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testo Stefano Angelucci Marino
regia e interpretazione Rossella Gesini e Stefano Angelucci Marino
maschere BRAT Teatro
produzione Teatro Stabile d’Abruzzo

Nove personaggi, membri della stessa famiglia, incrociano le loro vite segnate dallo sradicamento e dalla perdita di identità. Un racconto come un fiume in piena da una generazione all’altra, da un modo di vivere (e di intendere la vita) all’altro, tutti con il fardello di una identità sospesa.

Questa è una storia di integrazioni mancate e amori appassiti, un storia che distrugge e consuma. È la storia della Familia Paone; quattro generazioni di maschi italiani con mogli e figli al seguito. In una girandola di incontri e scontri familiari, ognuno proverà a convincere Emanuele Paone, il figlio più piccolo della coppia più giovane, ad accettare una importante offerta di lavoro ricevuta. Ne esce fuori uno spaccato in parte comico, in parte tragico. Per la precisione tragicomico.

Una struttura tonda e girevole che richiama le palle di vetro con dentro i souvenir anni’80. Quattro lati; Colosseo, Gondola veneziana, Torre di Pisa e statua di Pulcinella. Intrappolati dentro questi interni surreali, eppure perfettamente a loro agio, i componenti del clan Paone raccontano e vivono tensioni, splendori e miserie di una certa italianità in Latinoamerica. Nove maschere antropomorfe che permettono la trasfigurazione. Un particolare codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca, il celebre barrio porteño contraddistinto da una forte impronta italiana. L’utilizzo di diversi linguaggi, l’Italiano, l’Abruzzese, lo Spagnolo e il Cocoliche (lo spagnolo italianizzato degli emigranti), a confermare gli incontri-scontri culturali e territoriali. Dialoghi semplici, diretti, scarni. Questi gli elementi formali scelti per raccontare una storia di italiani senza Patria.