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di e con Andrea Lupo
dall’omonimo romanzo di Milena Magnani
regia Andrea Paolucci
produzione Teatro delle Temperie

vincitore del Roma Fringe Festival 2017
come MIGLIOR ATTORE
PREMIO DEL PUBBLICO
MIGLIOR DRAMMATURGIA
vincitore del bando MAZINGA 1°edizione

Uno spettacolo intenso ed emozionante. Un vortice in cui memoria, appartenenza, famiglia e sangue si mescolano a guerra, deportazioni, tradimenti, fughe e vendette.
Due storie parallele ma strettamente intrecciate, quella di Branko e quella di suo nonno Nap’apò, due generazioni di rom in questa Europa in cui le etnie nomadi hanno vissuto e vivono ancora vite separate, vite “a parte”. Una generazione è finita nei campi di concentramento, la successiva nei campi rom alle periferie delle grandi città. Branko Hrabal in fuga dall’Ungheria si rifugia in un campo rom in Italia. Porta con
sé dieci scatoloni contenenti quel che rimane del famoso circo ereditato da suo nonno.

Circo che ha dovuto bruscamente interrompere la sua attività durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i nazisti ne hanno prima rinchiuso e poi sterminato tutti gli artisti. Branko non sa che farsene di questa eredità pesante ed ingombrante. Ma nel campo trova un gruppo di bambini curiosi che lo obbligano a raccontare la storia di quel circo, che è la storia della sua famiglia e che è in sintesi la storia dell’Europa da cui tutti discendiamo. Branko si trova così a ripercorrere l’epopea della propria famiglia, dalla gioia, dall’incantamento e
dallo stupore che il circo di suo nonno sapeva portare in giro per tutta Europa, fino alla fuga, alle deportazione, alla reclusione e allo sterminio. Sette bambini lo ascoltano con occhi pieni di incantamento e trovano finalmente fra un trapezio, cinque clave e qualche vecchio costume una nuova speranza di riscatto e di felicità. Fra gente del campo che non è neppure più in grado di immaginare un domani per sé e per la propria famiglia c’è ancora invece chi riesce a vedere una possibilità di futuro: quei sette bambini che trasformano la storia della famiglia di Branko in energia nuova e voglia di riscatto. Nascosti nelle cantine di un vecchio palazzo abbandonato, ispirati da Branko lavorano sodo e alla fine riescono a dar vita ad un nuovo circo… un loro nuovo circo… un circo sottoterra…un circo capovolto.

note di regia

Incontro il testo di Milena perché me lo regala una mia giovane amica. Ha gli occhi ancora rossi per la commozione e mi dice che è un romanzo “scritto apposta per te: parla di bambini, circhi e campi Rom”. Inizio la lettura un po’ scettico: cosa c’entro io con questo Branko, e con Senija, Ibrahim e il vecchio Nap apó e il suo strampalato Kék Cirkusz? E mentre mi faccio queste domande leggo di padri e figli, di regole dure da rispettare e giuramenti difficili da mantenere. Ed è una favola, ed è una parabola, ed è un romanzo, ed è una confessione. Ed è ironico, ed è malinconico, ed è comico, ed è cattivo. Ed è leggero, magico e ti si appiccica dentro facendoti vacillare, inesorabilmente. E sembra proprio scritto per te. Arrivo in fondo tutto d’un fiato e proprio in quel momento mi chiama Andrea Lupo e mi dice “ho finalmente trovato il testo giusto per lavorare insieme”. Mi asciugo gli occhi e rispondo d’un fiato: “Arrivo!”.