontano otto storie che appartengono a tradizioni\ndiverse\, universi distanti ma paralleli tra loro.\nLe suggestioni\, el emozioni trasmesse dagli stessi pupazzi si avvalgono dele tecniche di manovra più antiche del mondo per trasportare ol spettatore in un viaggio nel quale el storie di un simpatico vecchietto si intrecciano con leggende orientali\, fiabe fantasy\, racconti regionali che hanno come scopo quello di analizzare la vita in tutte le sue sfaccettature.\nnI questa varietà di mondi e di racconti i protagonisti delle storie appaiono come specchio dell’umanità e ni egual modo\, mossi dal bisogno di sorridere\, amare e riflettere insieme. \nDomenica 25 Gennaio ore 10:oo \n LA FABBRICA DEI PUPAZZI \nLaboratorio/Spettacolo sulla costruzione di un burattino \n• evento per tutta la famiglia
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SUMMARY:Mari
DESCRIPTION:Scritto e diretto Tino Caspanello\nCon Cinzia Muscolino e Tino Caspanello \n“Delizioso duetto musicale in dialetto messinese\, dedicato dall’autore a coloro che amano senza parole\, mentre vede prolungarsi un ripetuto breve addio\, sulle rive del mare\, tra un marito ansioso di restare solo a pescare e la moglie che continua a rinviare il rientro in cucina\, riattaccando il discorso. Anche qui vibra una voce spasmodicamente interessata al linguaggio\, che tende la rete invisibile di un sortilegio amoroso a imprigionare coi ritmi della sua partitura il movimento\, legando le due figurine struggenti nel notturno marino.  La Giuria del Premio Riccione. \nUn uomo e una donna\, il mare; una lingua\, quella siciliana\, che non permette di esprimere tutte le profondità di un sentire\, una lingua fatta di necessità quotidiane\, che possiede solo il presente\, dilatato nel testo sulla linea che separa mare e terra\, su questo limite mutevole che attrae l’uno e respinge l’altra. “Mari” è quasi una partitura musicale nella struttura e nel suono delle parole accompagnate dal lento ritmo di un calmo mare notturno. Quante volte in riva al mare abbiamo parlato di Dio e del mondo\, o del nostro pane quotidiano. E accade che l’uomo e la donna si parlano\, non lo fanno quasi mai\, e si sorprendono del loro parlare e anche del loro cantare insieme a quelle materie che solo se le conosci bene ti aiutano ad amare\, anche senza la necessità di dirlo. E’ proprio per scoprire di quale materia siamo fatti che l’uomo invita la compagna a toccare il mare\, quell’acqua scura che fa orrore e affascina allo stesso tempo\, quell’elemento che ha permesso loro di parlarsi. E quando la donna\, arrivata là apparentemente per caso\, comincia ad avvicinarsi all’uomo che ama e che se ne sta solo a pensare sulla spiaggia\, ecco che i due sciolgono finalmente i nodi che nessuna lingua potrà mai sciogliere\, in parole che nessun suono potrà mai restituirci. L’autore. \nMari ha ricevuto nel 2003 il Premio Speciale della Giuria del Premio Riccione Teatro; in una versione a leggio è stato ospitato da Outis nel settembre 2004; è apparso sulla rivista Hystrio nel  2005; è stato tradotto in francese da Bruno e Frank La Brasca e presentato a Marsiglia\, Lione\, Tolosa e Strasburgo tra il 2008 e il 2009 nell’ambito di “Parole in anteprima” a cura di Antonella Amirante. Pubblicato in Francia da Editions Espace 34\, nella sua versione francese è stato prodotto dal Teatro de l’Atelier di Parigi con la regia di Jean Luis Benoit nel mese di maggio 2011. È stato presentato in polacco al Border Festival di Cieszyn a giugno 2012. Attualmente è nel repertorio di quattro compagnie francesi e la versione della Compagnia “La lune blanche” è andata in scena al festival di Avignone a luglio 2016. A novembre 2016 è stato rappresentato da Tino Caspanello e Cinzia Muscolino al Teatro dell’Università di Hong Kong.  Nel 2018\, tradotto in albanese da Arben Idrizi\, è stato pubblicato in Kosovo nel volume Dy Drama da Qendra Multimedia\, Pristina. Nel 2019\, tradotto in turco da Senem Cevher e Furkan Tekbıyık\, è stato pubblicato in Turchia da Mito Boyut\, Istanbul. È pubblicato in Italia nel volume Teatro di Tino Caspanello – Editoria & Spettacolo 2012. Mari celebra nel 2017  il quattordicesimo anno di repliche.
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SUMMARY:Mi chiamo Antonio Micali e voi probabilmente no
DESCRIPTION:La vita è un viaggio che hai prenotato con lo stesso tour operator di tutti gli altri. E come in tutte le mete gettonate\, ci ritroviamo tutti in fila aspettando il nostro turno: la nostra prima volta\, il nostro lavoro\, la nostra famiglia\, la nostra fede. \nIo non sono ancora tornato dal viaggio (anche perché se così fosse sarei morto e non avrei potuto scrivere quello che tu stai leggendo in questo momento)\, ma in compenso ho già visto qualcosa che vale la pena raccontare. \nE se dovessi avere una sorta di deja vù ascoltando la mia storia non temere: perché non c’è nulla di più ordinario e comune di ciò che crediamo ci renda straordinari. \nBIOGRAFIA \nAntonio Micali nasce a Messina\, cresce a Giampilieri\, vive a Roma e va avanti così! \nLavora come consulente digital per Rai Radio2 e dalla fine del 2020 si esibisce come stand up comedian. Insieme a Giulia Romanelli fa parte del collettivo “Questo non è un microfono” col quale organizza rassegne di stand up comedy su Roma. Nel 2024 si esibisce per la prima volta nel programma “Broncio” condotto da Edoardo Ferrario e Francesco De Carlo.
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SUMMARY:A Bocce Ferme
DESCRIPTION:Valentina Medda nasce – e già questo le sembra un clamoroso abuso di potere. \nVive a Siracusa la prima fanciullezza\, sognando di diventare l’erede di Enrico Papi. Ritenendosi inadeguata persino nei confronti della questione meridionale\, si dà presto alla fuga e approda prima a Pisa\, poi a Madrid\, infine a Roma\, dove attende di essere incoronata imperatrice del Sacro Romano Pigneto. \nAttrice\, autrice\, comedian con un discreto fetish per il co.co.pro. e una forte dipendenza da lavori sottopagati\, ha fatto del multitasking pressapochista una ragione di vita e l’ennesima scusa per lamentarsi. \nVirale il suo tutorial “Come lucidare le paillettes con le lacrime in 3 semplici mosse”\, tributo alla nobile tradizione della tragedia greca. Intesta la paternità del precariato a Craxi\, Andreotti\, Berlusconi\, ma solo perché sono morti tutti prima di molestarla. \nÈ ossessionata da Roberto Saviano\, ma lui la vede solo come un’amica. \nContro il logorio della vita moderna e nell’estremo tentativo di evitare un ictus precoce\, di recente si è dimessa da uno dei suoi 17 lavori\, così da poter gestire l’ansia\, il futuro\, i desideri. Dice… Voi fermatevi ad ascoltarla. \nUn mix di cinico disincanto e di delicata fragilità: la confessione di una disperazione così mainstream\, da rivelarsi esilarante.
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SUMMARY:Km1 - Spettacolo Bio Degradante
DESCRIPTION:Siamo a un bivio…Ve piacerebbe! Non c’è neanche più il bivio\, la strada a destra è già distrutta\, in fiamme\, scende sempre più nella voragine\, game over. La strada a sinistra\, fa schifo uguale\, ma almeno non nega il cambiamento climatico. Ieri dovevamo imparare semplicemente a usare gli i mezzi pubblici e buttare la plastica nel giusto contenitore e guardare com’è finita. Oggi dobbiamo riuscire a miniaturizzare il potere del sole per alimentare le città. Grazie tante papà. Io non vi voglio chiedere troppo\, KM 0 è davvero chiedervi troppo\, ma almeno partiamo da una prossimità\, KM 1 almeno. \nUno spettacolo di stand up comedy per ridere e riflettere sui problemi ambientali\, con uno come voi che per capirne qualcosa ha dovuto studiare e che l’astate a 40 gradi non la può più soffrire.
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SUMMARY:La Felicità
DESCRIPTION:drammaturgia di Roberta Amato e Giorgia Boscarino\ncon Roberta Amato\, Giorgia Boscarino\, Luana Toscano\nregia Nicola Alberto Orofino\nproduzione associazione culturale Madè \nLa felicità\, uno spettacolo tutto al femminile che racconta la storia di tre donne della Catania del 1968\, chiuse in casa\, mentre fanno cose da femmine.  \nSi tratta del racconto di tre donne nella Catania del ‘68\, donne che fanno cose da femmine. Recluse nei perimetri dei propri ruoli di genere e degli spazi\, in cui la società le ha relegate. \nLa prima: una zitella\, tutta casa e chiesa\, baciapile e bacchettona\, intollerante e maschilista. Felice nel suo bigottismo. La seconda: una donna sposata con un uomo che non c’è mai perché si spacca la schiena\, ma non le fa mancare niente… il televisore\, la lavatrice\, una 1100D\, il corredo della Paoletti\, l’iris la mattina\, le calze di nylon\, la carne Montana\, la dispensa sempre piena\, il capezzale della Madonna sopra il letto… Una vita consumata dentro una gabbia dorata… bisogna crearsi delle belle JAGGIE\, comu l’acidduzzi\, accoglienti\, con i trespoli e la scagghiola\, piccole jaggie dove ritornare\, sempre. Felice nella sua prigione. La terza: una donna sposata con un imprenditore. Anche lui non c’è mai\, ma a differenza dell’altra\, lei ha letto i giornali di collettivi femministi…questi posti dove mi pare di aver capito che si incontrano le donne e parlano dei loro problemi\, tutti i problemi\, anche quelli… diciamo… va…privati. Comincia a sentire dentro di sé un desiderio di indipendenza\, comincia a non sopportare più la subordinazione nei confronti del marito\, vuole trovarsi un lavoro\, comincia la sua rivoluzione. Troverà la felicità quando avrà il coraggio di abbandonare la sua gabbia… il marito non me lo sono saputa tenere\, ma neanche lui si è saputo tenere me. \nNOTE DI REGIA NICOLA ALBERTO OROFINO \nFuori e lontana c’è la Catania che cresce\, si allarga\, s’allonga\, si stira\, come un pane in pasta\, la Catania dei cantieri edili\, con l’ambizione e la speranza di diventare la Milano del Sud. L’infelicità di queste donne ci appartiene\, nonostante la storia sia ambientata nel ‘68\, perché ci accorgiamo che dentro quel racconto ci siamo anche noi\, qui e ora. \nPer raccontare questa storia utilizzeremo solo per finta l’immaginario di ieri. Quelle donne le trovi ancora nei quatteri delle nostre città di provincia. Tali e quali\, fissate in eterno\, sospese e bloccate\, a recitare senza interruzione il rosario della loro esistenza\, sempre uguale\, sempre quello\, in ogni epoca… Il loro racconto svela desideri\, crucci\, angosce\, speranze di noi tutti. La loro in-felicità ci appartiene e ci sconquassa quando ci accorgiamo che dentro quel racconto ci siamo anche noi\, qui e ora. \nCosa cavolo è la felicità…? Ce lo chiediamo di continuo\, la cerchiamo sempre\, ne banalizziamo il significato\, ci disperiamo per la sua mancanza… ma che cavolo è la felicità? \nForse è quella cosa che assomiglia a come mi immagino possa essere stato (nella mia fantasia) il Sessantotto… \nUna miccia sempre accesa e che non si spegne\, come il vulcano\, l’Etna\, che ci minaccia e ci accoglie. Il suono inconfondibile delle voci disordinate dei quatteri catanesi\, che sono la nostra contestazione perenne. Il colore delle basole della città nera da cui sbummica feto e cauru\, che sono la nostra lotta dura di sempre. \nLa felicità è come immagino sia stato il Sessantotto… Un obiettivo che mai si raggiunge\, un tentativo di cambiamento nel privato\, un amore che ha la forza di esplodere\, una confessione che ha l’urgenza di diventare rivelazione\, una scoperta che si ha il coraggio di gridare in faccia a tutti…
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SUMMARY:Fatto con le mani
DESCRIPTION:Ciò che di meglio realizziamo nella vita è FATTO CON LE MANI. \nVale per le opere d’arte\, le coccole\, i gestacci e le indicazioni. Vale anche per la comicità che va anche scritta\, poi corretta\, su fogli spesso bagnati da lacrime di risate o di sconforto. \nFATTO CON LE MANI  è uno show di standup comedy per un pubblico partecipe e giocherellone. Sorprenderà chi si avvicina per la prima volta al genere del momento come i più scafati in materia. \nSì\, Andrea Pugliese lo farà parlando e lo show poteva anche chiamarsi anche FATTO CON LA LINGUA ma il titolo avrebbe penato a trovare spazio sui social e nel passaparola tra gli intenditori. \nCon questo spettacolo – premiato al Festival Roma Comic Off 2024 nelle categorie Miglior Attore e Miglior Monologo Comico – Andrea Pugliese coinvolge e travolge parlando (anche\, forse) di Depilazione\, Saune\, Intelligenza Artificiale\, Turismo\, Paure\, Tasse\, Ex\, Navi Scuola\, Clima. \nAndrea Pugliese è nato a Genova. È autore di numerosi romanzi\, saggi\, biografie e sceneggiature. Da alcuni anni si dedica con successo a una ficcante standup comedy ottima per turbare i pubblici contemporanei. Avrebbe l’età per andare a nanna presto ma mette a letto la famiglia e esce la notte per esibirsi nei locali e nei teatri di Roma\, dove abita\, e ovunque ci sia un microfono acceso e orecchie curiose e senza pregiudizi.
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SUMMARY:I MONOLOGHI DELLA VAGINA
DESCRIPTION:Di Eve Ensler\nTraduzione di Monica Capuani\nCon Maria Teresa Giachetta e Francesca Giacardi\nAllestimento a cura della Compagnia Teatrale Cattivi Maestri\nProduzione dell’associazione Cattivi Maestri. \nUno spettacolo in cui si ride e si piange. \nTratto dal libro omonimo dell’autrice Nord Americana\, lo spettacolo è stato rielaborato drammaturgicamente per l’Italia da Monica Capuani. \nIl testo rappresenta le storie di diverse donne che si sono volute confidare con l’autrice\, svelando il rapporto intimo che le lega alla propria vagina. \nDonne giovani o vecchie\, di razze di diverse con abitudine sessuali opposte\, hanno permesso di realizzare questo testo\, che potremmo definire allo stesso tempo irriverente e profondo\, sfacciato e sensibile\, lussurioso e timido\, sicuramente il risultato di una delle più noti e capaci autrice del teatro contemporaneo. \nOgni donna attraverso la propria storia contribuisce a costruire un’emancipazione femminile consapevole del proprio corpo e delle proprie potenzialità. \n…”e la vergogna scompare\, la violenza cessa\, perché le vagine sono visibili e reali\, sono legate a donne potenti e sagge\, che parlano delle loro vagine”
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DESCRIPTION:Di Eve Ensler\nTraduzione di Monica Capuani\nCon Maria Teresa Giachetta e Francesca Giacardi\nAllestimento a cura della Compagnia Teatrale Cattivi Maestri\nProduzione dell’associazione Cattivi Maestri. \nUno spettacolo in cui si ride e si piange. \nTratto dal libro omonimo dell’autrice Nord Americana\, lo spettacolo è stato rielaborato drammaturgicamente per l’Italia da Monica Capuani. \nIl testo rappresenta le storie di diverse donne che si sono volute confidare con l’autrice\, svelando il rapporto intimo che le lega alla propria vagina. \nDonne giovani o vecchie\, di razze di diverse con abitudine sessuali opposte\, hanno permesso di realizzare questo testo\, che potremmo definire allo stesso tempo irriverente e profondo\, sfacciato e sensibile\, lussurioso e timido\, sicuramente il risultato di una delle più noti e capaci autrice del teatro contemporaneo. \nOgni donna attraverso la propria storia contribuisce a costruire un’emancipazione femminile consapevole del proprio corpo e delle proprie potenzialità. \n…”e la vergogna scompare\, la violenza cessa\, perché le vagine sono visibili e reali\, sono legate a donne potenti e sagge\, che parlano delle loro vagine”
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SUMMARY:LA VALIGIA DI GIANNI
DESCRIPTION:di e con Angelo Gallo\nProduzione Teatro Rossosimona\nTeatro della libellula ETS \nLe forme del teatro di figura reiventano uno degli autori più amati della letteratura italiana.\nTre storie estrapolate dalla vasta produzione di Gianni Rodari\, autentico baluardo di narrativa per ragazzi\, trovano il loro spazio ni una macchina scenica a forma di valigia che proprio come ni un libro di fiabe contiene castelli e principi\, bambini sperduti in immensi boschi urbani e generosi falegnami giramondo. “LA VALIGIA DI GIANNI” come metafora della vita con tre storie di cui una ambientata nel passato\, una ambientata nei tempi.moderni ed una storia nella nostra contemporaneità.\nLa poetica formativa di Rodari tradotta in drammaturgia è consolidata dal potere evocativo del teatro di figura e dal loro narratore trascinando lo spettatore in un mondo dagli echi lontani\, quello dele piazze edel teatro dei burattini edele marionette che\, come tradizione vuole si avvale del fantastico per raccontare il presente.\nProprio in questo universo teatrale\, sospeso tra al scena e la realtà\, al verità umana\, rappresentata da avidi sovrani e bambini coraggiosi\, ci permette di sognare un mondo migliore un giorno di più. \n\nSpettacolo per tutta la famiglia
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SUMMARY:63 AZIONI
DESCRIPTION:Drammaturgia Marco Gnaccolini\nCon Marco Tizianel e Chiara Cecconello\nRegia Marco Caldiron \n\n\n\n\nNel campo delle arti visive\, l’autoritratto è una rappresentazione dell’artista fatta dall’artista stesso.\nIn teatro\, gli attori e i registi di solito ritraggono persone che sono state scritte da qualcun altro. Ma come potreb- bero gli artisti di teatro ritrarre se stessi? \n63azioni è un’opera teatrale di natura performativa\, poetica e simbolica\, che intende raccontare la parabola di una vita umana attraverso la serie di azioni esemplari tratte dalla poesia Vivere di Agota Kristoff\, trasformandole in un diario poetico. \nSulla base della storia personale del regista del gruppo\, due performer in scena (un attore e una sound performer) sviluppano un poetico autoritratto di un’esistenza. \nQuesta volta è il gruppo artistico a decidere cosa mostrare e cosa nascondere della propria storia personale\, spesso usata per rappresentare le storie degli altri. \n\n\n\n\n\n\n\n\n«Nascere/Piangere succhiare bere mangiare dormire aver paura/Amare”. Così inizia la poesia “Vivere” di Agota Kristof\, che declina l’esistenza in 63 verbi all’infinito: una successione di azioni in cui si distilla l’essenziale e l’universale\, ciò che si ripete e muta\, aprendosi alla coesistenza dei contrari. E’ da questo testo che prende le mosse “63Azioni”\, ultima pro- duzione della compagnia patavina Carichi Sospesi.» \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nSilvia De March
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DESCRIPTION:di Roberto Tito Cossa \ntraduzione e regia Stefano Angelucci Marino                                                                                                                    con Rossella Gesini\, Giordano Gaspari\, Paolo Del Peschio e Stefano Angelucci Marino                                                                                                                                                            maschere Stefano Perocco di Meduna                                                                                                                        costumi Vize Ruffo                                                                                                                                                elementi scenici Luisa Nicolucci                                                                                                                         produzione Teatro Stabile d’Abruzzo                                                                                                                              in collaborazione con Teatro del Sangro \nIl Progetto “Grigia assenza” nasce dall’esperienza teatrale vissuta in Sudamerica (Argentina\, Uruguay e Paraguay) dal 2014 a tutt’oggi dagli attori e registi Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini\, grazie a cinque produzioni (“Tanos” 2016\, “Arturo lo chef” 2018\, “Hermanos” 2019\, “Familia Paone” 2022 e “Stéfano” di Armando Discepolo 2023) realizzate con il Teatro Stabile d’Abruzzo. I due artisti\, dopo essere entrati in contatto diretto con la prima\, seconda\, terza e quarta generazione dei migranti italiani e abruzzesi\, sentono ora il bisogno di affrontare la grande drammaturgia argentina di origine italiana. \n“Grigia Assenza” di Roberto “Tito” Cossa racconta di una famiglia italo-argentina sradicata a causa delle diverse migrazioni che ha dovuto attraversare. L’azione si svolge in Italia\, negli anni ’80\, e il conflitto è scatenato dalla mancanza di un’identità forte\, dalle barriere linguistiche e dall’incomunicabilità tra le tre generazioni che compongono questa storia. Nostalgia e disadattamento\, sommati ai bisogni economici\, completano il quadro di alienazione presentato in “Grigia Assenza”. La trama ci mette di fronte a una famiglia argentina di immigrati italiani che torna a Roma e apre un ristorante chiamato Trattoria “La Argentina”. Lì possiamo vedere la madre italiana che si scontra con la figlia che si sente oramai “spagnola”\, il figlio assente che parla al telefono in inglese con i genitori\, il nonno argentino che canta pezzi di canzoni italiane e non distingue Roma da Buenos Aires\, lo zio Ciccio in guerra con l’Italia e gli italiani\, tutto è un mix a prima vista divertente ma triste allo stesso tempo. Un’apparente normalità circonda una profonda infelicità. \nCinque maschere contemporanee che permettono la trasfigurazione. Un particolare codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca\, il celebre barrio porteño contraddistinto da una forte impronta italiana. Dialoghi semplici\, diretti\, scarni. Questi gli elementi formali scelti per raccontare una storia di italiani senza Patria. \nRoberto Cossa\, “Tito”\, detto anche “Tano”\, è nato a Buenos Aires il 30 novembre 1934\, e ha origini italiane\, di Campobasso. E’ morto il 6 giugno del 2024. Dopo aver iniziato e non concluso studi di medicina\, alla morte del padre decide di dedicarsi al giornalismo e lavora al ‘Clarin’\, poi presso altri giornali. Negli anni ’60 la svolta che porta Cossa tra gli emergenti del Teatro Indipendente: la sua vocazione teatrale\, di taglio e tono prevalentemente realistici\, si precisa con la prima importante opera\, Nuestro fin de semana (Il nosto fine settimana\, 1964). Legato alla condizione della classe media da cui esce\, segnato dalla contraddizione tra esistenza ed etica particolarmente viva in America Latina\, l’obiettivo primario di Cossa sembra quello di creare una sorta di “specchio” della coscienza comune mediante l’abile gioco delle domande piuttosto che delle risposte. Porre quesiti\, evidenziare problemi\, illuminare certi limiti diventa la necessità morale di un nuovo teatro\, le cui tappe pongono il drammaturgo fra i maggiori esponenti del Teatro Abierto\, il movimento teatrale che ha accompagnato la fine della dittatura in Argentina. Alcuni suoi titoli: La nona (La nonna\, 1977\, lavoro di successo noto in Italia)\, No hay que llorar (Non c’è da piangere\, 1979)\, Gris de ausencia (Grigia assenza\, 1981)\, El tìo loco (Lo zio sciocco\, 1982)\, Los compadritos (I piccoli compari\, 1985).
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DESCRIPTION:di Roberto Tito Cossa \ntraduzione e regia Stefano Angelucci Marino                                                                                                                    con Rossella Gesini\, Giordano Gaspari\, Paolo Del Peschio e Stefano Angelucci Marino                                                                                                                                                            maschere Stefano Perocco di Meduna                                                                                                                        costumi Vize Ruffo                                                                                                                                                elementi scenici Luisa Nicolucci                                                                                                                         produzione Teatro Stabile d’Abruzzo                                                                                                                              in collaborazione con Teatro del Sangro \nIl Progetto “Grigia assenza” nasce dall’esperienza teatrale vissuta in Sudamerica (Argentina\, Uruguay e Paraguay) dal 2014 a tutt’oggi dagli attori e registi Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini\, grazie a cinque produzioni (“Tanos” 2016\, “Arturo lo chef” 2018\, “Hermanos” 2019\, “Familia Paone” 2022 e “Stéfano” di Armando Discepolo 2023) realizzate con il Teatro Stabile d’Abruzzo. I due artisti\, dopo essere entrati in contatto diretto con la prima\, seconda\, terza e quarta generazione dei migranti italiani e abruzzesi\, sentono ora il bisogno di affrontare la grande drammaturgia argentina di origine italiana. \n“Grigia Assenza” di Roberto “Tito” Cossa racconta di una famiglia italo-argentina sradicata a causa delle diverse migrazioni che ha dovuto attraversare. L’azione si svolge in Italia\, negli anni ’80\, e il conflitto è scatenato dalla mancanza di un’identità forte\, dalle barriere linguistiche e dall’incomunicabilità tra le tre generazioni che compongono questa storia. Nostalgia e disadattamento\, sommati ai bisogni economici\, completano il quadro di alienazione presentato in “Grigia Assenza”. La trama ci mette di fronte a una famiglia argentina di immigrati italiani che torna a Roma e apre un ristorante chiamato Trattoria “La Argentina”. Lì possiamo vedere la madre italiana che si scontra con la figlia che si sente oramai “spagnola”\, il figlio assente che parla al telefono in inglese con i genitori\, il nonno argentino che canta pezzi di canzoni italiane e non distingue Roma da Buenos Aires\, lo zio Ciccio in guerra con l’Italia e gli italiani\, tutto è un mix a prima vista divertente ma triste allo stesso tempo. Un’apparente normalità circonda una profonda infelicità. \nCinque maschere contemporanee che permettono la trasfigurazione. Un particolare codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca\, il celebre barrio porteño contraddistinto da una forte impronta italiana. Dialoghi semplici\, diretti\, scarni. Questi gli elementi formali scelti per raccontare una storia di italiani senza Patria. \nRoberto Cossa\, “Tito”\, detto anche “Tano”\, è nato a Buenos Aires il 30 novembre 1934\, e ha origini italiane\, di Campobasso. E’ morto il 6 giugno del 2024. Dopo aver iniziato e non concluso studi di medicina\, alla morte del padre decide di dedicarsi al giornalismo e lavora al ‘Clarin’\, poi presso altri giornali. Negli anni ’60 la svolta che porta Cossa tra gli emergenti del Teatro Indipendente: la sua vocazione teatrale\, di taglio e tono prevalentemente realistici\, si precisa con la prima importante opera\, Nuestro fin de semana (Il nosto fine settimana\, 1964). Legato alla condizione della classe media da cui esce\, segnato dalla contraddizione tra esistenza ed etica particolarmente viva in America Latina\, l’obiettivo primario di Cossa sembra quello di creare una sorta di “specchio” della coscienza comune mediante l’abile gioco delle domande piuttosto che delle risposte. Porre quesiti\, evidenziare problemi\, illuminare certi limiti diventa la necessità morale di un nuovo teatro\, le cui tappe pongono il drammaturgo fra i maggiori esponenti del Teatro Abierto\, il movimento teatrale che ha accompagnato la fine della dittatura in Argentina. Alcuni suoi titoli: La nona (La nonna\, 1977\, lavoro di successo noto in Italia)\, No hay que llorar (Non c’è da piangere\, 1979)\, Gris de ausencia (Grigia assenza\, 1981)\, El tìo loco (Lo zio sciocco\, 1982)\, Los compadritos (I piccoli compari\, 1985).
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SUMMARY:UNA MISSIONE PER GUFETTA
DESCRIPTION:Con Iridiana Petrone e Loriana Rosto\ntesti e regia Iridiana Petrone\nmusiche originali Giuseppe Minutolo\nscenografia Tiziana Rapisarda\noggetti di scena Felice Di Stefano\ncostumi Concetta Cannizzaro\norganizzazione generale Fabio Navarra\nproduzione Nave Argo associazione culturale \n“E leva il piumone e rimetti il piumone! E freddo e caldo! E caldo e freddo! E pioggia e sole! E sole e pioggia! Ma cosa succede alle stagioni? Il clima è forse impazzito?“ \nGufetta è la zelante assistente di Madre Natura e sotto il grande albero delle Stagioni ha una missione da compiere: scoprire chi sta provocando i cambiamenti sulla terra dove tutto sembra sottosopra. Riuscirà nell’impresa? \n“Una missione per Gufetta” è uno spettacolo che\, grazie all’utilizzo di varie tecniche teatrali\, propone con delicatezza ai piccoli e grandi spettatori diversi importanti ed attuali spunti di riflessione: quello urgente della tutela e della salvaguardia dell’ambiente; quello del destino di ogni essere umano che\, con pazienza e costanza\, è capace di determinare la propria vita; e quello di una Comunità che quando riesce ad essere unita e coesa trova il modo di affrontare in armonia ogni difficoltà. \nUn piccolo omaggio al racconto” L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono. \n\nSpettacolo per tutta la famiglia 
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SUMMARY:COME ESSERE TRISTI E VIVERE FELICI
DESCRIPTION:di e con Marco Ceccotti \n\n\n\nUno spettacolo di genere comico tutto sommato. Un punto di incontro tra stand-up\, puppet\, sketch\, cabaret e poesia\, l’alto e il basso\, il medio e il medio.\nUn susseguirsi di monologhi che raccontano storie inusuali di tutti i giorni\, fatti veri accaduti a persone inventante e viceversa. \nStorie di amori timidi e di amori estremisti\, cartoni animati per bambini piccoli e già nostalgici\, una soap opera con pupazzi\, corsi motivazionali per puffi\, pubblicità palesi\, comicità occulta\,\ntragedie da ridere e scene di vita vissuta male. \nMarco Ceccotti\, nome d’arte abbastanza inutile di Ceccotti Marco è un ragioniere non praticante\, attore\, comedian\, burattinaio\, ma principalmente autore.\nScrive testi per il teatro – Questa Splendida Non Belligeranza spettacolo vincitore premio Inbox 2022 e con Collettivo Nano Egidio gruppo cult del teatro off; per la radio – 610 con Lillo e Greg su Radio2; per i podcast – Misteri e Cattivoni per la Treccani\, la TV – non può dire per quali programmi ma fidatevi; per il teatro bambini – San Carlino\, il teatro stabile dei burattini a Roma. Oltre che nei teatri OFF\, ON\, IN e OUT\, si è esibito in carcere ma solo per avere qualcosa in comune con i Blues Brothers\, a New York per avere qualcosa in comune con i Ghostbusters e ai Parioli per avere qualcosa in comune con Maurizio Costanzo.
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DESCRIPTION:di e con Marco Ceccotti \n\n\n\nUno spettacolo di genere comico tutto sommato. Un punto di incontro tra stand-up\, puppet\, sketch\, cabaret e poesia\, l’alto e il basso\, il medio e il medio.\nUn susseguirsi di monologhi che raccontano storie inusuali di tutti i giorni\, fatti veri accaduti a persone inventante e viceversa. \nStorie di amori timidi e di amori estremisti\, cartoni animati per bambini piccoli e già nostalgici\, una soap opera con pupazzi\, corsi motivazionali per puffi\, pubblicità palesi\, comicità occulta\,\ntragedie da ridere e scene di vita vissuta male. \nMarco Ceccotti\, nome d’arte abbastanza inutile di Ceccotti Marco è un ragioniere non praticante\, attore\, comedian\, burattinaio\, ma principalmente autore.\nScrive testi per il teatro – Questa Splendida Non Belligeranza spettacolo vincitore premio Inbox 2022 e con Collettivo Nano Egidio gruppo cult del teatro off; per la radio – 610 con Lillo e Greg su Radio2; per i podcast – Misteri e Cattivoni per la Treccani\, la TV – non può dire per quali programmi ma fidatevi; per il teatro bambini – San Carlino\, il teatro stabile dei burattini a Roma. Oltre che nei teatri OFF\, ON\, IN e OUT\, si è esibito in carcere ma solo per avere qualcosa in comune con i Blues Brothers\, a New York per avere qualcosa in comune con i Ghostbusters e ai Parioli per avere qualcosa in comune con Maurizio Costanzo. \n\n\n\n.
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SUMMARY:MAGICO MONDO MU
DESCRIPTION:Spettacolo di Teatro e Magia \ndi e con Emilio Ajovalasit\nProduzione Teatro Atlante \nProtagonista dello spettacolo è Mister Mu\, un personaggio imbranato\, dotato poteri magici che non riesce a controllare. In questa situazione\, fare le azioni più semplici può diventare complicato: gli oggetti cominciano a sparire\, a trasformarsi e a volare! \nUno spettacolo in cui adulti e bambini vengono trascinati in un mondo incantato: i colpi di scena si susseguono in un ritmo che lascia ampio spazio alla poesia e all’immaginazione. \nUn’occasione per sognare ad occhi aperti\, per credere all’impossibile almeno per un’ora. \nMister Mu\, è un personaggio creato da Emilio Ajovalasit nel 2007\, una figura che ha radici profonde\, che vengono da lontano; la sua poetica si ispira ai personaggi del cinema muto di Charlie Chaplin\, a Jacques Tati\, alla tradizione del clown e a quella della pantomima; si ispira inoltre a tutta quella tradizione che utilizza l’illusionismo in veste teatrale\, dando a quest’arte una veste narrativa. \n\nSpettacolo per tutta la famiglia 
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SUMMARY:COSTELLAZIONI
DESCRIPTION:di Nick Payne\ncon Roberto Solofria e Ilaria Delli Paoli\nprogetto sonoro Paky Di Maio\nregia Roberto Solofria\ntraduzione Valerio Piccolo\naiuto regia Daniela Quaranta\nimpianto scenico Nicola Bove e Vincenzo Leone assistente alla regia Maria Chiara Cecere costumi Alina Lombardi\nillustrazione Francesco Zentwo Palladino produzione Mutamenti / Teatro Civico 14 \n\n\n\n\nUn uomo\, una donna e l’universo a fare da cornice. Sono questi gli elementi di Costellazioni\, pièce del drammaturgo inglese Nick Payne.\nUna teoria della fisica quantistica sostiene che esiste un numero infinito di universi: tutto quello che può accadere\, accade da qualche altra parte e per ogni scelta che si prende\, ci sono mille altri mondi in cui si è scelto in un modo differente. Nick Payne prende questa teoria e la applica a un rapporto di coppia. \nAssolutamente divertente\, ma disperatamente triste: è proprio il suo dinamismo intellettuale ed emotivo a rendere lo spettacolo unico e travolgente\, un vero e proprio “classico contemporaneo”. \n\nNote di regia \n\n\n\n\nIl concetto di multiverso è al centro del testo di Nick Payne\, ma il multiverso può anche essere metafora di possibilità.“In sostanza\, abbiamo fatto due volte la stessa domanda ricevendo due risposte completamente differenti” dice Marianna\, la nostra protagonista.\nCostellazioni ci ha posto davanti ad una semplice\, ma intramontabile domanda\, la domanda che fa parte un po’ della vita di tutti noi: Cosa sarebbe successo se…?\nEcco che allora si declina\, sulla scena\, il rapporto tra un uomo e una donna nelle sue infinite possibilità.\nLa scelta di lavorare a questo testo nasce dalla necessità sempre più forte\, come regista e come attore\,\ndi avvicinarmi alla drammaturgia contemporanea.\nCostellazioni si presenta apparentemente come un testo semplice\, lineare nel suo non esserlo affatto: ogni situazione è ripetuta più volte a seconda delle sue possibilità di sviluppo. Ma è proprio questa semplicità a mettere continuamente alla prova gli attori in scena.\nAnche io\, seguendo in qualche modo la linea che mi pare suggerita dall’autore\, ho scelto di affidare agli attori la forza emotiva di questo racconto. \n\n\n\n\nCome regista ho sentito il bisogno di “farmi da parte”\, di muovermi in punta di piedi\, rispettando la caotica delicatezza di questa storia. Una regia essenziale e una scena minimale per accogliere il pubblico nel vortice\, a volte destabilizzante\, a volte commovente\, di due vite che – a quanto pare- sono destinate ad incontrarsi\, qualunque sia l’universo che le ospita. \nCostellazioni rappresenta probabilmente una ventata di cambiamento professionale\, ma anche la conferma del mio sodalizio artistico con un’attrice di enorme sensibilità.
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SUMMARY:Bagatelle per un abisso
DESCRIPTION:a cura di Dario Tomasello\ncon\nMaria Rita Chierchia\nCarla D’Affronto\nAurora Grasso\nEliseo Ladormita\nAssistente alla regia Luigi Soraci\nProduzione Il Castello di Sancho \n  \nIl lavoro nasce dalla considerazione che questo luogo\, in cui viviamo\, per ragioni non necessariamente ricollegabili alla sua storia più o meno recente\, sembra condannato ad una sorta di rimozione identitaria senza sosta.\nDunque\, dove non c’è identità\, non c’è alcuna celebrazione possibile L’evocazione insistita di un abisso\, semmai\, in un contesto di algida rarefazione laddove ogni gesto è vano\, ogni intento di ricostruzione continuamente frustrato da un nuovo schianto\, non necessariamente fragoroso.\nLo sguardo generazionale di un gruppo di studenti fuori sede rende il tutto comico\, grottesco e disperato\nDi chi è la festa? \n 
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SUMMARY:ANNA CAPPELLI
DESCRIPTION:Con Silvana Luppino\nScene Osvaldo La Motta\nLuci Guillermo Laurin Salazar\nRegia Christian Maria Parisi\nProduzione Teatro Primo \nLO SPETTACOLO\nAnna Cappelli è un’impiegata che\, nell’Italia degli anni ’60\, vive ai margini della società\, tra camere con uso di cucine in comune\, uffici grigi e polverosi ed il sogno di una casa tutta sua e di un uomo che la prenda in sposa. La sua risposta alla solitudine\, dopo l’ennesimo abbandono\, sarà violentissima ed insieme teneramente straziante. Un monologo ironico e tagliente sviluppato attraverso una messinscena teatrale strutturata in sette quadri che coinvolgono e divertono lo spettatore guidandolo sin dentro la psiche del personaggio. \nNOTE DI REGIA\nLavorare alla regia di questo che considero un piccolo capolavoro drammaturgico perfettamente sospeso tra commedia e tragedia firmato da un grandissimo autore quale è stato Annibale Ruccello ritengo sia stato per la nostra compagnia teatrale innanzitutto una fortuna\, un dono. Con Silvana Luppino abbiamo cercato sin dalle prime prove a tavolino di provare a fare emergere la donna “Anna Cappelli” prima ed oltre al personaggio.\nCome molti di noi\, oggi sovraesposti agli stimoli dei social network\, della pubblicità e di modelli di vita esterni al nostro reale quotidiano\, Anna ha una sovraesposizione mentale ed emotiva.\nSi avvinghia all’amore\, ma sprofonderà nell’abisso. Abbiamo tentato di sbirciare nella testa di Anna per raccontarla in tutti i suoi pensieri entrando nel dettaglio delle sue emozioni\, stilizzandole ma andando oltre la maschera\, mantenendo il palco come la scatola vuota che lei stessa vuole creare della mente di Tonino…Tonino… Tonino… da che parte posso cominciare? Dal cervello\, eh? Anche perché quello credo che non è mai stato mio\, altrimenti non avresti potuto nascondermi tutti i tuoi progetti.\nAh\, cominciamo dal cuore? Dal cuore\, dici?… Ma chissà dove abitano i sentimenti!» Sentimenti\, paure\, fragilità\, condizionamenti della società verso un’impiegata del comune di Latina che negli anni ’60\, in bilico tra le convenzioni borghesi dell’Italia del boom e la ricerca ossessiva di una casa e di un amore tutto suo\, condivide quindi con molti di noi uno stato d’animo di sradicamento. Si muove per lavoro con aspettative e desideri che non riuscirà a concretizzare e che faranno emergere in lei il suo lato più oscuro per finire insieme al pubblico risucchiati in un vortice tremendo.
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SUMMARY:ANNA CAPPELLI
DESCRIPTION:Con Silvana Luppino\nScene Osvaldo La Motta\nLuci Guillermo Laurin Salazar\nRegia Christian Maria Parisi\nProduzione Teatro Primo \nLO SPETTACOLO\nAnna Cappelli è un’impiegata che\, nell’Italia degli anni ’60\, vive ai margini della società\, tra camere con uso di cucine in comune\, uffici grigi e polverosi ed il sogno di una casa tutta sua e di un uomo che la prenda in sposa. La sua risposta alla solitudine\, dopo l’ennesimo abbandono\, sarà violentissima ed insieme teneramente straziante. Un monologo ironico e tagliente sviluppato attraverso una messinscena teatrale strutturata in sette quadri che coinvolgono e divertono lo spettatore guidandolo sin dentro la psiche del personaggio. \nNOTE DI REGIA\nLavorare alla regia di questo che considero un piccolo capolavoro drammaturgico perfettamente sospeso tra commedia e tragedia firmato da un grandissimo autore quale è stato Annibale Ruccello ritengo sia stato per la nostra compagnia teatrale innanzitutto una fortuna\, un dono. Con Silvana Luppino abbiamo cercato sin dalle prime prove a tavolino di provare a fare emergere la donna “Anna Cappelli” prima ed oltre al personaggio.\nCome molti di noi\, oggi sovraesposti agli stimoli dei social network\, della pubblicità e di modelli di vita esterni al nostro reale quotidiano\, Anna ha una sovraesposizione mentale ed emotiva.\nSi avvinghia all’amore\, ma sprofonderà nell’abisso. Abbiamo tentato di sbirciare nella testa di Anna per raccontarla in tutti i suoi pensieri entrando nel dettaglio delle sue emozioni\, stilizzandole ma andando oltre la maschera\, mantenendo il palco come la scatola vuota che lei stessa vuole creare della mente di Tonino…Tonino… Tonino… da che parte posso cominciare? Dal cervello\, eh? Anche perché quello credo che non è mai stato mio\, altrimenti non avresti potuto nascondermi tutti i tuoi progetti.\nAh\, cominciamo dal cuore? Dal cuore\, dici?… Ma chissà dove abitano i sentimenti!» Sentimenti\, paure\, fragilità\, condizionamenti della società verso un’impiegata del comune di Latina che negli anni ’60\, in bilico tra le convenzioni borghesi dell’Italia del boom e la ricerca ossessiva di una casa e di un amore tutto suo\, condivide quindi con molti di noi uno stato d’animo di sradicamento. Si muove per lavoro con aspettative e desideri che non riuscirà a concretizzare e che faranno emergere in lei il suo lato più oscuro per finire insieme al pubblico risucchiati in un vortice tremendo.
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SUMMARY:LA PIGNA E IL MARE (una favola favolosa)
DESCRIPTION:Liberamente ispirato ad un racconto di Domenico Loddo\nCon Giusi Anghelone e Francesca Russo\nMusiche Giuseppe Tafuto\nScene e costumi Valentina Sofi\nLuci Guillermo Laurin\nRegia Christian Maria Parisi\nProd. Teatro Primo \n\n\n\n\nIl mondo continua a muoversi\, girare\, andare avanti\, grazie a una forza creatrice primordiale: il desiderio. Il desiderio da sempre muove le cose verso il futuro\, e il fuoco fa divampare la civiltà\, la scrittura si fa storia\, la vita avanza alla conquista di continenti\, pianeti e cuori. Perché tutti hanno un cuore e un desiderio che lo accende\, anche la piccola pigna protagonista di questa favola.Vive la sua vita monotona seguendo i cicli e le regole del bosco\, ma un giorno sente parlare di una cosa misteriosa e lontana: il mare. E allora finalmente ha uno scopo: raggiungere quella sua immensa distesa blu\, per contenerla tutta nel suo sguardo. Inizia il viaggio precipitando dalla quercia\, e viene aiutata a percorrere la distanza che la separa dal suo desiderio da un picchio\, un orso\, un pinguino\, dal vento di ponente sotto l’occhio protettivo di Madre Natura\, narratrice insieme alla coraggiosa pigna\, di questa poetica avventura. \nLa morale che sottende il racconto è quella di rischiare sempre\, non accontentarsi mai\, avere il coraggio di uscire da se stessi per ritrovarsi veramente\, e riuscire così a dare un senso alle cose che accadono nella vita. \n\nSpettacolo per tutta la famiglia 
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SUMMARY:Elisabetta e Limone
DESCRIPTION:di Juan Rodolfo Wilcock \ncon Cinzia Muscolino e Stefano Cutrupi \nscena e costumi: Cinzia Muscolino \nregia: Tino Caspanello \n“Noi fatti di parole e di nient’altro\, costruiti a caso da un linguaggio\, ci domandiamo: ma perché soltanto noi dobbiamo essere uccisi da un linguaggio\, mentre le bestie vivono\, le piante vivono e noi si muore grammaticalmente?” \nComincia con queste parole una delle più belle poesie di Juan Rodolfo Wilcock (nato a Buenos Aires nel 1919 e vincitore giovanissimo\, nel 1940\, del Premio Martin Fierro della Sociedad Argentina de Escritores) e queste potrebbero bastare a descrivere tutta l’atmosfera che si respira nel testo Elisabetta e Limone\, dove due solitudini si incontrano\, due solitudini che vivono di reclusioni fisiche e mentali\, che si respingono\, si lottano e si cercano e si accettano\, perché oltre alle parole che non riescono più a dire il senso delle cose\, perché esso è stravolto o rimane oscuro e incompreso\, oltre alle parole che non comunicano più\, c’è la bellezza del sogno a occhi aperti\, di un teatro che ci costruiamo dentro di noi per  non soccombere davanti al mondo che corre\, per il quale non possiamo avere che uno sguardo disilluso e\, tuttavia\, appassionato. \nElisabetta si è chiusa in casa\, la sua vita è ormai davanti a se stessa\, davanti a simulacri ai quali rivolgere preghiere o accompagnata da gatti da legare perché non scappino via\, come il tempo. Limone è fuggito da un prigione che lo segregava ingiustamente per un sogno sbagliato. E quando si incontrano\, nasce la paura\, che si trasforma in odio\, poi in rassegnazione\, e ancora in curiosità\, per diventare infine accettazione dell’altro\, quotidiana incondizionata.
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