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SUMMARY:Elisabetta e Limone
DESCRIPTION:di Juan Rodolfo Wilcock \ncon Cinzia Muscolino e Stefano Cutrupi \nscena e costumi: Cinzia Muscolino \nregia: Tino Caspanello \n“Noi fatti di parole e di nient’altro\, costruiti a caso da un linguaggio\, ci domandiamo: ma perché soltanto noi dobbiamo essere uccisi da un linguaggio\, mentre le bestie vivono\, le piante vivono e noi si muore grammaticalmente?” \nComincia con queste parole una delle più belle poesie di Juan Rodolfo Wilcock (nato a Buenos Aires nel 1919 e vincitore giovanissimo\, nel 1940\, del Premio Martin Fierro della Sociedad Argentina de Escritores) e queste potrebbero bastare a descrivere tutta l’atmosfera che si respira nel testo Elisabetta e Limone\, dove due solitudini si incontrano\, due solitudini che vivono di reclusioni fisiche e mentali\, che si respingono\, si lottano e si cercano e si accettano\, perché oltre alle parole che non riescono più a dire il senso delle cose\, perché esso è stravolto o rimane oscuro e incompreso\, oltre alle parole che non comunicano più\, c’è la bellezza del sogno a occhi aperti\, di un teatro che ci costruiamo dentro di noi per  non soccombere davanti al mondo che corre\, per il quale non possiamo avere che uno sguardo disilluso e\, tuttavia\, appassionato. \nElisabetta si è chiusa in casa\, la sua vita è ormai davanti a se stessa\, davanti a simulacri ai quali rivolgere preghiere o accompagnata da gatti da legare perché non scappino via\, come il tempo. Limone è fuggito da un prigione che lo segregava ingiustamente per un sogno sbagliato. E quando si incontrano\, nasce la paura\, che si trasforma in odio\, poi in rassegnazione\, e ancora in curiosità\, per diventare infine accettazione dell’altro\, quotidiana incondizionata.
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LOCATION:Teatro dei 3 Mestieri\, S.S. 114 Km 5\,600 Accanto distributore Esso\, Messina\, Messina\, 98128\, Italia
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SUMMARY:UNA RAGAZZINA
DESCRIPTION:–𝘼𝙣𝙩𝙚𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖 𝙎𝙩𝙖𝙜𝙞𝙤𝙣𝙚 2024.25 —\n\n𝐔𝐍𝐀 𝐑𝐀𝐆𝐀𝐙𝐙𝐈𝐍𝐀di e con Sara TombelliProduzione Chille de la Balanza\n\nS𝑝e𝑡t𝑎c𝑜l𝑜 𝑣i𝑛c𝑖t𝑜r𝑒 𝑑e𝑙 𝐵a𝑛d𝑜 𝐹e𝑠t𝑖v𝑎l p𝑒r A𝑟t𝑖s𝑡i u𝑛d𝑒r 35 𝑆P𝐴C𝐶I𝐴M𝑂 𝐶U𝐿T𝑈R𝐸 𝑖n𝑡e𝑟d𝑒t𝑡e 2023\n\nCosì Sara Tombelli presenta il suo spettacolo.\n“È di notte che Anna è solita uscire perché a casa dovrebbe rimanere silenziosa. Sua madre lavora la mattina presto e ha bisogno di riposare\, ma Anna vuole essere rumorosa. Ha bisogno di raccontarsi\, lei non lavora\, non studia\, non sa come occupare il suo tempo. L’età adulta sta arrivando e lei si ritrova completamente impreparata\, disarmata difronte ad una società che sembra volerla schiacciare corpo e anima. Anna rifugge ogni tipo di catalogazione\, è strana ma non troppo\, cerca guai ma tutti i suoi gesti chiedono salvezza. Allora chi è davvero questa ragazza?Il personaggio di Anna è rimasto per molti anni chiuso in un file word nominato “Una ragazzina”. Quando l’ho riaperto mi sono trovata davanti a qualcosa che è tornato a parlarmi e mi ha profondamente affascinata. Non ho capito da dove fosse uscita questa ragazzina\, come avessi potuto crearla. Effettivamente Anna non sono io\, non mi somiglia\, lei non esiste eppure potrebbe esistere. Potrei\, in realtà\, anche essere io e forse lo sono stata. Potrebbero essere tutte quelle persone che hanno deciso di prendersi un attimo di tempo per fermarsi a capire e che si sono perse\, che si sono sentite giudicate e sbagliate. Anna potremmo essere tutt* noi che abbiamo chiesto aiuto per diventare grandi\, che abbiamo sogni immensi e irrealizzabili. Anna è anche quell’amica che mi ha chiamato in mezzo alla notte raccontandomi mille cose ma che in realtà voleva solo dire: “Aiutami\, io sto lottando perché nella vita voglio essere felice.” Anna esiste e come\, all’interno del perimetro di un palcoscenico è viva più che mai. Resiste. Resiste alla violenza\, al degrado della periferia\, all’alcol\, alla droga. Il mondo di adulti che la circonda sembra essere sordo: allora lei grida tutto il suo dolore e sfida sua madre\, la società tutta intera\, sé stessa. Balla\, prega e ride.Anna allarga le braccia\, ci coinvolge e ci chiede solo di essere accolta”.
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SUMMARY:OUMINICCH’
DESCRIPTION:testo e regia di Rosario Palazzolo \ncon Salvatore Nocera e Rosario Palazzolo \nmusica di Francesco Di Fiore \nassistente alla regia Angelo Grasso \nproduzione ACTI\, Torino \n  \nA quelli che non sanno spalancare le porte\, scardinarle e abbatterle.  \nA quelli che non hanno mai avuto una porta da spalancare\, da scardinare\, da abbattere. \nA quelli che non sanno cos’è una porta. \nDue uomini\, una bara. E una decisione da prendere: chi vive\, chi muore. Si può riassumere così lo spettacolo Ouminicch’. Trentasetti e Trentaquattru non hanno scampo\, sin dal principio\, costretti come sono a giocarsi il tutto per tutto. Due uomini che sanno di morire e che per questo si affidano ad una spiritualità fatta di santini\, di segni rivelatori che non rivelano\, che restano silenziosi come una coscienza collettiva. È una storia che ha la pretesa di farsi metafora comune di un luogo\, il nostro\, che ha smesso di appartenerci\, che è divenuto di colpo un altro luogo\, non più nostro. Perché è una specie di bivio\, Ouminicch’\, con nessuna uscita. Il tutto\, in un registro drammaturgico intriso di silenzi estenuanti e guizzi improvvisi\, una lingua secca\, carica d’umor nero\, mista a un dialetto\, quello palermitano\, che gioca con la sintassi.
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SUMMARY:NOTTE INTERA SENZA SONNO
DESCRIPTION:di Marco Alessi e Salvo Rinaudo \ninterpretazione e regia Giovanna Criscuolo \nbasso e arrangiamenti dal vivo Ambra Scamarda \naudio e luci Marco Napoli \nproduzione IN ARTE associazione culturale \ncon il sostegno di Regione Siciliana Assessorato Turismo Sport e Spettacolo \nNotte intera senza sonno è un atto unico liberamente tratto dalla biografia di Rosa Balistreri. \n  \nLo spettacolo è ambientato in un ipotetico dietro le quinte di Sanremo 1973\, anno in cui il brano “Terra ca non senti” fu escluso dalla ventitreesima edizione del Festival della canzone italiana\, e racconta l’intera esistenza dell’artista tra dolori e gioie\, delusioni amorose e incontri felici che cambieranno il suo percorso di vita privato e professionale.\nUn racconto drammatico\, intenso e a tratti ironico\, che vuole essere un omaggio alla cantatrice del sud\, Rosa Balistreri\, una delle donne più resilienti della Sicilia del Novecento\, una donna che ha avuto la forza di ribellarsi a un destino che l’ha sempre messa a dura prova. Una vita difficile quella della Balistreri che la costringe a viaggiare per scappare dalla fame\, dalle violenze\, dal male. Rosa riesce\, comunque\, a rialzarsi ogni volta\, dimostrando di essere più forte delle avversità.\nIn scena l’attrice Giovanna Criscuolo da voce e anima alla cantautrice\, alla sua biografia travagliata\, alternando la narrazione alle canzoni che hanno reso Rosa unica nel suo genere. La sua voce forte\, tagliente\, prepotente testimonia il dolore che ha accompagnato la sua vita e la sua voglia di riscatto. Le sonorità del basso negli arrangiamenti dal vivo di Ambra Scamarda rendono intimo il racconto e danno forza al canto che si fa “cunto” intriso di passione e partecipazione.
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SUMMARY:SARA FLAMMENT
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SUMMARY:Genitori si nasce o si diventa? - Manuale di sopravvivenza per Boomer
DESCRIPTION:Ore 20:30\ndiscussione del libro: “Genitori in cerca di genitorialità” Editore Falzea a cura di Pasquale Romeo – Psichiatra e Docente All’Università Dante Alighieri (RC) e con Dominella Magda Foti – Pedagogista \na seguire lo spettacolo \nMANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER BOOMER di Mariapia Rizzo \ncon Stefano Cutrupi e Mariapia Rizzo . Produzione Teatro dei 3 Mestieri \nINGRESSO LIBERO
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SUMMARY:IL BANDITO DI MONTELEPRE
DESCRIPTION:Liberamente tratto dall’opera in versi “La Vera storia di Salvatore Giuliano di Ignazio Buttitta” Diretto e interpretato da Alessio Bonaffini Produzione Ass. Cult. I Martogliati \n  \nQuesto monologo teatrale\, non vorrei che si concentrasse sul fallace eroismo del protagonista. Io \, manterrei una certa distanza dal volerlo considerare: “Un giusto”. Il lavoro verterà sulla musicalità e potenzialità del verso\, popolareggiante e raffinato. Sul conflitto storico in cui la Sicilia con il suo popolo\, arrancano e soffrono. Sul potere nefasto e subdolo che muove le fila\, non soltanto di Giuliano\, ma degli stessi siciliani. E innanzitutto sul valore della pietà.
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DESCRIPTION:Liberamente tratto dall’opera in versi “La Vera storia di Salvatore Giuliano di Ignazio Buttitta” Diretto e interpretato da Alessio Bonaffini Produzione Ass. Cult. I Martogliati \n  \nQuesto monologo teatrale\, non vorrei che si concentrasse sul fallace eroismo del protagonista. Io \, manterrei una certa distanza dal volerlo considerare: “Un giusto”. Il lavoro verterà sulla musicalità e potenzialità del verso\, popolareggiante e raffinato. Sul conflitto storico in cui la Sicilia con il suo popolo\, arrancano e soffrono. Sul potere nefasto e subdolo che muove le fila\, non soltanto di Giuliano\, ma degli stessi siciliani. E innanzitutto sul valore della pietà.
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DESCRIPTION:Scritto e diretto da Rosario Palazzolo Con Rosario Palazzolo e Anton Giulio Pandolfo Musiche di Gianluca Misiti.  Produzione Teatro Ditirammu Palermo \nEsiste una sola verità\, ma nessun modo per esprimerla \nSinossi  \nDue personaggi in scena\, se ne stanno in un luogo che ha smesso di rivelarsi\, a celebrare una cerimonia sghemba\, che si annuncia inutile\, una cerimonia che li obbliga a un dialogo che solo apparentemente è privo di senso\, un dialogo disteso su di una lingua ruvida\, deforme\, asintattica e svirgolante\, un dialogo straripante di silenzi pieni di paura\, che man mano si trasforma\, e diviene urlo\, esigendo un ritmo da tragedia e una musicalità surreale. Fino al fallimento finale. Ché quello pretendono\, i due\, il fallimento\, perché è la loro scelta\, il solo modo che hanno per finire qualsiasi cosa pensano d’aver cominciato. \nNota dell’autore  \nRiportare in scena dopo quasi quindici anni ’A Cirimonia è un rischio e un atto d’amore. Specie dopo che due grandi maestri come Enzo Vetrano e Stefano Randisi gli hanno dato la vita che gli hanno dato\, ma del resto io amo parecchio la possibilità di fallire\, e per poi magari rimandare a una prossima volta. E ’U masculu e ’A fimmina\, i due personaggi de ’A Cirimonia\, sono proprio così: due entità atterrite e allo stesso tempo indomite\, che provano a costruire il limite più spaventoso di tutti\, quello che determina ciò che è vero da ciò che non lo è. E la verità è un obiettivo impossibile\, mi pare\, nella vita di ciascuno\, ma lo stesso loro intendono conquistarlo\, annotando presupposti fasulli e certezze che credono acquisite\, senza rendersi conto di aver congegnato soltanto avamposti fragilissimi: degli alter ego mediocri e finti tonti\, a cui far vivere le simpatiche peripezie col patto che dimentichino la disperazione. O perlomeno la omettano\, corrompendo il ricordo. E io davvero credo che la memoria sia solo una banale autodeterminazione\, qualcosa di indotto e perciò di profondamente incerto\, traballante\, e traballano proprio le fondamenta sulle quali intendiamo erigere le nostre verità\, quel processo che per il solo fatto di concepire una cronologia\, innesca il movimento dell’immaginazione. E allora occorrerebbe fare ciò fa la scienza quando smette di fare la scienza e fa ciò che dovrebbe fare qualsiasi scienza\, ovvero propendere per l’esplorazione\, rinnegare la prova empirica e dare voce alle deduzioni\, scommettere\, investire su una qualsiasi possibilità e poi erigerla sul trono della verità\, con la consapevolezza che si è compiuta una scelta\, una scelta in mezzo a molte\, e semmai giudicare il perché di quella scelta\, e non la scelta in sé. \nRosario Palazzolo 
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DESCRIPTION:Scritto e diretto da Rosario Palazzolo Con Rosario Palazzolo e Anton Giulio Pandolfo Musiche di Gianluca Misiti. Produzione Teatro Ditirammu Palermo \nEsiste una sola verità\, ma nessun modo per esprimerla \nSinossi  \nDue personaggi in scena\, se ne stanno in un luogo che ha smesso di rivelarsi\, a celebrare una cerimonia sghemba\, che si annuncia inutile\, una cerimonia che li obbliga a un dialogo che solo apparentemente è privo di senso\, un dialogo disteso su di una lingua ruvida\, deforme\, asintattica e svirgolante\, un dialogo straripante di silenzi pieni di paura\, che man mano si trasforma\, e diviene urlo\, esigendo un ritmo da tragedia e una musicalità surreale. Fino al fallimento finale. Ché quello pretendono\, i due\, il fallimento\, perché è la loro scelta\, il solo modo che hanno per finire qualsiasi cosa pensano d’aver cominciato. \nNota dell’autore  \nRiportare in scena dopo quasi quindici anni ’A Cirimonia è un rischio e un atto d’amore. Specie dopo che due grandi maestri come Enzo Vetrano e Stefano Randisi gli hanno dato la vita che gli hanno dato\, ma del resto io amo parecchio la possibilità di fallire\, e per poi magari rimandare a una prossima volta. E ’U masculu e ’A fimmina\, i due personaggi de ’A Cirimonia\, sono proprio così: due entità atterrite e allo stesso tempo indomite\, che provano a costruire il limite più spaventoso di tutti\, quello che determina ciò che è vero da ciò che non lo è. E la verità è un obiettivo impossibile\, mi pare\, nella vita di ciascuno\, ma lo stesso loro intendono conquistarlo\, annotando presupposti fasulli e certezze che credono acquisite\, senza rendersi conto di aver congegnato soltanto avamposti fragilissimi: degli alter ego mediocri e finti tonti\, a cui far vivere le simpatiche peripezie col patto che dimentichino la disperazione. O perlomeno la omettano\, corrompendo il ricordo. E io davvero credo che la memoria sia solo una banale autodeterminazione\, qualcosa di indotto e perciò di profondamente incerto\, traballante\, e traballano proprio le fondamenta sulle quali intendiamo erigere le nostre verità\, quel processo che per il solo fatto di concepire una cronologia\, innesca il movimento dell’immaginazione. E allora occorrerebbe fare ciò fa la scienza quando smette di fare la scienza e fa ciò che dovrebbe fare qualsiasi scienza\, ovvero propendere per l’esplorazione\, rinnegare la prova empirica e dare voce alle deduzioni\, scommettere\, investire su una qualsiasi possibilità e poi erigerla sul trono della verità\, con la consapevolezza che si è compiuta una scelta\, una scelta in mezzo a molte\, e semmai giudicare il perché di quella scelta\, e non la scelta in sé. \nRosario Palazzolo 
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LOCATION:Teatro dei 3 Mestieri\, S.S. 114 Km 5\,600 Accanto distributore Esso\, Messina\, Messina\, 98128\, Italia
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SUMMARY:BUKOWSKI
DESCRIPTION:a night with hank Di D. francesco Nikzad Diretto e interpretato da Roberto Galano Musiche originali Antonio Catapano Produzione Teatro dei Limoni \n  \nIo non sono Bukowski. Charles non era Bukowski. E nessuno sarà mai Bukowski. C’è qualcosa nascosto\, protetto dai litri di alcol che marciscono nel fegato\, dalle scopate\, dalle perversioni e l’odio per una mondo pieno di figli di puttana. Qualcosa di così puro che può appartenere solo a un angelo. Ma gli angeli non esistono\, e se esistono hanno le ali di carta che si bagnano alla prima goccia di pioggia. Esiste\, invece\, una notte che divide il mito dello scrittore dal fragile ubriacone perdente. Una notte sola. Soltanto lui e il suo piccolo uccello azzurro nel cuore. Una notte con Hank.\n\nDicono dello spettacolo:\n“L’interpretazione di Roberto è intrigante\, nei gesti\, nella voce\, nelle battute “ urlate” sottovoce.” – Raffaella Ceres (06 Live – Musica a Roma)\n“Roberto Galano oltrepassa il mito riuscendo a trasmettere – in un faccia a faccia spesso ravvicinatissimo che a volte diventa persino contatto fisico con lo spettatore – un Bukowski più autentico di tante altre sue caricature.” – Alessandro Giova (Riflessi al margine)\n“Roberto Galano nei panni dello scrittore è davvero perfetto. Ruvido\, magnetico e affabulatore interagisce con il pubblico\, cerca gli sguardi\, rivolge domande dirette. Un’energia\, la sua\, che tiene desta l’attenzione per tutta la durata del monologo.” –  Graziella Travaglini (Parolibero)
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SUMMARY:STEFANO
DESCRIPTION:Di Armando Discepolo Regia Stefano Angelucci Marino Con Vito Signorile\, Tina Tempesta\, Rossella Gesini\, Paolo Del Peschio e Stefano Angelucci Marino MaschereBRAT Teatro Produzione Teatro Stabile d’Abruzzo in collaborazione con Teatro del Sangro e Teatro Abeliano di Bari \n“Stéfano” di Armando Discepolo è considerato un classico del teatro argentino. Il suo protagonista è un musicista diplomato al Conservatorio di Napoli che arriva in Argentina\, come tanti immigrati di inizio Novecento\, con la speranza di “trovare l’America”. Il suo desiderio è diventare un musicista famoso\, scrivere una grande opera e far piovere sterline. Niente di tutto ciò accade. Le esigenze di una difficile sopravvivenza e i propri limiti come autore fanno tacere la sua canzone. La ricerca dell’ideale\, la vocazione artistica e i conflitti familiari sono alcuni dei temi che\, tra il tragico e il comico\, sono crudamente esposti in quest’opera punto di riferimento del grottesco criollo. \n“Stéfano” è la storia di un fallimento\, personale e collettivo. Il fallimento di una politica liberale\, di immigrati venuti sperando di “trovare l’America”\, e di famiglie che\, composte da generazioni diverse\, sono andate a sbattere contro la dura realtà argentina. Tutto questo in una Buenos Aires di inizio Novecento\, e in un mondo in continua evoluzione. \nL’arte porta alla frustrazione e all’infelicità? L’uomo è condannato a rispettare i processi produttivi imposti dalla società? È necessario evitare i sogni o realizzarli? Questi sono alcuni degli interrogativi che l’opera pone. \nOtto maschere antropomorfe che permettono la trasfigurazione. Un particolare codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca\, il celebre barrio porteño contraddistinto da una forte impronta italiana. Dialoghi semplici\, diretti\, scarni. Questi gli elementi formali scelti per raccontare una storia di italiani senza Patria. \n  \nTRAMA \nUn immigrato italiano di nome Stéfano\, musicista di professione\, sogna di avere successo con la scrittura di un’opera musicale in Argentina. Stéfano convince gli anziani genitori a seguirlo in Sudamerica in questa avventura\, promettendo un futuro migliore. Si sposa con Margherita\, mettono al mondo tre figli. Gli anni sono passati. L’equilibrio di quel progetto si misura non solo nel cuore del protagonista ma anche in chi lo ha accompagnato e chi gli è succeduto nella vita: i suoi figli e il suo discepolo. \nDa un lato\, la loro prole. Radamés\, il matto\, che paradossalmente prende il nome dal personaggio dell’eroe dell’opera Aida\, di Puccini. Lungi dallo splendere\, questo ragazzone ricorda a Stefano solo l’ombra del suo fallimento. Lo stesso di Ñeca\, che sembra essere l’eco delle sue lacrime nascoste\, o di Esteban\, che nel suo sforzo di essere poeta ricorda e imita\, allo stesso tempo\, l’illusione infranta di Stéfano. Pastore\, suo discepolo\, incarna invece la voce di chi ha la dolorosa missione di aprire gli occhi al maestro\, che ha perso il posto nell’orchestra e con lui il posto come sostegno della casa e\, simbolicamente\, quello dei suoi desideri più profondi.
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SUMMARY:IL CIRCO CAPOVOLTO
DESCRIPTION:Liberamente tratto dal Romanzo di Milena Magnani Di e con Andrea Lupo Diretto da Andrea Paolucci Produzione Teatro delle Temperie in collaborazione con Teatro dell’Argine \nDue storie parallele ma strettamente intrecciate\, quella di Branko e quella di suo nonno Nap’apò\, due generazioni di rom in questa Europa in cui le etnie nomadi hanno vissuto e vivono ancora vite separate\, vite “a parte”. Una generazione è finita nei campi di concentramento\, la successiva nei campi rom alle periferie delle grandi città. \nBranko Hrabal in fuga dall’Ungheria si rifugia in un campo rom in Italia. Porta con sé dieci scatoloni contenenti quel che rimane del famoso circo ereditato da suo nonno. \nCirco che ha dovuto bruscamente interrompere la sua attività durante la Seconda Guerra Mondiale\, quando i nazisti ne hanno prima rinchiuso e poi sterminato tutti gli artisti. Branko non sa che farsene di questa eredità pesante ed ingombrante. Ma nel campo trova un gruppo di bambini curiosi che lo obbligano a raccontare la storia di quel circo\, che è la storia della sua famiglia e che è in sintesi la storia dell’Europa da cui tutti discendiamo. \nBranko si trova così a ripercorrere l’epopea della propria famiglia\, dalla gioia\, dall’incantamento e dallo stupore che il circo di suo nonno sapeva portare in giro per tutta Europa\, fino alla fuga\, alla deportazione\, alla reclusione e allo sterminio. Sette bambini lo ascoltano con occhi pieni di incantamento e trovano finalmente fra un trapezio\, cinque clave e qualche vecchio costume una nuova speranza di riscatto e di felicità. \nFra gente del campo che non è neppure più in grado di immaginare un domani per sé e per la propria famiglia c’è ancora invece chi riesce a vedere una possibilità di futuro: quei sette bambini che trasformano la storia della famiglia di Branko in energia nuova e voglia di riscatto. Nascosti nelle cantine di un vecchio palazzo abbandonato\, ispirati da Branko lavorano sodo e alla fine riescono a dar vita ad un nuovo circo… un loro nuovo circo… un circo sottoterra… un circo capovolto. \nUn vortice in cui memoria\, appartenenza\, sangue si mescolano a guerra\, deportazioni\, tradimenti\, fughe e vendette. Uno spettacolo commovente e travolgente. Favola\, confessione\, epopea familiare\, Storia collettiva. In cui i tragici eventi raccontati acquistano una luce particolare\, tramite il filtro dello sguardo curioso e incantato dei bambini e l’incombente presenza della magia dello “szerelem”; quell’amore per l’arte che dalle vene della stirpe Hrabal arriva direttamente a quelle degli spettatori\, creando una connessione e un’atmosfera unica\, che lascia il segno in ognuno.” \nPROMO
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DESCRIPTION:Liberamente tratto dal Romanzo di Milena Magnani Di e con Andrea Lupo Diretto da Andrea Paolucci Produzione Teatro delle Temperie in collaborazione con Teatro dell’Argine \nDue storie parallele ma strettamente intrecciate\, quella di Branko e quella di suo nonno Nap’apò\, due generazioni di rom in questa Europa in cui le etnie nomadi hanno vissuto e vivono ancora vite separate\, vite “a parte”. Una generazione è finita nei campi di concentramento\, la successiva nei campi rom alle periferie delle grandi città. \nBranko Hrabal in fuga dall’Ungheria si rifugia in un campo rom in Italia. Porta con sé dieci scatoloni contenenti quel che rimane del famoso circo ereditato da suo nonno. \nCirco che ha dovuto bruscamente interrompere la sua attività durante la Seconda Guerra Mondiale\, quando i nazisti ne hanno prima rinchiuso e poi sterminato tutti gli artisti. Branko non sa che farsene di questa eredità pesante ed ingombrante. Ma nel campo trova un gruppo di bambini curiosi che lo obbligano a raccontare la storia di quel circo\, che è la storia della sua famiglia e che è in sintesi la storia dell’Europa da cui tutti discendiamo. \nBranko si trova così a ripercorrere l’epopea della propria famiglia\, dalla gioia\, dall’incantamento e dallo stupore che il circo di suo nonno sapeva portare in giro per tutta Europa\, fino alla fuga\, alla deportazione\, alla reclusione e allo sterminio. Sette bambini lo ascoltano con occhi pieni di incantamento e trovano finalmente fra un trapezio\, cinque clave e qualche vecchio costume una nuova speranza di riscatto e di felicità. \nFra gente del campo che non è neppure più in grado di immaginare un domani per sé e per la propria famiglia c’è ancora invece chi riesce a vedere una possibilità di futuro: quei sette bambini che trasformano la storia della famiglia di Branko in energia nuova e voglia di riscatto. Nascosti nelle cantine di un vecchio palazzo abbandonato\, ispirati da Branko lavorano sodo e alla fine riescono a dar vita ad un nuovo circo… un loro nuovo circo… un circo sottoterra… un circo capovolto. \nUn vortice in cui memoria\, appartenenza\, sangue si mescolano a guerra\, deportazioni\, tradimenti\, fughe e vendette. Uno spettacolo commovente e travolgente. Favola\, confessione\, epopea familiare\, Storia collettiva. In cui i tragici eventi raccontati acquistano una luce particolare\, tramite il filtro dello sguardo curioso e incantato dei bambini e l’incombente presenza della magia dello “szerelem”; quell’amore per l’arte che dalle vene della stirpe Hrabal arriva direttamente a quelle degli spettatori\, creando una connessione e un’atmosfera unica\, che lascia il segno in ognuno.” \nPROMO
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SUMMARY:Via Crudex
DESCRIPTION:Prima di una lunga tournée nazionale\, ritorna al Teatro dei 3 Mestieri “Via Crudex”\ntesto e regia Rosario Palazzolo\nCon Stefano Cutrupi e Silvana Luppino\nMusiche originali di Gianluca Misiti\nAiuto Regia Marcantonio Pinizzotto\nAssistente alla Regia Mariarita Andronaco\nCostumi Mary Campagna\nUfficio Stampa Chiara Chirieleison\nDirettore Organizzativo Angelo Di Mattia\nUna produzione Teatro Dei 3 Mestieri\n\nE insomma ho fatto così\, ho acchiappato le paure tipiche degli attori\, le disavventure degli attori\, le fragilità degli attori\, il loro vissuto traboccante di esperienze caduche\, zeppo di acrobazie emotive\, e poi ho fatto incetta dei miei temi ricorrenti\, quelli per i quali quotidianamente alzo la penna e la butto su un foglio\, e insomma ho affilato i coltelli\, come si dice\, pure se non si dice proprio così\, ho organizzato otto pezzi di un puzzle\, che risulterà incompleto\, alla fine\, beninteso\, poiché non era certo mio interesse afferrare tutt’intera la risma\, quanto piuttosto imbastire una specie di tauromachia dell’attore\, ché è una lotta perpetua\, essere attori\, mi pare\, una lotta con il pubblico\, con il testo\, col regista\, una lotta con se stessi\, principalmente\, perché scegliere di essere attori\, oggi\, è una disavventura che nessuno vorrebbe essere vittima di questa disavventura\, e il medesimo discorso potrebbe estendersi a tutte le arti praticate dal vivo\, poiché il pubblico ha smesso di essere il pubblico che ciascuno attore immaginava quando s’immaginava un qualche pubblico\, e in effetti si è tramutato in un’entità caliginosa\, il pubblico\, e divoratrice di emozioni\, e dispensatrice di tendenze\, e disegnatrice di panorami\, e così l’attore è sempre sul punto di soccombere\, e proporre una nuova succulenta esibizione\, che faccia piangere o ridere\, ma che comunque li renda incolumi da qualsivoglia responsabilità\, e l’attore dovrebbe essere l’essere più lontano dal concetto di esibizione\, invece\, io credo\, ché l’esibizione è il concetto più lontano dall’essere attore.\nPer cui ho approntato una sfida\, una guerra\, per la vita e per l’arte.\nUna Via Crudex senza resurrezione.\nE so bene che il mio discorso è zeppo di buche\, ce le ho messe apposta\, epperò nondimeno mi pare sia un ottimo punto di partenza\, per il fallimento.Che solitamente è il mio punto d’arrivo.
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CATEGORIES:Fuori cartellone
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SUMMARY:ARAMEN E STANUM
DESCRIPTION:di Domenico Loddo con Silvana Luppino e Domenico Canale regia Christian Maria Parisi Produzione Teatro Primo \nAramen e Stanum è un testo basato su una riflessione ed approfondimento sulla emersione dalle acque dei Bronzi di Riace e l’impatto che questa scoperta ha sull’autore e sulla drammaturgia. “Non si è cittadini del mondo. Piuttosto abitiamo tutti in un piccolo spazio di esso\, che chiamiamo casa\, via\, quartiere\, città\, regione\, nazione\, continente\, mondo. Piccoli puntini disseminati in una vastità incalcolabile. E ognuno si muove nello spazio contando il tempo\, per superare confini\, linguaggi\, culture e destini. E poi? Poi ci sono le storie\, raccontate\, scritte\, disegnate\, recitate\, che cercano di ridurre la distanza tra la nostra pochezza e il mistero di quella vastità.” Domenico Loddo  \nTrama Un musicista e una attrice che si sono perduti dentro le cubature di un testo insensato e cercano di ritrovarsi usando quelle stesse parole incomprensibili per farci uno spettacolo teatrale che li porti a una via d’uscita. Ma è un’avventura che li mette a dura prova cercare la libertà attraverso una drammaturgia che parla di statue antiche\, uomini del presente\, possibilità del futuro. Ma proprio quando tutto sembra convergere in un punto di rottura\, ecco che qualcosa accade a dare senso e al contempo distruggere ogni singolo dettaglio esistenziale: l’avvento crudele del parallelismo incommensurabile… 
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SUMMARY:ARAMEN E STANUM
DESCRIPTION:di Domenico Loddo con Silvana Luppino e Domenico Canale regia Christian Maria Parisi Produzione Teatro Primo \nAramen e Stanum è un testo basato su una riflessione ed approfondimento sulla emersione dalle acque dei Bronzi di Riace e l’impatto che questa scoperta ha sull’autore e sulla drammaturgia. “Non si è cittadini del mondo. Piuttosto abitiamo tutti in un piccolo spazio di esso\, che chiamiamo casa\, via\, quartiere\, città\, regione\, nazione\, continente\, mondo. Piccoli puntini disseminati in una vastità incalcolabile. E ognuno si muove nello spazio contando il tempo\, per superare confini\, linguaggi\, culture e destini. E poi? Poi ci sono le storie\, raccontate\, scritte\, disegnate\, recitate\, che cercano di ridurre la distanza tra la nostra pochezza e il mistero di quella vastità.” Domenico Loddo  \nTrama Un musicista e una attrice che si sono perduti dentro le cubature di un testo insensato e cercano di ritrovarsi usando quelle stesse parole incomprensibili per farci uno spettacolo teatrale che li porti a una via d’uscita. Ma è un’avventura che li mette a dura prova cercare la libertà attraverso una drammaturgia che parla di statue antiche\, uomini del presente\, possibilità del futuro. Ma proprio quando tutto sembra convergere in un punto di rottura\, ecco che qualcosa accade a dare senso e al contempo distruggere ogni singolo dettaglio esistenziale: l’avvento crudele del parallelismo incommensurabile… 
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SUMMARY:ICARO - Variazioni sul mito
DESCRIPTION:da un’idea di Marco Laudani | regia di Marco Laudani e Sergio Campisi | coreografia di Marco Laudani | produzione ocram dance movement con il sostegno di Scenica Festival e la collaborazione di Scenario Pubblico Centro di Rilevante Interesse Nazionale | interprete: Ismaele Buonvenga | assistente alla coreografia Rachele Pascale | musiche di Davidson Jaconello\, Stefan Levin\, Ludwing van Beethoven | costumi di Claudio Scalia\, realizzazione a cura di Gabriella Palomba | testi di James Joice\, Debora Benincasa a cura\, con adattamenti\, di Sergio Campisi e Ismaele Buonvenga. \n“Quando un’anima nasce in questo paese le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione\, lingua e nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti”.  \nL’essere umano non ha ali. Si muove camminando\, tutt’al più correndo\, ma sempre orizzontalmente. Ecco perché le nostre fantasie di libertà sono legate sempre ad un’ascesa\, il volo\, o ad una discesa\, come lo scivolare o il lasciarsi andare. \nLa vita è un tuffo in un labirinto orizzontale. La libertà è un movimento verticale\, un volare verso le stelle\, o un tramontare delle stesse.\nIl desiderio indica l’attesa di un qualcosa\, una promessa di Bene\, la stessa pulsione vitale del cuore di Icaro che lo porta inevitabilmente a continuare a cercare cosa\, o meglio “chi”\, sia capace di soddisfare il suo ardente desiderio. \nTrailer
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SUMMARY:NON SIAMO QUI
DESCRIPTION:Testo e Regia Tino Caspanello con Cinzia Muscolino e Tino Calabrò Produzione Compagnia L’Arpa\, Statale 114\, Teatro Pubblico Incanto \nRecuperare il surreale\, il metafisico che abbiamo dimenticato: questo è l’imperativo dei due personaggi di Non siamo qui\, due esseri umani in fuga dal luogo comune\, perché il mondo sembra essere diventato il luogo comune per eccellenza\, un luogo dove l’autenticità non è un punto di forza ma qualcosa da tenere nascosto per non soccombere davanti all’alienazione quotidiana che impone modelli e stili di vita che niente hanno di autentico\, ma sono soltanto finzioni funzionali alle trappole di sistemi congegnati per darci l’illusione di una felicità vuota però di contenuti\, di senso e di memoria. Bisogna allora progettare la fuga e metterla in atto\, sperando di trovare un altrove e che in questo altrove ci sia un posto dove potere tornare a respirare l’aria buona.
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DESCRIPTION:Testo e Regia Tino Caspanello con Cinzia Muscolino e Tino Calabrò Produzione Compagnia L’Arpa\, Statale 114\, Teatro Pubblico Incanto \nRecuperare il surreale\, il metafisico che abbiamo dimenticato: questo è l’imperativo dei due personaggi di Non siamo qui\, due esseri umani in fuga dal luogo comune\, perché il mondo sembra essere diventato il luogo comune per eccellenza\, un luogo dove l’autenticità non è un punto di forza ma qualcosa da tenere nascosto per non soccombere davanti all’alienazione quotidiana che impone modelli e stili di vita che niente hanno di autentico\, ma sono soltanto finzioni funzionali alle trappole di sistemi congegnati per darci l’illusione di una felicità vuota però di contenuti\, di senso e di memoria. Bisogna allora progettare la fuga e metterla in atto\, sperando di trovare un altrove e che in questo altrove ci sia un posto dove potere tornare a respirare l’aria buona.
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DESCRIPTION:Testo e Regia Tino Caspanello con Cinzia Muscolino e Tino Calabrò Produzione Compagnia L’Arpa\, Statale 114\, Teatro Pubblico Incanto \nRecuperare il surreale\, il metafisico che abbiamo dimenticato: questo è l’imperativo dei due personaggi di Non siamo qui\, due esseri umani in fuga dal luogo comune\, perché il mondo sembra essere diventato il luogo comune per eccellenza\, un luogo dove l’autenticità non è un punto di forza ma qualcosa da tenere nascosto per non soccombere davanti all’alienazione quotidiana che impone modelli e stili di vita che niente hanno di autentico\, ma sono soltanto finzioni funzionali alle trappole di sistemi congegnati per darci l’illusione di una felicità vuota però di contenuti\, di senso e di memoria. Bisogna allora progettare la fuga e metterla in atto\, sperando di trovare un altrove e che in questo altrove ci sia un posto dove potere tornare a respirare l’aria buona.
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SUMMARY:DANCING PARADISO
DESCRIPTION:di Stefano Benni con Francesco Bernava\, Nicola Alberto Orofino e Alice Sgroi Regia Giovanni Arezzo Produzione Mezzaria \n  \nIl “Dancing Paradiso” è un posto magico\, dove “non bisogna essere buoni per entrare / accettano anche le carogne / e qualche volta le fanno cambiare”. Un locale\, forse\, oppure soltanto un microfono a disposizione di chi vuole usarlo per raccontarsi e aprirsi a chi ha ancora voglia di ascoltare\, e regalarsi a chi ha ancora voglia di accogliere. Sepolti dai loro peluche\, e guidati da una sibillina voce angelica\, senza sesso e senza età\, i cinque strani protagonisti della nostra storia (Stan\, il pianista triste; Bill il Bello\, un ex batterista in punto di morte; Lady\, una poetessa con manie suicide; Amina\, una barista gitana con un passato tumultuoso; Elvis\, un hacker che sogna di diventare un killer) si incontreranno al Dancing Paradiso\, in una serata che si preannuncia cruciale per ognuno di loro\, e che potrebbe cambiarne la vita. Tra ironia e invettiva\, rime e versi\, Stefano Benni\, con la sua lingua contemporaneamente lirica e quotidiana\, altissima e popolare\, ci racconta gli ultimi come solo lui sa fare\, facendoci sperare (o dandoci l’illusione?) che da qualche parte ci sia un posto\, segnalato da una insegna blu luminosa\, dove ci si possa raccontare senza giudizi e critiche\, e dove ci si possa fare amare semplicemente per ciò che si è. \nGiovanni Arezzo 
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DESCRIPTION:di Stefano Benni con Francesco Bernava\, Nicola Alberto Orofino e Alice Sgroi Regia Giovanni Arezzo Produzione Mezzaria \n  \nIl “Dancing Paradiso” è un posto magico\, dove “non bisogna essere buoni per entrare / accettano anche le carogne / e qualche volta le fanno cambiare”. Un locale\, forse\, oppure soltanto un microfono a disposizione di chi vuole usarlo per raccontarsi e aprirsi a chi ha ancora voglia di ascoltare\, e regalarsi a chi ha ancora voglia di accogliere. Sepolti dai loro peluche\, e guidati da una sibillina voce angelica\, senza sesso e senza età\, i cinque strani protagonisti della nostra storia (Stan\, il pianista triste; Bill il Bello\, un ex batterista in punto di morte; Lady\, una poetessa con manie suicide; Amina\, una barista gitana con un passato tumultuoso; Elvis\, un hacker che sogna di diventare un killer) si incontreranno al Dancing Paradiso\, in una serata che si preannuncia cruciale per ognuno di loro\, e che potrebbe cambiarne la vita. Tra ironia e invettiva\, rime e versi\, Stefano Benni\, con la sua lingua contemporaneamente lirica e quotidiana\, altissima e popolare\, ci racconta gli ultimi come solo lui sa fare\, facendoci sperare (o dandoci l’illusione?) che da qualche parte ci sia un posto\, segnalato da una insegna blu luminosa\, dove ci si possa raccontare senza giudizi e critiche\, e dove ci si possa fare amare semplicemente per ciò che si è. \nGiovanni Arezzo 
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SUMMARY:PAGLIUZZE
DESCRIPTION:di Alessia Cristofanilli\, con Giulia De Luca  \n\n\n\n\n\n\n\nG. ci ha invitati a casa sua perché non riesce a dormire\, lo fa già da qualche settimana\, soffre di insonnia e invece di girarsi nel letto\, invita amici a casa per bere un amaro e fare due chiacchiere. G. è una giovane donna e ha un’ idea tutta sua sulle “parole”\,  le definisce ” ciò che ci avvelena”. Ma lei stessa ne usa tante\, di parole\, come una stand- up comedian è ironica\, spigliata\, gioca con la linguistica\, sfida la sintassi\, patita per gli inglesismi\, da un nome a tutto quello che le succede.  Poi alle 5 del mattino\, succede qualcosa\, e G. ammutolisce\, si immobilizza. Che cosa le sta accadendo? Cosa significa Pagliuzze?\nUn monologo divertente e scanzonato che si inerpica con ironia sul terreno scivoloso della funzione della parola\, fino a mostrarci le sue più vertiginose e spigolose derive.
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SUMMARY:ROCCO BARBARO in MENEFOTTO
DESCRIPTION:di e con ROCCO BARBARO\n\nDa ZELIG con il tormentone FACCIO QUELLO CHE VOGLIO!\nBrillante autore ed interprete\, racconta in tono ironico la sua esperienza di emigrante calabrese alle prese con la stressante realtà milanese\, proponendo un cabaret acuto con risvolti satirici\, decisamente coinvolgente.\n\nIl suo umorismo ricorda quello di altri attori dell’area milanese che hanno fatto scuola come Dario Fo\, Giorgio Gaber o Paolo Rossi\, comici della parola più che del gesto\, ricavando il proprio successo dall’interpretazione\, in diversi stili\, di ciò che avviene nella società.
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SUMMARY:ZAMPALESTA ALL'ALTRO MONDO
DESCRIPTION:Scritto\, diretto e interpretato da Angelo Gallo\nSpettacolo di burattini calabresi\n\n\n\n\n\nIn un piccolo paese della Calabria\, il cane lupo Zampalesta viene condannato a morte per aver commesso presunti crimini a danno della comunità e per vilipendio alle regole di sua maestà il re. Lo scopo delle azioni di Zampalesta è invece quello di difendere la povera gente dalle prepotenze e dai continui soprusi che il re costringe loro a sopportare. Quando ormai sembra giungere la fine per il coraggioso lupo\, attraverso un viaggio mistico ricco di colpi di scena\, Zampalesta si presenterà sia al cospetto del Creatore che del Maligno\, e con il suo spirito indomabile non solo cambierà le sorti del mondo\, ma ricevendo un dono l’immortalità ne diverrà il protettore. Attraverso la metafora i cui i burattini sono i messaggeri\, lo spettacolo indaga la natura umana e i relativi concetti di bene e male materializzandosi nelle battute di contadini\, vecchie massaie e bambini ai quali il potere forte ruba anche le caramelle per poi trovare voce in un boia che è sconfitto dalla stessa morte di cui è rappresentante terreno. Nell’eterna lotta tra un Dio che distrattamente perso tra le sue invenzioni cerca il modo per ridare speranza al mondo e un dispettoso Diavolo venditore di falsità\, l’umanità si manifesta attraverso un pupo che crede nella libertà e nella giustizia.
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