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SUMMARY:La Felicità
DESCRIPTION:drammaturgia di Roberta Amato e Giorgia Boscarino\ncon Roberta Amato\, Giorgia Boscarino\, Luana Toscano\nregia Nicola Alberto Orofino\nproduzione associazione culturale Madè \nLa felicità\, uno spettacolo tutto al femminile che racconta la storia di tre donne della Catania del 1968\, chiuse in casa\, mentre fanno cose da femmine.  \nSi tratta del racconto di tre donne nella Catania del ‘68\, donne che fanno cose da femmine. Recluse nei perimetri dei propri ruoli di genere e degli spazi\, in cui la società le ha relegate. \nLa prima: una zitella\, tutta casa e chiesa\, baciapile e bacchettona\, intollerante e maschilista. Felice nel suo bigottismo. La seconda: una donna sposata con un uomo che non c’è mai perché si spacca la schiena\, ma non le fa mancare niente… il televisore\, la lavatrice\, una 1100D\, il corredo della Paoletti\, l’iris la mattina\, le calze di nylon\, la carne Montana\, la dispensa sempre piena\, il capezzale della Madonna sopra il letto… Una vita consumata dentro una gabbia dorata… bisogna crearsi delle belle JAGGIE\, comu l’acidduzzi\, accoglienti\, con i trespoli e la scagghiola\, piccole jaggie dove ritornare\, sempre. Felice nella sua prigione. La terza: una donna sposata con un imprenditore. Anche lui non c’è mai\, ma a differenza dell’altra\, lei ha letto i giornali di collettivi femministi…questi posti dove mi pare di aver capito che si incontrano le donne e parlano dei loro problemi\, tutti i problemi\, anche quelli… diciamo… va…privati. Comincia a sentire dentro di sé un desiderio di indipendenza\, comincia a non sopportare più la subordinazione nei confronti del marito\, vuole trovarsi un lavoro\, comincia la sua rivoluzione. Troverà la felicità quando avrà il coraggio di abbandonare la sua gabbia… il marito non me lo sono saputa tenere\, ma neanche lui si è saputo tenere me. \nNOTE DI REGIA NICOLA ALBERTO OROFINO \nFuori e lontana c’è la Catania che cresce\, si allarga\, s’allonga\, si stira\, come un pane in pasta\, la Catania dei cantieri edili\, con l’ambizione e la speranza di diventare la Milano del Sud. L’infelicità di queste donne ci appartiene\, nonostante la storia sia ambientata nel ‘68\, perché ci accorgiamo che dentro quel racconto ci siamo anche noi\, qui e ora. \nPer raccontare questa storia utilizzeremo solo per finta l’immaginario di ieri. Quelle donne le trovi ancora nei quatteri delle nostre città di provincia. Tali e quali\, fissate in eterno\, sospese e bloccate\, a recitare senza interruzione il rosario della loro esistenza\, sempre uguale\, sempre quello\, in ogni epoca… Il loro racconto svela desideri\, crucci\, angosce\, speranze di noi tutti. La loro in-felicità ci appartiene e ci sconquassa quando ci accorgiamo che dentro quel racconto ci siamo anche noi\, qui e ora. \nCosa cavolo è la felicità…? Ce lo chiediamo di continuo\, la cerchiamo sempre\, ne banalizziamo il significato\, ci disperiamo per la sua mancanza… ma che cavolo è la felicità? \nForse è quella cosa che assomiglia a come mi immagino possa essere stato (nella mia fantasia) il Sessantotto… \nUna miccia sempre accesa e che non si spegne\, come il vulcano\, l’Etna\, che ci minaccia e ci accoglie. Il suono inconfondibile delle voci disordinate dei quatteri catanesi\, che sono la nostra contestazione perenne. Il colore delle basole della città nera da cui sbummica feto e cauru\, che sono la nostra lotta dura di sempre. \nLa felicità è come immagino sia stato il Sessantotto… Un obiettivo che mai si raggiunge\, un tentativo di cambiamento nel privato\, un amore che ha la forza di esplodere\, una confessione che ha l’urgenza di diventare rivelazione\, una scoperta che si ha il coraggio di gridare in faccia a tutti…
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LOCATION:Teatro dei 3 Mestieri\, S.S. 114 Km 5\,600 Accanto distributore Esso\, Messina\, Messina\, 98128\, Italia
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SUMMARY:Fatto con le mani
DESCRIPTION:Ciò che di meglio realizziamo nella vita è FATTO CON LE MANI. \nVale per le opere d’arte\, le coccole\, i gestacci e le indicazioni. Vale anche per la comicità che va anche scritta\, poi corretta\, su fogli spesso bagnati da lacrime di risate o di sconforto. \nFATTO CON LE MANI  è uno show di standup comedy per un pubblico partecipe e giocherellone. Sorprenderà chi si avvicina per la prima volta al genere del momento come i più scafati in materia. \nSì\, Andrea Pugliese lo farà parlando e lo show poteva anche chiamarsi anche FATTO CON LA LINGUA ma il titolo avrebbe penato a trovare spazio sui social e nel passaparola tra gli intenditori. \nCon questo spettacolo – premiato al Festival Roma Comic Off 2024 nelle categorie Miglior Attore e Miglior Monologo Comico – Andrea Pugliese coinvolge e travolge parlando (anche\, forse) di Depilazione\, Saune\, Intelligenza Artificiale\, Turismo\, Paure\, Tasse\, Ex\, Navi Scuola\, Clima. \nAndrea Pugliese è nato a Genova. È autore di numerosi romanzi\, saggi\, biografie e sceneggiature. Da alcuni anni si dedica con successo a una ficcante standup comedy ottima per turbare i pubblici contemporanei. Avrebbe l’età per andare a nanna presto ma mette a letto la famiglia e esce la notte per esibirsi nei locali e nei teatri di Roma\, dove abita\, e ovunque ci sia un microfono acceso e orecchie curiose e senza pregiudizi.
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SUMMARY:I MONOLOGHI DELLA VAGINA
DESCRIPTION:Di Eve Ensler\nTraduzione di Monica Capuani\nCon Maria Teresa Giachetta e Francesca Giacardi\nAllestimento a cura della Compagnia Teatrale Cattivi Maestri\nProduzione dell’associazione Cattivi Maestri. \nUno spettacolo in cui si ride e si piange. \nTratto dal libro omonimo dell’autrice Nord Americana\, lo spettacolo è stato rielaborato drammaturgicamente per l’Italia da Monica Capuani. \nIl testo rappresenta le storie di diverse donne che si sono volute confidare con l’autrice\, svelando il rapporto intimo che le lega alla propria vagina. \nDonne giovani o vecchie\, di razze di diverse con abitudine sessuali opposte\, hanno permesso di realizzare questo testo\, che potremmo definire allo stesso tempo irriverente e profondo\, sfacciato e sensibile\, lussurioso e timido\, sicuramente il risultato di una delle più noti e capaci autrice del teatro contemporaneo. \nOgni donna attraverso la propria storia contribuisce a costruire un’emancipazione femminile consapevole del proprio corpo e delle proprie potenzialità. \n…”e la vergogna scompare\, la violenza cessa\, perché le vagine sono visibili e reali\, sono legate a donne potenti e sagge\, che parlano delle loro vagine”
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SUMMARY:LA VALIGIA DI GIANNI
DESCRIPTION:di e con Angelo Gallo\nProduzione Teatro Rossosimona\nTeatro della libellula ETS \nLe forme del teatro di figura reiventano uno degli autori più amati della letteratura italiana.\nTre storie estrapolate dalla vasta produzione di Gianni Rodari\, autentico baluardo di narrativa per ragazzi\, trovano il loro spazio ni una macchina scenica a forma di valigia che proprio come ni un libro di fiabe contiene castelli e principi\, bambini sperduti in immensi boschi urbani e generosi falegnami giramondo. “LA VALIGIA DI GIANNI” come metafora della vita con tre storie di cui una ambientata nel passato\, una ambientata nei tempi.moderni ed una storia nella nostra contemporaneità.\nLa poetica formativa di Rodari tradotta in drammaturgia è consolidata dal potere evocativo del teatro di figura e dal loro narratore trascinando lo spettatore in un mondo dagli echi lontani\, quello dele piazze edel teatro dei burattini edele marionette che\, come tradizione vuole si avvale del fantastico per raccontare il presente.\nProprio in questo universo teatrale\, sospeso tra al scena e la realtà\, al verità umana\, rappresentata da avidi sovrani e bambini coraggiosi\, ci permette di sognare un mondo migliore un giorno di più. \n\nSpettacolo per tutta la famiglia
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SUMMARY:63 AZIONI
DESCRIPTION:Drammaturgia Marco Gnaccolini\nCon Marco Tizianel e Chiara Cecconello\nRegia Marco Caldiron \n\n\n\n\nNel campo delle arti visive\, l’autoritratto è una rappresentazione dell’artista fatta dall’artista stesso.\nIn teatro\, gli attori e i registi di solito ritraggono persone che sono state scritte da qualcun altro. Ma come potreb- bero gli artisti di teatro ritrarre se stessi? \n63azioni è un’opera teatrale di natura performativa\, poetica e simbolica\, che intende raccontare la parabola di una vita umana attraverso la serie di azioni esemplari tratte dalla poesia Vivere di Agota Kristoff\, trasformandole in un diario poetico. \nSulla base della storia personale del regista del gruppo\, due performer in scena (un attore e una sound performer) sviluppano un poetico autoritratto di un’esistenza. \nQuesta volta è il gruppo artistico a decidere cosa mostrare e cosa nascondere della propria storia personale\, spesso usata per rappresentare le storie degli altri. \n\n\n\n\n\n\n\n\n«Nascere/Piangere succhiare bere mangiare dormire aver paura/Amare”. Così inizia la poesia “Vivere” di Agota Kristof\, che declina l’esistenza in 63 verbi all’infinito: una successione di azioni in cui si distilla l’essenziale e l’universale\, ciò che si ripete e muta\, aprendosi alla coesistenza dei contrari. E’ da questo testo che prende le mosse “63Azioni”\, ultima pro- duzione della compagnia patavina Carichi Sospesi.» \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nSilvia De March
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SUMMARY:GRIGIA ASSENZA
DESCRIPTION:di Roberto Tito Cossa \ntraduzione e regia Stefano Angelucci Marino                                                                                                                    con Rossella Gesini\, Giordano Gaspari\, Paolo Del Peschio e Stefano Angelucci Marino                                                                                                                                                            maschere Stefano Perocco di Meduna                                                                                                                        costumi Vize Ruffo                                                                                                                                                elementi scenici Luisa Nicolucci                                                                                                                         produzione Teatro Stabile d’Abruzzo                                                                                                                              in collaborazione con Teatro del Sangro \nIl Progetto “Grigia assenza” nasce dall’esperienza teatrale vissuta in Sudamerica (Argentina\, Uruguay e Paraguay) dal 2014 a tutt’oggi dagli attori e registi Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini\, grazie a cinque produzioni (“Tanos” 2016\, “Arturo lo chef” 2018\, “Hermanos” 2019\, “Familia Paone” 2022 e “Stéfano” di Armando Discepolo 2023) realizzate con il Teatro Stabile d’Abruzzo. I due artisti\, dopo essere entrati in contatto diretto con la prima\, seconda\, terza e quarta generazione dei migranti italiani e abruzzesi\, sentono ora il bisogno di affrontare la grande drammaturgia argentina di origine italiana. \n“Grigia Assenza” di Roberto “Tito” Cossa racconta di una famiglia italo-argentina sradicata a causa delle diverse migrazioni che ha dovuto attraversare. L’azione si svolge in Italia\, negli anni ’80\, e il conflitto è scatenato dalla mancanza di un’identità forte\, dalle barriere linguistiche e dall’incomunicabilità tra le tre generazioni che compongono questa storia. Nostalgia e disadattamento\, sommati ai bisogni economici\, completano il quadro di alienazione presentato in “Grigia Assenza”. La trama ci mette di fronte a una famiglia argentina di immigrati italiani che torna a Roma e apre un ristorante chiamato Trattoria “La Argentina”. Lì possiamo vedere la madre italiana che si scontra con la figlia che si sente oramai “spagnola”\, il figlio assente che parla al telefono in inglese con i genitori\, il nonno argentino che canta pezzi di canzoni italiane e non distingue Roma da Buenos Aires\, lo zio Ciccio in guerra con l’Italia e gli italiani\, tutto è un mix a prima vista divertente ma triste allo stesso tempo. Un’apparente normalità circonda una profonda infelicità. \nCinque maschere contemporanee che permettono la trasfigurazione. Un particolare codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca\, il celebre barrio porteño contraddistinto da una forte impronta italiana. Dialoghi semplici\, diretti\, scarni. Questi gli elementi formali scelti per raccontare una storia di italiani senza Patria. \nRoberto Cossa\, “Tito”\, detto anche “Tano”\, è nato a Buenos Aires il 30 novembre 1934\, e ha origini italiane\, di Campobasso. E’ morto il 6 giugno del 2024. Dopo aver iniziato e non concluso studi di medicina\, alla morte del padre decide di dedicarsi al giornalismo e lavora al ‘Clarin’\, poi presso altri giornali. Negli anni ’60 la svolta che porta Cossa tra gli emergenti del Teatro Indipendente: la sua vocazione teatrale\, di taglio e tono prevalentemente realistici\, si precisa con la prima importante opera\, Nuestro fin de semana (Il nosto fine settimana\, 1964). Legato alla condizione della classe media da cui esce\, segnato dalla contraddizione tra esistenza ed etica particolarmente viva in America Latina\, l’obiettivo primario di Cossa sembra quello di creare una sorta di “specchio” della coscienza comune mediante l’abile gioco delle domande piuttosto che delle risposte. Porre quesiti\, evidenziare problemi\, illuminare certi limiti diventa la necessità morale di un nuovo teatro\, le cui tappe pongono il drammaturgo fra i maggiori esponenti del Teatro Abierto\, il movimento teatrale che ha accompagnato la fine della dittatura in Argentina. Alcuni suoi titoli: La nona (La nonna\, 1977\, lavoro di successo noto in Italia)\, No hay que llorar (Non c’è da piangere\, 1979)\, Gris de ausencia (Grigia assenza\, 1981)\, El tìo loco (Lo zio sciocco\, 1982)\, Los compadritos (I piccoli compari\, 1985).
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DESCRIPTION:di Roberto Tito Cossa \ntraduzione e regia Stefano Angelucci Marino                                                                                                                    con Rossella Gesini\, Giordano Gaspari\, Paolo Del Peschio e Stefano Angelucci Marino                                                                                                                                                            maschere Stefano Perocco di Meduna                                                                                                                        costumi Vize Ruffo                                                                                                                                                elementi scenici Luisa Nicolucci                                                                                                                         produzione Teatro Stabile d’Abruzzo                                                                                                                              in collaborazione con Teatro del Sangro \nIl Progetto “Grigia assenza” nasce dall’esperienza teatrale vissuta in Sudamerica (Argentina\, Uruguay e Paraguay) dal 2014 a tutt’oggi dagli attori e registi Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini\, grazie a cinque produzioni (“Tanos” 2016\, “Arturo lo chef” 2018\, “Hermanos” 2019\, “Familia Paone” 2022 e “Stéfano” di Armando Discepolo 2023) realizzate con il Teatro Stabile d’Abruzzo. I due artisti\, dopo essere entrati in contatto diretto con la prima\, seconda\, terza e quarta generazione dei migranti italiani e abruzzesi\, sentono ora il bisogno di affrontare la grande drammaturgia argentina di origine italiana. \n“Grigia Assenza” di Roberto “Tito” Cossa racconta di una famiglia italo-argentina sradicata a causa delle diverse migrazioni che ha dovuto attraversare. L’azione si svolge in Italia\, negli anni ’80\, e il conflitto è scatenato dalla mancanza di un’identità forte\, dalle barriere linguistiche e dall’incomunicabilità tra le tre generazioni che compongono questa storia. Nostalgia e disadattamento\, sommati ai bisogni economici\, completano il quadro di alienazione presentato in “Grigia Assenza”. La trama ci mette di fronte a una famiglia argentina di immigrati italiani che torna a Roma e apre un ristorante chiamato Trattoria “La Argentina”. Lì possiamo vedere la madre italiana che si scontra con la figlia che si sente oramai “spagnola”\, il figlio assente che parla al telefono in inglese con i genitori\, il nonno argentino che canta pezzi di canzoni italiane e non distingue Roma da Buenos Aires\, lo zio Ciccio in guerra con l’Italia e gli italiani\, tutto è un mix a prima vista divertente ma triste allo stesso tempo. Un’apparente normalità circonda una profonda infelicità. \nCinque maschere contemporanee che permettono la trasfigurazione. Un particolare codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca\, il celebre barrio porteño contraddistinto da una forte impronta italiana. Dialoghi semplici\, diretti\, scarni. Questi gli elementi formali scelti per raccontare una storia di italiani senza Patria. \nRoberto Cossa\, “Tito”\, detto anche “Tano”\, è nato a Buenos Aires il 30 novembre 1934\, e ha origini italiane\, di Campobasso. E’ morto il 6 giugno del 2024. Dopo aver iniziato e non concluso studi di medicina\, alla morte del padre decide di dedicarsi al giornalismo e lavora al ‘Clarin’\, poi presso altri giornali. Negli anni ’60 la svolta che porta Cossa tra gli emergenti del Teatro Indipendente: la sua vocazione teatrale\, di taglio e tono prevalentemente realistici\, si precisa con la prima importante opera\, Nuestro fin de semana (Il nosto fine settimana\, 1964). Legato alla condizione della classe media da cui esce\, segnato dalla contraddizione tra esistenza ed etica particolarmente viva in America Latina\, l’obiettivo primario di Cossa sembra quello di creare una sorta di “specchio” della coscienza comune mediante l’abile gioco delle domande piuttosto che delle risposte. Porre quesiti\, evidenziare problemi\, illuminare certi limiti diventa la necessità morale di un nuovo teatro\, le cui tappe pongono il drammaturgo fra i maggiori esponenti del Teatro Abierto\, il movimento teatrale che ha accompagnato la fine della dittatura in Argentina. Alcuni suoi titoli: La nona (La nonna\, 1977\, lavoro di successo noto in Italia)\, No hay que llorar (Non c’è da piangere\, 1979)\, Gris de ausencia (Grigia assenza\, 1981)\, El tìo loco (Lo zio sciocco\, 1982)\, Los compadritos (I piccoli compari\, 1985).
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SUMMARY:UNA MISSIONE PER GUFETTA
DESCRIPTION:Con Iridiana Petrone e Loriana Rosto\ntesti e regia Iridiana Petrone\nmusiche originali Giuseppe Minutolo\nscenografia Tiziana Rapisarda\noggetti di scena Felice Di Stefano\ncostumi Concetta Cannizzaro\norganizzazione generale Fabio Navarra\nproduzione Nave Argo associazione culturale \n“E leva il piumone e rimetti il piumone! E freddo e caldo! E caldo e freddo! E pioggia e sole! E sole e pioggia! Ma cosa succede alle stagioni? Il clima è forse impazzito?“ \nGufetta è la zelante assistente di Madre Natura e sotto il grande albero delle Stagioni ha una missione da compiere: scoprire chi sta provocando i cambiamenti sulla terra dove tutto sembra sottosopra. Riuscirà nell’impresa? \n“Una missione per Gufetta” è uno spettacolo che\, grazie all’utilizzo di varie tecniche teatrali\, propone con delicatezza ai piccoli e grandi spettatori diversi importanti ed attuali spunti di riflessione: quello urgente della tutela e della salvaguardia dell’ambiente; quello del destino di ogni essere umano che\, con pazienza e costanza\, è capace di determinare la propria vita; e quello di una Comunità che quando riesce ad essere unita e coesa trova il modo di affrontare in armonia ogni difficoltà. \nUn piccolo omaggio al racconto” L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono. \n\nSpettacolo per tutta la famiglia 
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SUMMARY:COME ESSERE TRISTI E VIVERE FELICI
DESCRIPTION:di e con Marco Ceccotti \n\n\n\nUno spettacolo di genere comico tutto sommato. Un punto di incontro tra stand-up\, puppet\, sketch\, cabaret e poesia\, l’alto e il basso\, il medio e il medio.\nUn susseguirsi di monologhi che raccontano storie inusuali di tutti i giorni\, fatti veri accaduti a persone inventante e viceversa. \nStorie di amori timidi e di amori estremisti\, cartoni animati per bambini piccoli e già nostalgici\, una soap opera con pupazzi\, corsi motivazionali per puffi\, pubblicità palesi\, comicità occulta\,\ntragedie da ridere e scene di vita vissuta male. \nMarco Ceccotti\, nome d’arte abbastanza inutile di Ceccotti Marco è un ragioniere non praticante\, attore\, comedian\, burattinaio\, ma principalmente autore.\nScrive testi per il teatro – Questa Splendida Non Belligeranza spettacolo vincitore premio Inbox 2022 e con Collettivo Nano Egidio gruppo cult del teatro off; per la radio – 610 con Lillo e Greg su Radio2; per i podcast – Misteri e Cattivoni per la Treccani\, la TV – non può dire per quali programmi ma fidatevi; per il teatro bambini – San Carlino\, il teatro stabile dei burattini a Roma. Oltre che nei teatri OFF\, ON\, IN e OUT\, si è esibito in carcere ma solo per avere qualcosa in comune con i Blues Brothers\, a New York per avere qualcosa in comune con i Ghostbusters e ai Parioli per avere qualcosa in comune con Maurizio Costanzo.
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DESCRIPTION:di e con Marco Ceccotti \n\n\n\nUno spettacolo di genere comico tutto sommato. Un punto di incontro tra stand-up\, puppet\, sketch\, cabaret e poesia\, l’alto e il basso\, il medio e il medio.\nUn susseguirsi di monologhi che raccontano storie inusuali di tutti i giorni\, fatti veri accaduti a persone inventante e viceversa. \nStorie di amori timidi e di amori estremisti\, cartoni animati per bambini piccoli e già nostalgici\, una soap opera con pupazzi\, corsi motivazionali per puffi\, pubblicità palesi\, comicità occulta\,\ntragedie da ridere e scene di vita vissuta male. \nMarco Ceccotti\, nome d’arte abbastanza inutile di Ceccotti Marco è un ragioniere non praticante\, attore\, comedian\, burattinaio\, ma principalmente autore.\nScrive testi per il teatro – Questa Splendida Non Belligeranza spettacolo vincitore premio Inbox 2022 e con Collettivo Nano Egidio gruppo cult del teatro off; per la radio – 610 con Lillo e Greg su Radio2; per i podcast – Misteri e Cattivoni per la Treccani\, la TV – non può dire per quali programmi ma fidatevi; per il teatro bambini – San Carlino\, il teatro stabile dei burattini a Roma. Oltre che nei teatri OFF\, ON\, IN e OUT\, si è esibito in carcere ma solo per avere qualcosa in comune con i Blues Brothers\, a New York per avere qualcosa in comune con i Ghostbusters e ai Parioli per avere qualcosa in comune con Maurizio Costanzo. \n\n\n\n.
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SUMMARY:MAGICO MONDO MU
DESCRIPTION:Spettacolo di Teatro e Magia \ndi e con Emilio Ajovalasit\nProduzione Teatro Atlante \nProtagonista dello spettacolo è Mister Mu\, un personaggio imbranato\, dotato poteri magici che non riesce a controllare. In questa situazione\, fare le azioni più semplici può diventare complicato: gli oggetti cominciano a sparire\, a trasformarsi e a volare! \nUno spettacolo in cui adulti e bambini vengono trascinati in un mondo incantato: i colpi di scena si susseguono in un ritmo che lascia ampio spazio alla poesia e all’immaginazione. \nUn’occasione per sognare ad occhi aperti\, per credere all’impossibile almeno per un’ora. \nMister Mu\, è un personaggio creato da Emilio Ajovalasit nel 2007\, una figura che ha radici profonde\, che vengono da lontano; la sua poetica si ispira ai personaggi del cinema muto di Charlie Chaplin\, a Jacques Tati\, alla tradizione del clown e a quella della pantomima; si ispira inoltre a tutta quella tradizione che utilizza l’illusionismo in veste teatrale\, dando a quest’arte una veste narrativa. \n\nSpettacolo per tutta la famiglia 
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SUMMARY:COSTELLAZIONI
DESCRIPTION:di Nick Payne\ncon Roberto Solofria e Ilaria Delli Paoli\nprogetto sonoro Paky Di Maio\nregia Roberto Solofria\ntraduzione Valerio Piccolo\naiuto regia Daniela Quaranta\nimpianto scenico Nicola Bove e Vincenzo Leone assistente alla regia Maria Chiara Cecere costumi Alina Lombardi\nillustrazione Francesco Zentwo Palladino produzione Mutamenti / Teatro Civico 14 \n\n\n\n\nUn uomo\, una donna e l’universo a fare da cornice. Sono questi gli elementi di Costellazioni\, pièce del drammaturgo inglese Nick Payne.\nUna teoria della fisica quantistica sostiene che esiste un numero infinito di universi: tutto quello che può accadere\, accade da qualche altra parte e per ogni scelta che si prende\, ci sono mille altri mondi in cui si è scelto in un modo differente. Nick Payne prende questa teoria e la applica a un rapporto di coppia. \nAssolutamente divertente\, ma disperatamente triste: è proprio il suo dinamismo intellettuale ed emotivo a rendere lo spettacolo unico e travolgente\, un vero e proprio “classico contemporaneo”. \n\nNote di regia \n\n\n\n\nIl concetto di multiverso è al centro del testo di Nick Payne\, ma il multiverso può anche essere metafora di possibilità.“In sostanza\, abbiamo fatto due volte la stessa domanda ricevendo due risposte completamente differenti” dice Marianna\, la nostra protagonista.\nCostellazioni ci ha posto davanti ad una semplice\, ma intramontabile domanda\, la domanda che fa parte un po’ della vita di tutti noi: Cosa sarebbe successo se…?\nEcco che allora si declina\, sulla scena\, il rapporto tra un uomo e una donna nelle sue infinite possibilità.\nLa scelta di lavorare a questo testo nasce dalla necessità sempre più forte\, come regista e come attore\,\ndi avvicinarmi alla drammaturgia contemporanea.\nCostellazioni si presenta apparentemente come un testo semplice\, lineare nel suo non esserlo affatto: ogni situazione è ripetuta più volte a seconda delle sue possibilità di sviluppo. Ma è proprio questa semplicità a mettere continuamente alla prova gli attori in scena.\nAnche io\, seguendo in qualche modo la linea che mi pare suggerita dall’autore\, ho scelto di affidare agli attori la forza emotiva di questo racconto. \n\n\n\n\nCome regista ho sentito il bisogno di “farmi da parte”\, di muovermi in punta di piedi\, rispettando la caotica delicatezza di questa storia. Una regia essenziale e una scena minimale per accogliere il pubblico nel vortice\, a volte destabilizzante\, a volte commovente\, di due vite che – a quanto pare- sono destinate ad incontrarsi\, qualunque sia l’universo che le ospita. \nCostellazioni rappresenta probabilmente una ventata di cambiamento professionale\, ma anche la conferma del mio sodalizio artistico con un’attrice di enorme sensibilità.
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SUMMARY:Bagatelle per un abisso
DESCRIPTION:a cura di Dario Tomasello\ncon\nMaria Rita Chierchia\nCarla D’Affronto\nAurora Grasso\nEliseo Ladormita\nAssistente alla regia Luigi Soraci\nProduzione Il Castello di Sancho \n  \nIl lavoro nasce dalla considerazione che questo luogo\, in cui viviamo\, per ragioni non necessariamente ricollegabili alla sua storia più o meno recente\, sembra condannato ad una sorta di rimozione identitaria senza sosta.\nDunque\, dove non c’è identità\, non c’è alcuna celebrazione possibile L’evocazione insistita di un abisso\, semmai\, in un contesto di algida rarefazione laddove ogni gesto è vano\, ogni intento di ricostruzione continuamente frustrato da un nuovo schianto\, non necessariamente fragoroso.\nLo sguardo generazionale di un gruppo di studenti fuori sede rende il tutto comico\, grottesco e disperato\nDi chi è la festa? \n 
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SUMMARY:ANNA CAPPELLI
DESCRIPTION:Con Silvana Luppino\nScene Osvaldo La Motta\nLuci Guillermo Laurin Salazar\nRegia Christian Maria Parisi\nProduzione Teatro Primo \nLO SPETTACOLO\nAnna Cappelli è un’impiegata che\, nell’Italia degli anni ’60\, vive ai margini della società\, tra camere con uso di cucine in comune\, uffici grigi e polverosi ed il sogno di una casa tutta sua e di un uomo che la prenda in sposa. La sua risposta alla solitudine\, dopo l’ennesimo abbandono\, sarà violentissima ed insieme teneramente straziante. Un monologo ironico e tagliente sviluppato attraverso una messinscena teatrale strutturata in sette quadri che coinvolgono e divertono lo spettatore guidandolo sin dentro la psiche del personaggio. \nNOTE DI REGIA\nLavorare alla regia di questo che considero un piccolo capolavoro drammaturgico perfettamente sospeso tra commedia e tragedia firmato da un grandissimo autore quale è stato Annibale Ruccello ritengo sia stato per la nostra compagnia teatrale innanzitutto una fortuna\, un dono. Con Silvana Luppino abbiamo cercato sin dalle prime prove a tavolino di provare a fare emergere la donna “Anna Cappelli” prima ed oltre al personaggio.\nCome molti di noi\, oggi sovraesposti agli stimoli dei social network\, della pubblicità e di modelli di vita esterni al nostro reale quotidiano\, Anna ha una sovraesposizione mentale ed emotiva.\nSi avvinghia all’amore\, ma sprofonderà nell’abisso. Abbiamo tentato di sbirciare nella testa di Anna per raccontarla in tutti i suoi pensieri entrando nel dettaglio delle sue emozioni\, stilizzandole ma andando oltre la maschera\, mantenendo il palco come la scatola vuota che lei stessa vuole creare della mente di Tonino…Tonino… Tonino… da che parte posso cominciare? Dal cervello\, eh? Anche perché quello credo che non è mai stato mio\, altrimenti non avresti potuto nascondermi tutti i tuoi progetti.\nAh\, cominciamo dal cuore? Dal cuore\, dici?… Ma chissà dove abitano i sentimenti!» Sentimenti\, paure\, fragilità\, condizionamenti della società verso un’impiegata del comune di Latina che negli anni ’60\, in bilico tra le convenzioni borghesi dell’Italia del boom e la ricerca ossessiva di una casa e di un amore tutto suo\, condivide quindi con molti di noi uno stato d’animo di sradicamento. Si muove per lavoro con aspettative e desideri che non riuscirà a concretizzare e che faranno emergere in lei il suo lato più oscuro per finire insieme al pubblico risucchiati in un vortice tremendo.
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SUMMARY:ANNA CAPPELLI
DESCRIPTION:Con Silvana Luppino\nScene Osvaldo La Motta\nLuci Guillermo Laurin Salazar\nRegia Christian Maria Parisi\nProduzione Teatro Primo \nLO SPETTACOLO\nAnna Cappelli è un’impiegata che\, nell’Italia degli anni ’60\, vive ai margini della società\, tra camere con uso di cucine in comune\, uffici grigi e polverosi ed il sogno di una casa tutta sua e di un uomo che la prenda in sposa. La sua risposta alla solitudine\, dopo l’ennesimo abbandono\, sarà violentissima ed insieme teneramente straziante. Un monologo ironico e tagliente sviluppato attraverso una messinscena teatrale strutturata in sette quadri che coinvolgono e divertono lo spettatore guidandolo sin dentro la psiche del personaggio. \nNOTE DI REGIA\nLavorare alla regia di questo che considero un piccolo capolavoro drammaturgico perfettamente sospeso tra commedia e tragedia firmato da un grandissimo autore quale è stato Annibale Ruccello ritengo sia stato per la nostra compagnia teatrale innanzitutto una fortuna\, un dono. Con Silvana Luppino abbiamo cercato sin dalle prime prove a tavolino di provare a fare emergere la donna “Anna Cappelli” prima ed oltre al personaggio.\nCome molti di noi\, oggi sovraesposti agli stimoli dei social network\, della pubblicità e di modelli di vita esterni al nostro reale quotidiano\, Anna ha una sovraesposizione mentale ed emotiva.\nSi avvinghia all’amore\, ma sprofonderà nell’abisso. Abbiamo tentato di sbirciare nella testa di Anna per raccontarla in tutti i suoi pensieri entrando nel dettaglio delle sue emozioni\, stilizzandole ma andando oltre la maschera\, mantenendo il palco come la scatola vuota che lei stessa vuole creare della mente di Tonino…Tonino… Tonino… da che parte posso cominciare? Dal cervello\, eh? Anche perché quello credo che non è mai stato mio\, altrimenti non avresti potuto nascondermi tutti i tuoi progetti.\nAh\, cominciamo dal cuore? Dal cuore\, dici?… Ma chissà dove abitano i sentimenti!» Sentimenti\, paure\, fragilità\, condizionamenti della società verso un’impiegata del comune di Latina che negli anni ’60\, in bilico tra le convenzioni borghesi dell’Italia del boom e la ricerca ossessiva di una casa e di un amore tutto suo\, condivide quindi con molti di noi uno stato d’animo di sradicamento. Si muove per lavoro con aspettative e desideri che non riuscirà a concretizzare e che faranno emergere in lei il suo lato più oscuro per finire insieme al pubblico risucchiati in un vortice tremendo.
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SUMMARY:LA PIGNA E IL MARE (una favola favolosa)
DESCRIPTION:Liberamente ispirato ad un racconto di Domenico Loddo\nCon Giusi Anghelone e Francesca Russo\nMusiche Giuseppe Tafuto\nScene e costumi Valentina Sofi\nLuci Guillermo Laurin\nRegia Christian Maria Parisi\nProd. Teatro Primo \n\n\n\n\nIl mondo continua a muoversi\, girare\, andare avanti\, grazie a una forza creatrice primordiale: il desiderio. Il desiderio da sempre muove le cose verso il futuro\, e il fuoco fa divampare la civiltà\, la scrittura si fa storia\, la vita avanza alla conquista di continenti\, pianeti e cuori. Perché tutti hanno un cuore e un desiderio che lo accende\, anche la piccola pigna protagonista di questa favola.Vive la sua vita monotona seguendo i cicli e le regole del bosco\, ma un giorno sente parlare di una cosa misteriosa e lontana: il mare. E allora finalmente ha uno scopo: raggiungere quella sua immensa distesa blu\, per contenerla tutta nel suo sguardo. Inizia il viaggio precipitando dalla quercia\, e viene aiutata a percorrere la distanza che la separa dal suo desiderio da un picchio\, un orso\, un pinguino\, dal vento di ponente sotto l’occhio protettivo di Madre Natura\, narratrice insieme alla coraggiosa pigna\, di questa poetica avventura. \nLa morale che sottende il racconto è quella di rischiare sempre\, non accontentarsi mai\, avere il coraggio di uscire da se stessi per ritrovarsi veramente\, e riuscire così a dare un senso alle cose che accadono nella vita. \n\nSpettacolo per tutta la famiglia 
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SUMMARY:Elisabetta e Limone
DESCRIPTION:di Juan Rodolfo Wilcock \ncon Cinzia Muscolino e Stefano Cutrupi \nscena e costumi: Cinzia Muscolino \nregia: Tino Caspanello \n“Noi fatti di parole e di nient’altro\, costruiti a caso da un linguaggio\, ci domandiamo: ma perché soltanto noi dobbiamo essere uccisi da un linguaggio\, mentre le bestie vivono\, le piante vivono e noi si muore grammaticalmente?” \nComincia con queste parole una delle più belle poesie di Juan Rodolfo Wilcock (nato a Buenos Aires nel 1919 e vincitore giovanissimo\, nel 1940\, del Premio Martin Fierro della Sociedad Argentina de Escritores) e queste potrebbero bastare a descrivere tutta l’atmosfera che si respira nel testo Elisabetta e Limone\, dove due solitudini si incontrano\, due solitudini che vivono di reclusioni fisiche e mentali\, che si respingono\, si lottano e si cercano e si accettano\, perché oltre alle parole che non riescono più a dire il senso delle cose\, perché esso è stravolto o rimane oscuro e incompreso\, oltre alle parole che non comunicano più\, c’è la bellezza del sogno a occhi aperti\, di un teatro che ci costruiamo dentro di noi per  non soccombere davanti al mondo che corre\, per il quale non possiamo avere che uno sguardo disilluso e\, tuttavia\, appassionato. \nElisabetta si è chiusa in casa\, la sua vita è ormai davanti a se stessa\, davanti a simulacri ai quali rivolgere preghiere o accompagnata da gatti da legare perché non scappino via\, come il tempo. Limone è fuggito da un prigione che lo segregava ingiustamente per un sogno sbagliato. E quando si incontrano\, nasce la paura\, che si trasforma in odio\, poi in rassegnazione\, e ancora in curiosità\, per diventare infine accettazione dell’altro\, quotidiana incondizionata.
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SUMMARY:UNA RAGAZZINA
DESCRIPTION:–𝘼𝙣𝙩𝙚𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖 𝙎𝙩𝙖𝙜𝙞𝙤𝙣𝙚 2024.25 —\n\n𝐔𝐍𝐀 𝐑𝐀𝐆𝐀𝐙𝐙𝐈𝐍𝐀di e con Sara TombelliProduzione Chille de la Balanza\n\nS𝑝e𝑡t𝑎c𝑜l𝑜 𝑣i𝑛c𝑖t𝑜r𝑒 𝑑e𝑙 𝐵a𝑛d𝑜 𝐹e𝑠t𝑖v𝑎l p𝑒r A𝑟t𝑖s𝑡i u𝑛d𝑒r 35 𝑆P𝐴C𝐶I𝐴M𝑂 𝐶U𝐿T𝑈R𝐸 𝑖n𝑡e𝑟d𝑒t𝑡e 2023\n\nCosì Sara Tombelli presenta il suo spettacolo.\n“È di notte che Anna è solita uscire perché a casa dovrebbe rimanere silenziosa. Sua madre lavora la mattina presto e ha bisogno di riposare\, ma Anna vuole essere rumorosa. Ha bisogno di raccontarsi\, lei non lavora\, non studia\, non sa come occupare il suo tempo. L’età adulta sta arrivando e lei si ritrova completamente impreparata\, disarmata difronte ad una società che sembra volerla schiacciare corpo e anima. Anna rifugge ogni tipo di catalogazione\, è strana ma non troppo\, cerca guai ma tutti i suoi gesti chiedono salvezza. Allora chi è davvero questa ragazza?Il personaggio di Anna è rimasto per molti anni chiuso in un file word nominato “Una ragazzina”. Quando l’ho riaperto mi sono trovata davanti a qualcosa che è tornato a parlarmi e mi ha profondamente affascinata. Non ho capito da dove fosse uscita questa ragazzina\, come avessi potuto crearla. Effettivamente Anna non sono io\, non mi somiglia\, lei non esiste eppure potrebbe esistere. Potrei\, in realtà\, anche essere io e forse lo sono stata. Potrebbero essere tutte quelle persone che hanno deciso di prendersi un attimo di tempo per fermarsi a capire e che si sono perse\, che si sono sentite giudicate e sbagliate. Anna potremmo essere tutt* noi che abbiamo chiesto aiuto per diventare grandi\, che abbiamo sogni immensi e irrealizzabili. Anna è anche quell’amica che mi ha chiamato in mezzo alla notte raccontandomi mille cose ma che in realtà voleva solo dire: “Aiutami\, io sto lottando perché nella vita voglio essere felice.” Anna esiste e come\, all’interno del perimetro di un palcoscenico è viva più che mai. Resiste. Resiste alla violenza\, al degrado della periferia\, all’alcol\, alla droga. Il mondo di adulti che la circonda sembra essere sordo: allora lei grida tutto il suo dolore e sfida sua madre\, la società tutta intera\, sé stessa. Balla\, prega e ride.Anna allarga le braccia\, ci coinvolge e ci chiede solo di essere accolta”.
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SUMMARY:OUMINICCH’
DESCRIPTION:testo e regia di Rosario Palazzolo \ncon Salvatore Nocera e Rosario Palazzolo \nmusica di Francesco Di Fiore \nassistente alla regia Angelo Grasso \nproduzione ACTI\, Torino \n  \nA quelli che non sanno spalancare le porte\, scardinarle e abbatterle.  \nA quelli che non hanno mai avuto una porta da spalancare\, da scardinare\, da abbattere. \nA quelli che non sanno cos’è una porta. \nDue uomini\, una bara. E una decisione da prendere: chi vive\, chi muore. Si può riassumere così lo spettacolo Ouminicch’. Trentasetti e Trentaquattru non hanno scampo\, sin dal principio\, costretti come sono a giocarsi il tutto per tutto. Due uomini che sanno di morire e che per questo si affidano ad una spiritualità fatta di santini\, di segni rivelatori che non rivelano\, che restano silenziosi come una coscienza collettiva. È una storia che ha la pretesa di farsi metafora comune di un luogo\, il nostro\, che ha smesso di appartenerci\, che è divenuto di colpo un altro luogo\, non più nostro. Perché è una specie di bivio\, Ouminicch’\, con nessuna uscita. Il tutto\, in un registro drammaturgico intriso di silenzi estenuanti e guizzi improvvisi\, una lingua secca\, carica d’umor nero\, mista a un dialetto\, quello palermitano\, che gioca con la sintassi.
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SUMMARY:NOTTE INTERA SENZA SONNO
DESCRIPTION:di Marco Alessi e Salvo Rinaudo \ninterpretazione e regia Giovanna Criscuolo \nbasso e arrangiamenti dal vivo Ambra Scamarda \naudio e luci Marco Napoli \nproduzione IN ARTE associazione culturale \ncon il sostegno di Regione Siciliana Assessorato Turismo Sport e Spettacolo \nNotte intera senza sonno è un atto unico liberamente tratto dalla biografia di Rosa Balistreri. \n  \nLo spettacolo è ambientato in un ipotetico dietro le quinte di Sanremo 1973\, anno in cui il brano “Terra ca non senti” fu escluso dalla ventitreesima edizione del Festival della canzone italiana\, e racconta l’intera esistenza dell’artista tra dolori e gioie\, delusioni amorose e incontri felici che cambieranno il suo percorso di vita privato e professionale.\nUn racconto drammatico\, intenso e a tratti ironico\, che vuole essere un omaggio alla cantatrice del sud\, Rosa Balistreri\, una delle donne più resilienti della Sicilia del Novecento\, una donna che ha avuto la forza di ribellarsi a un destino che l’ha sempre messa a dura prova. Una vita difficile quella della Balistreri che la costringe a viaggiare per scappare dalla fame\, dalle violenze\, dal male. Rosa riesce\, comunque\, a rialzarsi ogni volta\, dimostrando di essere più forte delle avversità.\nIn scena l’attrice Giovanna Criscuolo da voce e anima alla cantautrice\, alla sua biografia travagliata\, alternando la narrazione alle canzoni che hanno reso Rosa unica nel suo genere. La sua voce forte\, tagliente\, prepotente testimonia il dolore che ha accompagnato la sua vita e la sua voglia di riscatto. Le sonorità del basso negli arrangiamenti dal vivo di Ambra Scamarda rendono intimo il racconto e danno forza al canto che si fa “cunto” intriso di passione e partecipazione.
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SUMMARY:SARA FLAMMENT
DESCRIPTION:Spettacolo di Stand Up Comedy
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SUMMARY:Genitori si nasce o si diventa? - Manuale di sopravvivenza per Boomer
DESCRIPTION:Ore 20:30\ndiscussione del libro: “Genitori in cerca di genitorialità” Editore Falzea a cura di Pasquale Romeo – Psichiatra e Docente All’Università Dante Alighieri (RC) e con Dominella Magda Foti – Pedagogista \na seguire lo spettacolo \nMANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER BOOMER di Mariapia Rizzo \ncon Stefano Cutrupi e Mariapia Rizzo . Produzione Teatro dei 3 Mestieri \nINGRESSO LIBERO
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SUMMARY:IL BANDITO DI MONTELEPRE
DESCRIPTION:Liberamente tratto dall’opera in versi “La Vera storia di Salvatore Giuliano di Ignazio Buttitta” Diretto e interpretato da Alessio Bonaffini Produzione Ass. Cult. I Martogliati \n  \nQuesto monologo teatrale\, non vorrei che si concentrasse sul fallace eroismo del protagonista. Io \, manterrei una certa distanza dal volerlo considerare: “Un giusto”. Il lavoro verterà sulla musicalità e potenzialità del verso\, popolareggiante e raffinato. Sul conflitto storico in cui la Sicilia con il suo popolo\, arrancano e soffrono. Sul potere nefasto e subdolo che muove le fila\, non soltanto di Giuliano\, ma degli stessi siciliani. E innanzitutto sul valore della pietà.
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SUMMARY:IL BANDITO DI MONTELEPRE
DESCRIPTION:Liberamente tratto dall’opera in versi “La Vera storia di Salvatore Giuliano di Ignazio Buttitta” Diretto e interpretato da Alessio Bonaffini Produzione Ass. Cult. I Martogliati \n  \nQuesto monologo teatrale\, non vorrei che si concentrasse sul fallace eroismo del protagonista. Io \, manterrei una certa distanza dal volerlo considerare: “Un giusto”. Il lavoro verterà sulla musicalità e potenzialità del verso\, popolareggiante e raffinato. Sul conflitto storico in cui la Sicilia con il suo popolo\, arrancano e soffrono. Sul potere nefasto e subdolo che muove le fila\, non soltanto di Giuliano\, ma degli stessi siciliani. E innanzitutto sul valore della pietà.
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LOCATION:Teatro dei 3 Mestieri\, S.S. 114 Km 5\,600 Accanto distributore Esso\, Messina\, Messina\, 98128\, Italia
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SUMMARY:IL BANDITO DI MONTELEPRE
DESCRIPTION:Liberamente tratto dall’opera in versi “La Vera storia di Salvatore Giuliano di Ignazio Buttitta” Diretto e interpretato da Alessio Bonaffini Produzione Ass. Cult. I Martogliati \n  \nQuesto monologo teatrale\, non vorrei che si concentrasse sul fallace eroismo del protagonista. Io \, manterrei una certa distanza dal volerlo considerare: “Un giusto”. Il lavoro verterà sulla musicalità e potenzialità del verso\, popolareggiante e raffinato. Sul conflitto storico in cui la Sicilia con il suo popolo\, arrancano e soffrono. Sul potere nefasto e subdolo che muove le fila\, non soltanto di Giuliano\, ma degli stessi siciliani. E innanzitutto sul valore della pietà.
URL:https://www.teatrodei3mestieri.it/event/il-bandito-di-monteleone/
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