FEDERICO II ME

federico loc genericaDi Domenico Loddo
Con Stefano Cutrupi, Elvira Ghirlanda, Silvana Luppino, Alessio Praticò
Regia Christian Maria Parisi
Luci Guillermo Laurin
Suono Antonino Neri
Dir.Palco Osvaldo La Motta
Produzione Teatro Primo
Debutto 30 Maggio 2015

Le parole annientano le cose. Nel momento stesso in cui un oggetto, un uomo, un fatto o una riflessione entrano nei meccanismi di un racconto, questi perdono la valenza del reale e assumono i connotati della fabula. Una vita narrata deve sottostare ai codici dell’intreccio, subendo l’onta della struttura che esige analessi e prolessi, di modo che la storia che si svolge sotto i nostri occhi sia un continuo gioco di anticipazioni e regressioni, per arrivare al climax stimolando fino al parossismo la suspense. Cioè, in definitiva, un po’ come accade con i preliminari prima del coito.

Questo “Federico II me” non si sottrae dunque alla logica di “situazione iniziale/rottura dell’equilibrio/evoluzione della vicenda/ristabilimento dell’equilibrio/situazione finale”, ma la complica per quanto può, portandola alle estreme conseguenze. La biografia di Federico II è continuamente tradita dalle stesse parole che cercano di raccontarlo. Avviene una cruenta autopsia della sua memoria storica, come se l’appuntamento con il presente narrante gli fosse stato dato sul freddo tavolo di un obitorio, al cospetto di un bisturi implacabile, e non su una scena che lo mitizzi come merita. Ma alla luce di questo, il tradimento operato nei confronti della sua esistenza lo porta al di là della finzione scenica, rendendolo reale proprio in virtù di questa sua assenza.

Renè Magritte dipinse una bellissima pipa, scrivendoci sopra che quella non era una pipa, perché in effetti quella era solo la rappresentazione di una pipa. Una pipa si tocca, si accende, si aspira, in un cerimoniale che poi t’invade le narici del suo umore fumante.

Il nostro Federico II non è Federico II, ma proprio perché c’è questa consapevolezza che non lo sia, lo diventa. Nella nostra drammaturgia ne possiamo disporne a piacimento, e quello che alla fine appare evocato dalle nostre parole non è più il simulacro di Federico II se stesso, ma la presenza tangibile e inequivocabile di Federico II noi.

Domenico Loddo

clicca qui per la photogallery

Trailer


 

ANNA CAPPELLI

locannalibera

Di Annibale Ruccello
Con Silvana Luppino – Regia Christian Maria Parisi
Scene Aldo Zucco e Osvaldo La Motta – Disegno Luci Guillermo Laurìn Salazar – Audio Antonino Neri
Durata spettacolo 50 minuti circa
Debutto il 17 Gennaio 2015

Anna Cappelli è un’impiegata che, nell’Italia degli anni ’60, vive ai margini della società, tra camere con uso di cucine in comune, uffici grigi e polverosi ed il sogno di una casa tutta sua e di un uomo che la prenda in sposa. La sua risposta alla solitudine, dopo l’ennesimo abbandono, sarà violentissima ed insieme teneramente straziante. Un monologo ironico e tagliente sviluppato attraverso una messinscena teatrale strutturata in sette quadri che coinvolgono e divertono lo spettatore guidandolo  sin dentro la psiche del personaggio.

“Le storie che racconto riguardano sempre e soltanto gente banale, comunissima, possibilmente incline a diventare patetica, straziante. Ma per una sorta di terrore a nutrire o a destare pietà mi piace coglierla in un momento estremo della loro esistenza, quando a prescindere dalle loro stesse intenzioni questi personaggi sono costretti a compiere una scelta importante, un gesto eroico o atroce. Per cui si trasformano in personaggi grotteschi o mostruosi, spesso odiosi e insopportabili, comunque sempre meglio che pietosi. E mi piacciono quanto più sono ai margini, relegati, ma non in maniera vistosa (come barboni, criminali e pazzi) bensì in maniera sottile, indistinta. Ed infatti vivono in quartieri della cultura metropolitana, in provincia, sepolti nella periferia”. Annibale Ruccello.

Trailer

 clicca per la photogallery


 

INGANNI

Loc Inganni Genericadi Paul Wheeler
Regia: Christian Maria Parisi
Con: Silvana Luppino, Stefano Cutrupi
Disegno luci: Guillermo Laurin Salazar
Scene: Osvaldo La Motta
Suono: Antonino Neri

 

Debutto: 24 Maggio 2014.
Inserito nella stagione NovaVita.stagione di Tedacà – BellArte di Torino il 7 Febbraio 2015

Quello che sembra essere una semplice seduta di terapia tra un ragazzo, dalla spiccata tendenza verso la menzogna, e la sua psichiatra, si trasforma in un gioco mentale dai risvolti psicologici.
Col passare del tempo si scoprirà che il giovane viene mosso da motivazioni che vanno ben oltre l’apparente richiesta di aiuto…
L’insolito Dramma si sviluppa attraverso un gioco fresco e contemporaneo ed un trama complessa ed al contempo perversa che ricalca la struttura tipica del dramma giacobino.

Il giorno è passato

Quando il giorno è passato
Sulla terra poi affoga il sole
Insieme a tutte le conquiste e le perdite

Quando il giorno è passato
Spero tanto la tua corsa sia conclusa
Poi scopri di aver bruciato le tappe
Devi tornare dove hai cominciato
Quando il giorno è passato

Quando la notte è fredda
Alcuni la superano, altri invecchiano
Perchè la vita non è fatta d’oro
Quando la notte è fredda

Quando la partita è finita
Porti la palla in fondo al cortile
Hai perso molto prima delle tue aspettative
E ora la partita è finita

Quando la festa è conclusa
E’ davvero triste per te
Non hai fatto le cose che volevi
E ora non c’è più tempo per ricominciare
Ora la festa è conclusa

Quando il giorno è passato
Sulla terra poi affoga il sole
Insieme a tutte le conquiste e le perdite
Quando il giorno è passato
Quando l’uccello è volato via
Non hai nessuno a farti compagnia
Non hai nessun posto da chiamare casa
Quando l’uccello è volato via
Soundtrack: Nik Drake “Day is done” (Five Leaves Left) – 1969

clicca per la photogallery

Trailer

 


 

LUNGA NOTTE DI MEDEA (di Corrado Alvaro)

medea-okProduzione Officine Arti & Teatro Primo
Regia Americo Melchionda
aiuto regia Christian Maria Parisi

 

 

In scena

Medea Maria Milasi

Nosside Donatella Venuti

Creonte Gianfranco Quero

Layalè Silvana Luppino

Perseide Kristina Mravcova

Giasone Americo Melchionda

Egeo Paride Acacia

Nunzio Stefano Cutrupi

[one_half_last] In video

Donne Ammantellate Chiaraluce Fiorito, Maria Marino

Figli di Medea Marco Marra, Domenico Iaria

Creusa Giusy Zaccone

Popolo di Corinto Fortunato Aricò, Alessandra Borruto, Tiziana Caragnano, Tonina   Caridi, Luigi Catanoso, Michele Fedele, Dominella Foti, Virginio Gallo, Giovanni Guido, Franco Lombardo, Irene Polimeni, Salvatore Rizzo.
[/one_half_last]

Lo spettacolo nasce dal desiderio di intraprendere una coproduzione tra due realtà teatrali della Provincia di Reggio Calabria attivando innovativi progetti creativi capaci di veicolare la valorizzazione delle risorse artistiche della Regione. Un’ interpretazione originale dello straordinario testo di Corrado Alvaro realizzata attraverso un percorso di ricerca che sviluppa una commistione scenica di teatro e video seguendo la vocazione che i due enti di produzione (Officine Arti e Teatro Primo) hanno intrapreso in questi ultimi anni. La rivisitazione del mito di Medea in Corrado Alvaro pone l’accento sul dramma della condizione dello straniero, il dramma dell’incomunicabilità tra culture differenti. Alvaro compie un processo di universalizzazione della tragedia: anche se colloca il dramma a Corinto come vuole la tradizione, la storia potrebbe svolgersi, infatti, ovunque e in ogni epoca. Il gesto ultimo di Medea, l’infanticidio, viene visto, in Corrado Alvaro come la drammatica conseguenza dell’odio razziale e dell’intolleranza umana. Medea si trascina dietro un passato terribile, ma in nome dell’amore che la unisce a Giasone, quello stesso amore di cui si serve per giustificare le sue terribili azioni, in nome di quell’incontro esistenziale che ha compiuto il suo destino, volontariamente si fa “ammaestrare” per aspirare ad un’integrazione nella nuova patria, allontanandosi dai suoi poteri e divenendo umana, aspettando con pazienza il giorno in cui non potrà “operare altro che il bene e il male di cui tutti sono capaci”  Ma l’estenuante attesa di Medea, in una drammatica e Lunga Notte, non porterà alla realizzazione dei suoi desideri. L’accoglienza e la protezione le viene negata da tutti, anche da Egeo ” essere duri di cuore è ormai la sola cosa che hanno in comune i popoli“. Ogni via di scampo è preclusa. Quei doni offerti da Medea a Creusa, ultimo gesto di una Medea “donna” che tenta di conquistare una nuova patria almeno per i suoi figli, vengono visti con sospetto da Creonte e scatenano l’accusa di un popolo che si scaglia contro “i figli della strega”. L’ira  del popolo dilaga, scardina la casa, rifugio della madre e dei figli: li vuole annientare per non temere più nulla. Ed è  contro l’imminente atroce epilogo che la madre Medea  si macchia del delitto più efferato. Lo spettacolo è arricchito da suoni, canti e musiche della cultura greco-calabra 
Lo spettacolo scava a fondo il dramma dei personaggi dentro le atmosfere definite dall’autore, e per far questo si utilizza una suggestiva commistione stilistica ed emozionale di prosa e filmati.
La violenza della folla che si accanisce contro i figli e la casa di Medea, la crudeltà del sospetto del popolo di Corinto e del suo re, la veggenza di Medea, verranno articolati attraverso la tecnica cinematografica che investirà il pubblico simultaneamente all’interpretazione in scena, portando alla ribalta a tratti anche quei  personaggi che nel testo sono solo raccontati (Creusa, il popolo di Corinto, le donne Ammantellate, la lacerazione dell’attesa di Medea che genera nella mente della protagonista visioni premonitrici e flashback di ritorno); non effetti visivi, ma singole scene appositamente girate quasi a seguire le diversità di ambientazioni di una sceneggiatura. Anche i figli di Medea troveranno il loro luogo di azione in video, catalizzando  lo sguardo  dello spettatore su primi piani e dettagli che colgono attese e stati d’animo, in uno sviluppo articolato del rapporto madre/figli e dentro l’inquietudine della “tragica” scelta finale assurta come atto estremo di difesa e protezione. Difesa dalla violenza di un popolo che preme alle porte della casa di Medea per avere ” la madre e i figli, la vipera  e i piccoli serpenti”.
Nell’esprimere stilisticamente il doloroso stato di emarginazione dei protagonisti, lo spettacolo sviluppa in modo originale  le simbologie e le atmosfere presenti lungo tutto il testo alvariano : la luna “celeste vagabonda”, il focolare, la leonessa, lo scorrere inesorabile del tempo, tutti elementi che non saranno lasciati al caso ma che saranno rimarcati attraverso ricerche sonore e visive.
Altro elemento di ricerca dello  spettacolo è la scelta di utilizzare per i canti previsti dall’autore (il Canto Nuziale, il Canto dei Marinai), sonorità e lingua grecanica. Valorizzando per mezzo della colonna sonora una minoranza linguistica territoriale, lo spettacolo contribuirà alla conoscenza della cultura grecanica, preziosa risorsa regionale da preservare.

clicca per la photogallery

Trailer

 


L’ALTRA META’ DELLA MELA

Silvana-Luppino2due atti di Enzo Consoli, regia Christian Maria Parisi
2006/2007: con Silvana Luppino, Alessandra Borruto e Dario Manti
2007/2008: con Silvana Luppino, Alessandra Borruto e Francesco Cotroneo
2008/2009: con Silvana Luppino, Alessandra Borruto e Marcello D’Angelo
In scena a: Teatro Primo (Rc), Teatro Politeama Siracusa (Rc), Arena Teatro Castello  (Milazzo), CineTeatro (Bova Marina), Teatro all’Aperto (Melito P.S.), C.T. Polimeni (Rc).
La Trama
Barbara, una pseudo attrice di pubblicità, vive in un appartamento pagato dal suo amante che incontra di tanto in tanto perché sposato. Accanto alla ragazza abita Danilo, un architetto gay appena rimasto single. Tra Barbara e Danilo accade qualcosa d’imprevisto, un evento che nessuno dei due è in grado di fronteggiare e che crea in entrambi insicurezza. A fare da contrappunto alla vincenda dei due ragazzi è Tatiana, un personaggio al limite del surreale. E’ la moglie dell’amante di Barbara che, nel tentativo di riconquistare il marito, propone accordi e soluzioni alquanto strampalati.
Scenografia – LUCIANO ALEGI – Costumi – NOEMI NETO AZZURRA DELL’ACQUA – Luci e Suono – ALAMPI IMPIANTI
Note di Regia
…Un linguaggio deliziosamente accessibile. Ci sorprendono e ci convincono i personaggi che vivono storie apparentemente del tutto inverosimili, quelle storie che alla fine ci accorgiamo essere le nostre, le nostre vite e le nostre prigioni individuali e collettive. Uno sguardo su di noi, ironico brillante ed amaramente benevolo, mai prevedibile e sempre acuto.
Un teatro che ama l’uomo. Questa una delle motivazioni che ci hanno spinto a confrontarci con questo testo.
Cenni sull’Autore
Enzo Consoli nasce a Catania, comincia la sua carriera artistica come attore formandosi prevalentemente nel mondo del teatro. Si è successivamente stabilito a Roma dove prematuramente scompare nel Febbraio del 2007. Si è distinto nel mondo del doppiaggio entrando nel consiglio di amministrazione della NCD (DIREZIONI-DOPPIAGGIO) in qualità di adattatore (OLTRE 100 FILMS) e direttore di doppiaggio.
Si rivela al pubblico come ed ai critici anche come scrittore e sceneggiatore con riconoscimenti anche in ambito europeo con “IGLOO” (IL NIDO), rappresentata a Roma e Praga e tradotta in ben cinque lingue diverse.


TRADITI

Traditi1atto unico di Paola Ponti, regia Christian Maria Parisi
Scene Valeria Cipolla, Michele Tarzia, Ferdinando Armeni; Disegno Luci Guillermo Laurin  Salazar
con Silvana Luppino e Giuseppe Flaviano
La corsa degli eventi di un amore. I due attori in scena conducono il pubblico in un viaggio nel gelo di un fine settimana in montagna, all’interno delle debolezze e della rinascita che lascia posto alla speranza. Alternando comicità e drammaticità si svelano in modo ironico e piccante i segreti della vita amorosa in tutti i suoi aspetti: dalla passione alla tenerezza, dall’insofferenza al tradimento. Un racconto dal ritmo incalzante. Ridere, riflettere ed emozionarsi con la sicurezza di rivedersi e riconoscersi negli attori sul palco e nella loro situazione umana, insieme comica, sofferta e tenera.

 

 


 

CAMERE CON CRIMINI

tre atti di S. Bobrick & R. Clark, regia Christian Maria Parisi
Disegno Luci Guillermo Laurin Salazar
con Silvana Luppino, Francesco Cotroneo, Giuseppe Flaviano
2014: con Silvana Luppino, Stefano Cutrupi, Maurizio Russo

Lo Spettacolo
Tre atti, tre tentati omicidi, tre camere dello stesso albergo.

clicca per la photogallery


PARI&DIS-PARI. UOMINI E DONNE D’ITALIA

paridispariUno spettacolo di Tedacà in coproduzione con Teatro Primo di Reggio Calabria e in collaborazione con il Théâtre de l’Opprimé di Parigi.
Progetto realizzato con il contributo di Regione Piemonte per il sostegno alla ProduzioneTeatrale in Piemonte in collaborazione con Fondazione del Teatro Stabile di Torino/Sistema Teatro Torino e Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte e la collaborazione di Città di Torino – Settore Pari Opportunità.
Idea e regia Irene Zagrebelsky, con Valentina Aicardi, Elio D’Alessandro, Antonella Delli Gatti, Silvia Freda, Celeste Gugliandolo, Silvana Luppino, Simone Schinocca
Drammaturgia Irene Zagrebelsky, Scenografia Federica Beccaria, Costumi Agostino Porchietto, Progetto grafico Silvio Giordano, Distribuzione Nido di ragno – Tedacà, Responsabile tecnico Giuseppe Venuti. Si ringrazia per la collaborazione MIAO (Musica Internet Arte e Oltre)