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testo e regia di Rosario Palazzolo

con Salvatore Nocera e Rosario Palazzolo

musica di Francesco Di Fiore

assistente alla regia Angelo Grasso

produzione ACTI, Torino

 

A quelli che non sanno spalancare le porte, scardinarle e abbatterle.

A quelli che non hanno mai avuto una porta da spalancare, da scardinare, da abbattere.

A quelli che non sanno cos’è una porta.

Due uomini, una bara. E una decisione da prendere: chi vive, chi muore. Si può riassumere così lo spettacolo Ouminicch’. Trentasetti e Trentaquattru non hanno scampo, sin dal principio, costretti come sono a giocarsi il tutto per tutto. Due uomini che sanno di morire e che per questo si affidano ad una spiritualità fatta di santini, di segni rivelatori che non rivelano, che restano silenziosi come una coscienza collettiva. È una storia che ha la pretesa di farsi metafora comune di un luogo, il nostro, che ha smesso di appartenerci, che è divenuto di colpo un altro luogo, non più nostro. Perché è una specie di bivio, Ouminicch’, con nessuna uscita. Il tutto, in un registro drammaturgico intriso di silenzi estenuanti e guizzi improvvisi, una lingua secca, carica d’umor nero, mista a un dialetto, quello palermitano, che gioca con la sintassi.